Mr. Amazon compra Whole Foods: verso un supermercato senza impiegati?

Jeff Bezos, aka Mr. Amazon, ne ha fatta un’altra delle sue. Lo scorso giovedì ha annunciato che prenderà il controllo di Whole Foods Market per 13,7 miliardi di dollari, il prezzo più alto mai pagato per una catena di supermercati. Per chi non lo sapesse, Whole Foods è un noto marchio statunitense di cibi biologici che applica il più possibile la filosofia del chilometro zero, instaurando un rapporto diretto coi produttori. Nonostante tanto scintillio, i bilanci risultano da un po’ di tempo in perdita e la necessità di trovare un investitore si è fatta via via più impellente. Parlando di Borsa non si può dire che le sue azioni non ne abbiano risentito, visto che hanno perso la metà del massimo valore raggiunto, risalente al 2013.

È bastato un annuncio del guru dell’e-commerce per far guadagnare al titolo Whole Foods market il 30%.

«Milioni di persone amano Whole foods market perché offre gli alimenti biologici e naturali migliori e rendono divertente il mangiare sano», ha detto Bezos in una nota, certamente felice di poter aumentare la sua disponibilità di prodotti freschi per il delivery, utilizzando gli stores come centri di consegna dei prodotti, risparmiando sulle spedizioni.

Il fattore simbolico, sicuramente tenuto in gran conto da Bezos è chiaro: migliorare la sua immagine di predatore dell’economia, puntando su qualcosa di “buono” (o visto come tale) come il cibo biologico.

L’operazione si lega all’annuncio fatto solo qualche giorno fa, quando Amazon si è detta pronta a sostituirsi alle banche, finanziando direttamente le Pmi negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Giappone. Finora si era limitata a finanziare soltanto alcune aziende, scelte dai propri algoritmi in base agli acquisti, tra le più promettenti e innovative.

Un interrogativo nato tra le pagine del Washington Post (anch’esso di Bezos) pone un’annosa questione: il re dell’e-commerce continuerà a stipendiare dei sorridenti commessi o ne sostituirà un po’ con macchine, sottopagando e spremendo i restanti? Su questo nessuna delle due parti si è ancora espressa. Whole Foods è conosciuta per pagare meglio della media dei suoi simili, aggiungendo anche un discreto numero di benefits. È sprovvisto però di una cosa: il sindacato.

Il CEO John Mackey ha sempre ribadito che no, «non siamo contro il sindacato», ma «oltre il sindacato».

Un portavoce di Amazon non ha confermato nessun piano malefico per l’automatizzazione dei supermercati, ma il “precedente” della catena di negozi di alimentari aperta lo scorso anno da Amazon a Seattle, che permette ai clienti di comprare cibo senza parlare con nessuno, desta qualche sospetto. Dall’altra parte un portavoce di Whole Foods non chiarisce nulla sul futuro dei lavoratori dell’azienda.

A rendere il tutto più pauroso, uno studio condotto dalla Oxford University del 2013, che prevede che entro vent’anni, in America, il 47% dei lavori sarà svolto dalle macchine e uno dei lavori più a rischio è proprio quello del commesso. Il motivo è che si tratta di un lavoro che, se svolto da una macchina, diventa estremamente più svelto.

Staremo a vedere se la volontà di Bezos di apparire più “buono”, si fermerà all’associazione della sua immagine con il cibo sano o andrà oltre.

Susanna Causarano on twitter
Susanna Causarano
Osservo ma non sono sempre certa di quello che vedo e tento invano di ammazzare il tempo. Ma quello resta dov'è.

Commenta