L’essere umano è vittima e carnefice dell’inquinamento del pianeta

Camilla Castellani

“Non ci sono problemi più importanti di questo; è in gioco il futuro del pianeta. Non abbiamo un pianeta B.” dice con chiarezza Leonardo Di Caprio. Il celeberrimo attore, che è stato nominato messaggero di pace dalle Nazioni Unite, ha girato i cinque continenti negli ultimi tre anni per realizzare Before fhe flood. Punto di non ritorno, un documentario sui cambiamenti climatici diretto da Fisher Stevens.

Continua Di Caprio:

“Dobbiamo eleggere leader che capiscano la gravità dei problemi che stanno trasformando il clima, leader che credano alle innegabili verità della scienza. Non c’è nazione o società immune dai sintomi del cambiamento climatico e in molte regioni americane se ne vedono già gli effetti. Possiamo ancora fare qualcosa per impedire che queste crisi diventino un problema generalizzato del futuro del nostro paese. Abbiamo l’opportunità di guidare il mondo in una delle questioni più importanti di tutti i tempi”.

I toni apocalittici di queste parole non nascondono nessun copione, nessuna scuola di recitazione: è solo la verità. Il riscaldamento globale è il fenomeno per il quale l’aumento della temperatura del Pianeta è direttamente proporzionale a quello dell’atmosfera terrestre, di acque, mari e oceani. In parte indotto naturalmente dall’incontro tra effetto serra dell’atmosfera e irraggiamento solare, il surriscaldamento è prevalentemente fomentato, rincarato, incitato, causato dalla mano dell’uomo.
Deforestazione. Combustibili fossili. Agricoltura e allevamento intensivi. Prodotti chimici. Inutile nascondere che di queste parole si conoscano significati, cause, funzionamenti e conseguenze.

Ci stiamo distruggendo e non sarà un documento a salvarci.

Il procollo di Kyoto è un trattato internazionale concluso da centosessanta nazioni che attraverso l’Emission Trading, un mutuo scambio di quote inquinamento tra paesi più inquinanti e paesi più ecologici. Promosso nel 1997 dalle Nazioni Unite, questo accordo impone agli Stati di ridurre le proprie emissioni inquinanti, con l’obiettivo di ridurre le emissioni complessive almeno del 5% al di sotto dei livelli registrati nel 1990, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2012.

Questo, però, non dà il diritto di sedersi sugli allori. Minimo sforzo, massimo rendimento. Ecco quello che basta per produrre effetti devastanti sul Pianeta. Basta una variazione di pochi pochissimi decimi di grado perché i cambiamenti all’ecosistema, al clima e all’ambiente siano effettivamente dei potenziali rischi per flora, fauna, esseri umani, società ed economie.

Il modo peggiore e sicuramente il più inquinante di produrre energia elettrica è il cosiddetto “carbone pulito”. Responsabili di più del 40% del totale di emissioni di anidride carbonica, le centrali a carbone non sostengono i costi che le loro emissioni causano dagli impatti su ambienti e popolazioni locali. In questo modo non perdono i loro mercati che potrebbero favorire le fonti rinnovabili. Destabilizzatore geopolitico e fonte diretta di energia, il petrolio è la patata bollente che da anni è motivo di guerre, alleanze, conflitti e pacificazioni temporanee. L’oro nero, è bene che venga ricordato, è una risorsa finita: sebbene da un lato obblighi necessariamente a trovare alternative rinnovabili, dall’altro porta le industrie a cercare il petrolio in luoghi ancora intoccati per gli elevati costi distruggendo habitat e territori sino ad ora incontaminati. Soggetto ad una grande diffusione, soprattutto in Occidente, il gas naturale è la minaccia “ più pulita “ conosciuta fino ad oggi. Nonostante la bassa emissione di CO2 è composto in gran parte da metano e il suo impiego sempre crescente, sia come fonte di calore che di elettricità, rischia di eguagliare, per effetti devastanti, la pericolosità dell’anidride carbonica.
Squilibri sociali, cataclismi, morte. Conseguenze che, nonostante le distanze, riguardano tutti da vicino: il ritiro dei ghiacciai e l’innalzamento del livello dei mari di svariati metri è il motore primo di inondazioni, la modifica di
distribuzione e la quantità di piogge aumenta di numero e di intensità gli uragani, la diminuzione del pH e l’acidificazione degli oceani sterminano l’ecosistema marino, le brusche e inaspettate mutazioni accelerano una innaturale estinzione di specie animali e vegetali. E ancora: l’innalzamento dei mari sfocia nelle risorse di acque dolci, aumentano le malattie e ne subentrano di nuove, le zone che vengono rese inabitabili comportano migrazioni di massa con spostamenti di produzione e rotte commerciali, i raccolti dell’Africa subsahariana peggiorano drasticamente a causa delle temperatura e il PIL raggiunge una riduzione fino al 20% dei consumi globali pro capite.

Mettiamo un punto a questa situazione, ma che non sia di non ritorno.

Commenta