Oltre il già visto: Caravaggio a Palazzo Reale

Quali circostanze migliori se non Milano, città natale dell’artista, e oggi 29 settembre, data del suo compleanno, per inaugurare una mostra dedicata a Michelangelo Merisi, meglio noto come il Caravaggio?

Dentro Caravaggio può essere definito l’esito finale di una lunga e analitica ricerca, partita nel 2009, in occasione delle celebrazioni del quarto centenario dalla di lui morte, e durata fino al 2012. Ricerche di tipo archivistico e diagnostico hanno gettato luce nuova anche su quelle opere dell’artista (vari dipinti autografi custoditi a Roma) che pensavamo di conoscere già fin troppo bene.

Visto il felice esito, a questa prima ricognizione scientifica, ne è seguita una successiva, proprio sulle 20 opere in mostra, che sono state riunite per la prima volta in occasione dell’esibizione milanese.
Un lavoro titanico dal punto di vista delle tempistiche e dei finanziamenti (circa 3,5 milioni di euro) che ha coinvolto moltissimi musei italiani e internazionali come Metropolitan, Palazzo Barberini, Uffizi e National Gallery che hanno ceduto alcuni fra i più bei capolavori esposti come Buona Ventura, Ragazzo morso da un ramarro, Giuditta che taglia la testa a OloferneSacrificio di Isacco e altri.

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Michelangelo Merisi da Caravaggio, Ragazzo morso da un ramarro, 1595-1596, olio su tela.

Le indagini diagnostiche, che integrano e completano una documentazione tecnica già esistente, hanno rivelato elementi inaspettati e prima d’ora sconosciuti.

Ci hanno, cioè, permesso di vedere sotto la superficie pittorica e di entrare veramente dentro il mondo dell’artista, facendo emergere tutti i dubbi, le modifiche e i ripensamenti che lo avevano attanagliato prima della stesura finale di un’opera.

L’allestimento, scarno ed essenziale come si addice ad un pittore le cui opere parlano da sole, si snoda in ordine cronologico coprendo tutto l’arco della sua attività e mirando a mettere in risalto le nuove scoperte attraverso una serie di apparati multimediali. Postazioni contrapposte all’opera originale, infatti, riproducono con un impianto video ad alta risoluzione le immagini ottenute tramite la riflettografia IR, che ci permettono guardare i dipinti come non li avevamo mai visti prima.
Particolare attenzione è stata riservata all’impianto di illuminazione, difficilissima per quadri la cui luce parla da sé e fa da vera protagonista. Si è preferito, dunque, lasciare le sale in penombra con un abile gioco di faretti che mirano solo a mettere in risalto l’inimitabile maestria di Caravaggio stesso, che riesce sempre ad inquadrare l’acme dell’azione con un’eterea brillantezza.

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Michelangelo Merisi da Caravaggio, Flagellazione di Cristo, 1607-1608, olio su tela.

Di sala in sala seguiamo l’evoluzione della sua tecnica, con un ben riuscito dialogo tra arte e strumenti tecnico-scientifici. Si parte dalle opere giovanili, in cui la preparazione di base della tela era chiara, per poi, con il progredire degli anni, approdare ai toni più scuri e maturi. Qui emergono solo le parti di figure raggiunte dalla luce, tutto il resto è il vuoto inghiottito dalle tenebre. Obiettivo della curatrice Rossella Vodret, però, è stato anche quello di farci capire qualcosa in più sull’aspetto biografico di un personaggio così inquieto e, proprio per questo, così moderno. Secondo tale intento, troviamo esposti una serie di documenti e nuove fonti biografiche, utilissime nella ricostruzione di un passato tutto luci ed ombre, proprio come la sua opera.

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Michelangelo Merisi da Caravaggio, San Gerolamo in meditazione, 1605, olio su tela.

Riceviamo così piena conferma di un animo irreprensibile e sopra le righe: i frequenti arresti, gli spostamenti clandestini a causa di qualche delitto lasciatosi alle spalle e un’indigenza bohemien condotta fin quasi allo stremo (da un inventario dei beni sappiamo che possedeva solo qualche stoviglia, 12 libri, 2 strumenti musicali e svariati pugnali).
La serie di novità emerse da questo lavoro, sono diventate un prezioso contributo allo studio scientifico di Michelangelo Merisi; tant’è che l’invito finale dell’esibizione, che pur avendo risolto molti interrogativi ne lascia di nuovi aperti, sembra quello di proseguire in ricerche sempre più puntuali, proprio perché Caravaggio continua ad essere un personaggio senza tempo che non smette di affascinarci e stupirci.

La mostra è promossa e prodotta dal Comune di Milano, Palazzo Reale e Mondo Mostre Skira, in collaborazione con MIBACT e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e resterà aperta fino al giorno 28 gennaio 2018. Per ulteriori informazioni si rimanda al sito ufficiale del museo.

Gaia Lamperti
Studentessa di lettere moderne. Ho il vizio di comprare voli low-cost quando mi annoio. Sono per il buon rock, i locali chiassosi, i pomeriggi al mare, le menti fresche e gli animi caldi.

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