18556165_1382560088503275_1324570432833997071_n

Numero chiuso: la decisione è solo rinviata

Ieri, martedì 16 maggio 2017, gli studenti, i professori, i dottorandi e il personale tecnico-amministrativo dell’Università degli Studi di Milano, si sono ritrovati in un presidio organizzato per esprimere il dissenso nei confronti dell’approvazione immediata del numero programmato a Studi Umanistici.
In contemporanea, il Senato Accademico, convocato d’urgenza dal Rettore Gianluca Vago, stava deliberando sull’adozione del numero programmato nell’aula 113, di fronte alla quale il presidio si è svolto.
Il presidio ha visto coinvolti oltre 300 studenti e numerosi professori ed è durato circa quattro ore, dalle 14 alla conclusione della seduta.

Durante la manifestazione hanno parlato gli studenti, in particolare i rappresentati delle liste studentesche “Studenti Indipendenti — Studi Umanistici” e “Lista Aperta — Obiettivo Studenti”, per ribadire il motivo della protesta e l’oggetto del dissenso.

Il motivo principale del dissenso non è la bontà del numero programmato in sé, ma la mancata volontà di prendere una decisione dialogata e ragionata.

Un modus operandi incapace di tenere in considerazione il parere e le ragioni di tutte le parti che l’eventuale decisione presa coinvolgerà.

Si discute la velocità, che non ha alcun motivo apparente, con la quale questo caso è nato e la fretta con la quale vuole essere liquidato.
Hanno parlato i professori, in particolare i docenti del Corso di Laurea in Filosofia, rivendicando la natura degli Studi Umanistici, ovvero una natura aperta che ha come obiettivo la formazione e la produzione culturale.

Si chiede che una decisione così importante e così incisiva sulla natura stessa dei Corsi di Laurea, prima di essere approvata venga, almeno, meditata nel giusto tempo, e che per migliorare il funzionamento dei Corsi e la loro organizzazione, per controllare il rapporto tra docenti e studenti e gestire, in modo ottimale, i numeri (problema che c’è a tutti gli effetti e nessuno vuole negare in modo acritico), prima di limitare l’accesso all’Università a persone che desiderano iscriversi si provi, con giudizio, qualsiasi altra soluzione.

Solo quando nessuna diversa misura avrà funzionato, allora, il numero programmato sarà l’unica alternativa. Ci si chiede, infine, se effettivamente il numero programmato, in Facoltà che hanno percorsi così liberi e vari, possa essere garanzia di prestigio ed eccellenza.

Hanno parlato i dottorandi e il personale tecnico-amministrativo, per ribadire la presenza delle loro voci.
Ci sono state letture sul senso e il valore degli Studi Umanistici, dopodiché, un dibattito.

Verso le 18, il Senato non era ancora giunto ad una deliberazione. Allora il Presidio ha deciso di entrare in aula, provocando così la sospensione della seduta. In seguito all’ingresso in Senato, alcuni ragazzi hanno preso il microfono, per parlare ed esporre le motivazioni dell’azione compiuta e le proprie rivendicazioni.

Il Rettore, dopo aver sospeso la seduta, non ha voluto ascoltare le parole degli studenti e se ne è andato.

 

Conclusa definitivamente la seduta e dopo l’intervento degli studenti, abbiamo avuto l’occasione di parlare con il Professore Elio Franzini e la Professoressa Nicoletta Vallorani, entrambi membri del Senato, i quali, molto gentilmente, si sono resi disponibili ad offrire le loro testimonianze. Prima della seduta abbiamo chiesto, tramite mail, anche al Rettore Gianluca Vago la disponibilità a rilasciare una dichiarazione in merito alla questione. Non abbiamo ricevuto risposta.

 

L’intervista è stata editata per brevità e chiarezza.

Quindi è la seduta è stata rimandata…

Nicoletta Vallorani: Adesso sì, il presidio è entrato in aula e il Senato è stato sospeso, quindi non si è presa alcuna decisione. Ma, per come stavano andando le cose, si poteva andare avanti anche fino alle 20 senza raggiungere conclusioni.

Elio Franzini: Le alternative in gioco erano tre: la proposta del rettore di approvare adesso il numero programmato che avremmo applicato nel 2018/2019, la proposta mia di decidere adesso che i dipartimenti deliberassero entro pochi mesi sul numero programmato, in modo tale che poi il senato potesse prendere la sua decisione a fronte della delibera dipartimentale, e, anche, quella di approvare il numero programmato, subito, qui ed ora. Queste erano le tre proposte, mancavano ancora tre o quattro interventi, ma non di più.

NV: Però la situazione era di stallo, nel senso che nessuno dava la propria posizione.
Questa nuova proposta da parte del rettore di rimandare l’applicazione del numero chiuso al 2018/2019 ha rimescolato le carte in tavola e ha fatto cambiare un po’ di posizioni.

EF: In sostanza si avrebbe dovuto prendere una decisione preventiva: ora per allora.

È possibile ricapitolare tutti i passaggi che hanno portato ad oggi? Da quando è emersa, per la prima volta, l’ipotesi del numero programmato alla convocazione del Senato? Che passi sono stati fatti? Chi si è espresso?

EF: Ecco, a proposito di questo ci sono evidentemente delle differenze interpretative che sono emerse fin da subito, con il Rettore. Io sostengo che i dati e i numeri li ho appresi non più tardi di quaranta giorni fa. E’ vero che sulla problematica relativa al problema degli accessi si parlava già da prima. Però è vero che la questione del numero programmato non è mai stata posta all’ordine del giorno.

NV: Non è mai stato detto “entro questa data si dovrà decidere in merito”. E’ stato detto solo un mese e mezzo fa.

EF: Anzi, ad essere precisi, siccome io non sapevo la data, l’ha detta il rettore: l’8 marzo è andato al Comitato di Direzione e ha rilevato l’esistenza del problema. Però a me non risulta che abbia detto che si avrebbe dovuto votare a breve. Dopodiché noi siamo stati invitati dal Comitato di Direzione il 28 aprile e quel giorno io, per la prima volta, ho visto i numeri così come essi erano.

NV: C’è stato un problema di comunicazione da entrambe le parti. Le informazioni erano imprecise, ma anche i Dipartimenti di Studi Umanistici avrebbero dovuto prenderne atto in maniera più seria.
Il problema è che c’è un organo superiore che, secondo me, non deve trascurare le posizioni dei Dipartimenti.

E quando, esattamente, i Dipartimenti si sono espressi?

NV e EF: Dal 28 aprile a maggio.

NV: In realtà, il Dipartimento di Lingue, che ha esigenze e problematiche diverse, si è espresso il giorno stesso. Gli altri Dipartimenti invece no, non hanno avuto tempo di pensare.

EF: La mia proposta era cercare un tipo di discussione che lasciasse tempo ai Dipartimenti per deliberare. Se poi i Dipartimenti non avessero deliberato sul numero programmato in modo esplicito, allora il Senato avrebbe potuto prendere una decisione di carattere strategico generale.

A mio parere, ed è venuto fuori oggi con chiarezza, c’è l’esigenza di aprire nuovi corsi di studio e questo — io, almeno, ho intuito così — ha reso i tempi più stretti.

Quindi, secondo lei, Professore, qual è il motivo di questa urgenza? L’esigenza di aprire nuovi corsi di studio?

EF: Eh… . Oltretutto mi sembra che ci sia, da parte del Rettore, una piccola contraddizione, se posso permettermi. Perché se il problema fosse stato urgente già per l’anno prossimo, perché, allora, rimandare al 2018/2019? Perché allora si poteva anche lasciare stare. Dal punto di vista logico a me non torna tanto, forse perché sono un filosofo. Tra l’altro il Rettore ha anche, inizialmente, detto di non essere disposto a rimandare la decisione di un anno perché nel 2018/2019 ci sarebbe stata la campagna elettorale. E allora? In campagna elettorale gli organi non deliberano più? Non funziona così.

E’ vero che il Rettore ha detto, in poche parole, che il Senato Accademico serve apposta per prendere decisioni quando i Dipartimenti non sono in grado di farlo?

EF: Sì, sì, l’ha detto. A mio parere c’è un difetto generale di coerenza. Non capisco perché, avendo deciso lui di rimandare al 2018/2019, non può lasciare due mesi di tempo al Dipartimenti per deliberare. Questo non riesco proprio a capirlo.

18557321_1573033569375749_6026266596783990304_n

Fra l’altro, è la prima volta che si prospetta la possibilità di uno scavalcamento?

NV: Sì, non è ancora successo, ma c’è la possibilità.

EF: Io sono entrato in Senato Accademico nel 2004 e dal 2004 non ho mai visto accadere una cosa del genere. Anche perché il nostro regolamento didattico, ancora in vigore dice che in numeri programmati devono essere istituiti su proposta dei corsi di studio e, solitamente — questa la cosa che più mi fa dispiacere— il Rettore cerca un dialogo con i corsi di studio. Questa volta proprio no.

NV: Io non sono esperta di queste dinamiche perché sono in Senato da poco tempo, però la reazione di oggi è stata bizzarra. In altre occasioni si era dimostrato più interesse ad ascoltare le altre parti; è vero che oggi la seduta era già iniziata da molto ed è vero che fuori c’era il presidio…però il presidio, per essere un presidio, non ha fatto neanche tanta confusione: hanno, solo alla fine, deciso di entrare. Da parte del Rettore non c’è stata alcuna volontà di dialogo.

EF: Una volta entrati i ragazzi, io ho chiesto al Rettore se potessi esprimermi e lui mi ha fatto capire che sarebbe stato meglio evitare.

Infine, secondo voi, l’accesso limitato può effettivamente migliorare il prestigio della facoltà, come spesso è stato presentato da chi si è schierato favorevole al numero programmato?

NV: Due cose, secondo me: la prima è che sì, si potrebbe insegnare in modo più agevole, però io insegno a Lingue e questo dipende da professore a professore.

L’altra è che se c’è una specificità, per i corsi di Laurea umanistici, è che per natura sono dei corsi aperti.

Il tutto ci riporta alla questione dei Dipartimenti: i Dipartmenti devono decidere consapevolmente e devono decidere loro. E, se il Ministero dovesse mettere un numero programmato, allora dovrebbe metterlo alto.

EF: Ecco, quello io credo sia il punto. Se i Dipartimenti si rifiutano di sottoporsi all’aut-aut, allora deve, il Senato, intervenire. Siccome l’aut-aut è stato soltanto implicito e non esplicito, a mio parere bisognava lasciare più tempo ai Dipartimenti per pensare. Ora entro Maggio bisognerà deliberare.
Poi, per migliorare la qualità, bisognerebbe cambiare i regolamenti didattici ed è una cosa che dobbiamo porci come obiettivo. Però io sono convinto che anche questo punto raccoglierebbe molte critiche ed ostilità, nonostante credo si debba andare in questa direzione e migliorare, prima di tutto, l’organizzazione dei corsi.

 

Ancora non si sa quando sarà la prossima seduta.
Gli studenti, i professori e tutti coloro che chiedono che la propria voce sia ascoltata e presa in considerazione hanno deciso di riunirsi, oggi come le prossime volte.

Nel frattempo, pare si sia dimostrato che l’università non è composta da individui passivi, ma da persone che desiderano partecipare attivamente alla cosa comune.

In merito all’approvazione del numero programmato non si può sapere se il presidio servirà a determinare, in un senso o nell’altro, l’esito della decisione. C’è da dire che il presidio era tutto quello che studenti e professori, nella loro posizione, potessero fare, e l’hanno fatto.

Commenta