Trappist sounds: musica cosmica

Lo scorso febbraio la NASA ha annunciato la scoperta di Trappist-1, una stella a quaranta anni luce di distanza da noi e con sette pianeti orbitanti, due dei quali nella fascia abitabile della stella, e quindi favorevoli allo sviluppo di forme di vita.

Quello che però la NASA non è riuscita a spiegare è come abbia fatto questo sistema planetario a non collassare: le orbite dei singoli pianeti sono molto ravvicinate tra loro e alla stella e sembra impossibile che i pianeti non si siano scontrati tra loro o non siano già stati espulsi dal sistema. Trappist-1 teoricamente è un sistema molto instabile, destinato alla distruzione entro 1 milione di anni; ma praticamente non è ancora successo nulla e sembra godere di ottima salute. Come?

Uno studio pubblicato su Astrophysical Journal Letters e condotto da un gruppo di astrofisici canadesi guidati da Daniel Tamayo ha fatto luce su questo aspetto irrisolto e misterioso del nuovo sistema planetario con un metodo originale: Matt Russo, astrofisico all’interno del team di ricerca di Tamayo e appassionato di musica, per gioco ha associato ad ogni pianeta una nota della scala musicale partendo dall’esterno (al pianeta più esterno il Do, al secondo il Re, e così via). Poi i ricercatori hanno creato un’animazione in cui ciascun pianeta produce una nota di pianoforte ogni volta che passa di fronte alla stella ospite, e un colpo di batteria quando supera il suo vicino più prossimo.

Si è scoperto allora che Trappist-1 produce una sinfonia perfetta e smentirebbe inoltre la teoria dell’instabilità del nuovo sistema planetario.

«C’è un modello ritmico che si ripete, e che assicura al sistema TRAPPIST-1 di rimanere stabile per un lungo periodo di tempo – sottolinea Matt Russo. – La maggior parte dei sistemi planetari assomiglia a bande amatoriali. TRAPPIST-1, invece, è fatto da musicisti professionisti, che suonano in perfetta sincronia».

Russo ne ha ricavato una vera e propria partitura; Tamayo, il musicista Andrew Santaguida e lo stesso Russo hanno infine trasformato le orbite dei pianeti in un brano musicale con animazione.

I pianeti sono sincronizzati tra loro secondo una catena di risonanze orbitali, che contribuisce in maniera cruciale a stabilizzare il sistema.

Si parla di risonanza orbitale quando i rispettivi periodi di rivoluzione sono in rapporto fra loro secondo frazioni di numeri interi, ed è lo stesso principio che regola le rivoluzioni orbitali dei pianeti del nostro sistema solare: nello stesso esatto tempo in cui Nettuno orbita tre volte attorno al Sole, Plutone compie due rivoluzioni complete, per esempio. E senza questa sincronizzazione naturale Plutone probabilmente non esisterebbe più.

La sincronizzazione dei pianeti del sistema Trappist-1 non è avvenuta subito: ogni singolo pianeta ha dovuto trovare la sua orbita e il suo ritmo, fino ad assumere una risonanza orbitale stabile.

«Questo significa che, all’inizio, l’orbita di ogni pianeta è stata aggiustata per renderla armoniosa rispetto ai suoi vicini, nello stesso modo in cui un gruppo musicale accorda gli strumenti prima di iniziare a suonare – conclude Russo. – Ecco perché l’animazione produce una musica così bella».

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Sheila Khan
Una ragazza ansia e sapone. Aspetto Godot e qualche gioia, entrambi senza molte speranze.

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