Lo strano caso dell’uomo che uccise Don Chisciotte

A volte certe coincidenze, una successione di fatti o di eventi sembrano palesarsi come segni del destino. Anche senza essere superstiziosi, talvolta, una serie di sfortunati eventi sono difficilmente interpretabili come una semplice sequenza di fatti sfavorevoli dettati dal caso: è probabilmente quello che sta pensando ora Terry Gilliam, una delle principali menti dei Monty Python’s flying circus, nonché regista e attore di successo, che ha ricevuto un ennesimo stop al suo film sul Don Chisciotte, che sta diventando il progetto di una vita.

Sono diciasette anni che il tenace Gilliam tenta di realizzare un film basato sul celebre romanzo di Cervantes: l’idea nacque nel 2000 e, dopo diverse complicazioni sul set, nel 2002 venne strocata apparentemente in maniera definitiva.

The man who killed don Quixote” – questo sarebbe stato il titolo originale del film – si presentava come un progetto ambizioso: le produzioni avevano investo oltre 30 milioni di dollari (cifra che ancora oggi resta uno dei budget più alti per una produzione cinematografica Europea) eppure, nonostante il grande entusiasmo del regista e del suo team artistico, in due anni vennero girate solo pochissime scene. La legge di Murphy pare aver addirittura infierito su questo progetto a cui aderì Johnny Depp, che avrebbe dovuto  interpretare un giovane moderno tornato nel passato e scambiato da don Chisciotte per il suo fedele Sancho Panza, e l’attore francese Jean Rochefort che, fortemente voluto dal regista e conquistato dalle sue idee, in meno di sette mesi imparò l’inglese da zero a settant’anni pur di entrare nel cast.

Lentamente il progetto partì, ma presto Johnny Depp cadde da cavallo procurandosi un infortunio che rallentò non di poco i lavori. Intanto, si faticava a trovare anche gli altri attori principali, ma soprattutto le comparse e gli investitori iniziavano a temere per i propri fondi. Timori che si realizzarono nel 2002, quando un’alluvione nel deserto madrileno dove stavano girando rovinò telecamere e materiali del set.

Ma non fu tanto per quello che il film venne cancellato: dopo la pausa forzata dettata dal mal tempo e dai problemi alla prostata del povero Rochefort, una volta tornati sul set il regista decise di cambiare il luogo delle riprese.

La conformazione desertica del posto era stata completamente ridisegnata dall’acqua: niente più dune, la sabbia si era trasformata in uno strato melmoso di un colore diverso e intanto i problemi di salute dell’attore protagonista peggiorarono costringendolo a lasciare il cast.

Nonostante tutti gli sforzi per continuare Gilliam dovette arrendersi, vari membri della produzione si licenziarono e i legali dibatterono a lungo sull’interpretazione di “cause di forza maggiore” – o “atti divini”, come scritto nei documenti della produzione – , entro le quali, secondo le assicurazioni, sarebbero dovute andare a ricadere il nubifragio che esenterebbe le stesse dal risarcire i produttori (che comunque alla fine dovettero restituire i soldi). La produzione venne quindi cancellata e le compagnie di assicurazione si impossessano della sceneggiatura e rimborsarono gli investitori di circa quindici milioni di dollari. Su questa sfortunatissima produzione è stato girato anche un documentario “Lost in La Mancha” a cui partecipò anche Jeff Bridges.

Gli interessi però si mossero, il progetto per un film su don Chisciotte interessò anche il produttore Jeremy Thomas – tra i moltissimi film da lui prodotti, anche l’ultimo imperatore di Bertolucci – il quale contattò nel 2005 Gilliam per convincerlo a riprendere in mano la sceneggiatura e nel 2008 annunciarono di essere pronti a ripartire da zero, senza quindi utilizzare il materiale già registrato e con Robert Duvall prontissimo a entrare nella parte di Don Chisciotte. Depp si era tanto dimostrato interessato al personaggio che si rese disponibile a riprendere anche lui da zero, specificando però che era ancora legato a un contratto con la Disney che gli avrebbe permesso di lavorare anche in Europa a patto che si riuscisse a terminare entro un certo periodo. Peccato che il film entrò in preproduzione solo nel 2009 e quindi anche una delle poche sicurezze del regista venne cancellata: per sostituirlo il regista tenne in considerazione Colin Farrell ed Ewan McGregor sul quale poi cadde la scelta della produzione. Purtroppo però a causa di ritardi non chiaramente giustificati nell’agosto del 2010 il film venne cancellato e Gilliam dichiarò di avere sin da subito l’intenzione di riprovare una terza volta a realizzare il suo don Chisciotte.

Tutto sembrava però perduto finché, inaspettatamente, nel Luglio 2016 venne annunciato che “The man who killed Don Chixotte” si sarebbe fatto e le riprese sarebbero partite ad ottobre di quell’anno: la produzione de Cartel Film Production aveva accontentao il regista inserendo nel cast principale Adam Driver – Kylo Ren di guerre stellari – e Michael Palin dei Monthy Pythons e sarebbe stato girato in diverse parti d’Europa tra Portogallo e Spagna. Gillam avrebbe avuto sostanziale carta bianca, proprio quello che serviva al regista per realizzare quel film che tanto aveva sognato e ormai, nella sua testa, già realizzato ma per motivi economici ancora una volta l’inizio delle riprese slittarono.

Questo fece pensare a uno stop definitivo, vista ormai la “sfortunata”, storia e invece le riprese cominciarono senza altri grossi intoppi questo 10 marzo senza particolari intoppi finché il produttore Paulo Branco, che aveva causato il momentaneo stop, il 19 Marzo arrestò del tutto la produzione in quanto Gilliam nel frattempo avrebbe continuato a girare anche nella pausa supportato da un’altra casa di produzione francese di cui, al momento attuale, appartengono i diritti sui primissimi materiali girati e che ora sono rivendicati dalla casa di produzione spagnola. Ad oggi il regista non si è ancora espresso sulla sentenza del tribunale parigino che ha dichiarato il suo materiale illegale e non sappiamo se ci sarà ricorso.

Insomma, pare proprio che questo film «Non s’ha da fare», vedremo se Gilliam avrà la forza di realizzare il suo film o se cederà alle “intimidazioni” dei signorotti con i soldi.

Francesco Porta
Amo il cinema, lo sport e raccontare storie: non si è mai troppo vecchi per ascoltarne una.

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