La tesi di laurea, ovvero la legge di Murphy: parte 2

Che cosa succede quando si comincia a pensare alla tesi lo abbiamo già analizzato in questo articolo. Ma cosa accade dopo quel fatidico primo incontro nell’ufficio del relatore? Le cose, innanzitutto, appaiono del tutto promettenti: la prospettiva di dedicarsi ad un nuovo culto esotico o di trasferirsi in una comunità fuori dal mondo viene abbandonata dalla maggior parte degli studenti. Si è infatti ancora sotto l’effetto dell’euforia all’idea di cominciare a scrivere la tesi.

Perché questa decisione? Innanzitutto ci si ricorda della parete di casa della nonna, quella con le foto dei parenti laureati, dove figurano i cugini più grandi. Anche solo per avere la soddisfazione di ottenere un proprio posto nell’ambita parete si decide che si cominceranno quanto prima le ricerche. Qualcuno vi ha inoltre regalato il libro di Umberto Eco Come si fa una tesi di laurea, ed è stata proprio quella lettura a farvi venire la voglia di cominciare, consapevoli del fatto che tornerete a leggere la sezione legata a riferimenti, citazioni e bibliografia molteplici volte, perché ci si dimentica sempre come vanno messi. E poi c’è la prospettiva di indossare presto la corona d’alloro: questa è senz’altro la ciliegina che spinge gli studenti a diventare i nuovi tesisti dell’università.

Si è però ignari che la legge di Murphy è in agguato ed è pronta a lanciare nuovi ed ingegnosi attacchi.

Di colpo, astuccio e quaderno in mano, si cominciano le ricerche. Il professore quel giorno, alla fine del ricevimento, aveva biascicato un titolo di ricerca: solo su un nome si basa tutta la nostra prospettiva futura e, solidi di questo, si comincia a cercare in biblioteca.

Si torna a casa con un malloppo di libri, fotocopie e richieste di prestiti, perché inizialmente ci sono tantissimi spunti da cui partire e di nuovo si torna fiduciosi come non mai. Se ciò non accade si è consci del fatto che si dovrà rifare tutto daccapo per trovare un nuovo argomento. E lo scoraggiamento comincerà a salire.

Con il procedere delle ricerche la propria stanza assomiglia in modo impressionante alla tana di uno psicopatico o, al contrario, di uno scienziato che sta scoprendo la formula della Vita. Neppure in piena sessione si era arrivati a tanto: appunti sparsi per ogni dove, scalette con asterischi, parentesi e cancellature; articoli di giornale, fogli volanti rigorosamente selezionati in ordine cronologico e post-it annessi con tanto di uso costante di evidenziatori.

Generalmente il secondo colloquio viene posticipato di una settimana: non ci si sente ancora pronti, ci si ricorda della lotta avuta con i propri colleghi per vedere il professore. Si è consapevoli che sarà lo stesso se non peggio.
La mattina del secondo colloquio si è i primi a varcare l’ingresso dell’università. Nel corridoio adiacente all’ufficio si scorge solo uno studente e ci si dice che va bene, in fondo è soltanto uno. Però con una mano non abbandona il foglio delle prenotazioni appeso alla porta del relatore, con l’altra invece scorre sul display del telefono: è su una chat di Whatsapp creata ad hoc con altri studenti, più di dieci, tutti che gli hanno chiesto di scrivere il proprio nome sul prezioso foglietto.
Un foglietto che improvvisamente diventa per voi più importante della Gioconda: con fare cordiale, ma deciso vi fate avanti e brandite la vostra penna per scansare l’antipatico individuo.

Non fatevi illusioni al momento dell’incontro: il professore non vi riconoscerà, fino alla volta prima della consegna vi chiederà se avete già sostenuto l’esame della sua materia perché altrimenti non può accettarvi.
Dopo aver spiegato l’arcano, presentate quanto avete recuperato insieme a una bozza di indice e, proprio mentre il professore sta per parlare, sentirete bussare alla porta: è un altro professore o fido assistente del vostro. Subito il volto di chi vi sta di fronte si illuminerà: avrà inizio un’amabile chiacchierata tra loro due su un prossimo convegno, la propria materia o di quanto sia odioso esaminare gli studenti.

Voi cercherete allora di farvi piccoli e rileggerete all’infinito quanto avete preparato. Può succedere poi che la new entry si sieda vicino al vostro professore, così da farvi avere ben due interlocutori. Sarà così più facile che vi venga assegnato un carico di lavoro più difficile e delle letture in più.
Proprio mentre volete riprendere la parola, ecco che si sente una tromba da stadio: tutti quanti sobbalzate, la mandria di studenti che intanto si è accampata fuori dall’ufficio del professore comincia l’esodo verso l’uscita dall’università. I due individui che avete di fronte si guarderanno e scocciati faranno lo stesso. La prova antincendio è solo uno dei tanti tranelli che la legge di Murphy sta architettando per voi.

Sarà facile che una volta tornati alle postazioni uno, due o tre studenti, arrivati dopo, chiedano direttamente al professore se possono lasciargli nuovi capitoli o ritirare quelli corretti. Vi siederete allora fuori per almeno mezz’oretta. Dopo di che il professore vi congederà velocemente dicendovi di proseguire su quella linea, anche se probabilmente erano molte le cose da fare e da non fare (ma le scoprirete solo dopo tre o quattro colloqui).

Durante le ricerche capiteranno cose incredibili: comprenderete molto bene la gioia dei neo-laureati e il loro ghigno di soddisfazione che cela infinite odissee negli scaffali delle biblioteche, andate però a buon fine. Adirittura, potrebbe capitarvi di incontrare qualche bibliotecario simpatico. Non adagiatevi sugli allori, però: la maggior parte di loro vi consegnerà il libro, saggio o articolo di giornale di cui necessitate con la stessa voglia che avrebbero di affidarvi i loro figli o le proprie chiavi di casa.
Dopo il decimo incontro in biblioteca, in cui stampate documenti antichi con fotocopiatrici dell’anteguerra, lasciando in cambio interi stipendi estivi, questi vi avviseranno della possibilità di stampare gli stessi dal vostro pc. Prima, però, dovrete compilare schede con tutti i vostri dati anagrafici, il motivo per cui avete bisogno del materiale richiesto e dichiarare che no, non vi intascherete nulla di proprietà della biblioteca; sottoporrete poi la vostra chiavetta ad un intervento chirurgico per essere certi che non abbia al proprio interno dei pericolosi virus ed infine, farete controllare quanto usato a tutta la direzione della biblioteca.

Ma sempre e comunque alla domanda “Come va la tesi?” si risponderà: “Procede”. Semplice, chiaro e tendente a molteplici sfumature d’interpretazione.

Greta Fossati
Laureanda in Beni Culturali e tata part-time. Penso ai temi degli articoli mentre preparo torte ed improbabili frullati Detox. Da grande mi piacerebbe girare per il mondo e scrivere reportage.

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