Il racconto dell’Ancella: una distopia per raccontare la lotta delle donne

Il racconto dell’Ancella è la nuova serie TV americana che rischia di rubare la scena ad House of Cards, confutando l’idea che la politica sia un affare esclusivamente maschile.

La trama prende ispirazione dall’omonimo libro di Margaret Atwood del 1985,“The Handmaid’s Tale”, che racconta una realtà distopica. La Repubblica di Gilead è, di fatto, una dittatura del patriarcato, misogina e omofoba, basata su principi religiosi rigidi e arretrati.

Si tratta di un mondo che si nutre e vive di un pregiudizio di genere.

L’uomo, il Comandante, ha il potere. Le donne sono classificate in base alla loro capacità di procreare. La sterilità è una “colpa” solo femminile, a quanto pare gli uomini sterili non esistono. Le “Ancelle”, le donne feconde riconoscibili per la tunica rossa e il copricapo bianco che indossano, hanno il solo compito di fare figli e ubbidire. Nient’altro gli è concesso: non possono leggere, avere rapporti sessuali al di fuori della relazione con il capitano che  è stato loro assegnato.

«Non siamo concubine. Siamo uteri con due gambe.» Così le Ancelle si definiscono.

In questa società distopica, la libertà è un privilegio che alle donne non è concesso: quando escono di casa devono girare in coppia con un’altra Ancella, ma guai se qualcuno dovesse sentirle  parlare di com’era la loro vita prima della costituzione della Repubblica, di come all’epoca ogni Ancella era prima di tutto una donna libera.

La protagonista è Dilfred, una trentatreenne rapita dai soldati di Gilead, che, separata dal marito e dalla figlia, è costretta a diventare un’Ancella. Le riprese si concentrano sulla sua interiorità e sul suo sguardo femminile, raccontando della sua ribellione silenziosa e del suo percorso di liberazione. Difficile e aspro, forse impossibile, perché ogni tentativo di ribellione manifesto è punito con l’impiccagione in piazza, dove corpi senza vita di donne e uomini dondolano nel nulla senza fine.

La serie TV riesce a liberarsi dell’etichetta di prodotto adatto solamente a “svago e divertimento” per entrare nella sfera di un discorso sociale e politico. La lotta delle donne, politica e personale, non distingue tra sfera pubblica e dimensione domestica e ha inizio da quest’ultima. I motti di emancipazione, spesso citati nel romanzo, sono «Nolite te bastardes carborundorum» (cioè, Che i bastardi non ci schiaccino) e «Ci sono domande?».
La serie, la cui prima visione è stata a partire dal 26 aprile 2017, è ancora in corso ed è arrivata al nono episodio intitolato “The Bridge”.

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Alessandra Busacca
Nata a Milano il 20 Febbraio 1993.
Professione: studentessa.
Non so dire altro di me che non possa cambiare; e del nome non sono poi così sicura.

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