Stalattiti. Nietzsche secondo Gilles Deleuze

Stalattiti nasce con l’intenzione di essere una rubrica filosofica divulgativa, principalmente sintonizzata sulla contemporaneità e concentrata su autori recenti, dai quali si possono trarre spunti di riflessione interessanti, non per capire la filosofia e basta, ma per capire la nostra vita attraverso la filosofia. Non vogliamo, perché non è il nostro obiettivo e non ne saremmo in grado, tenere lezioni di filosofia, né tanto meno pretendere di spiegare attraverso un articolo di qualche battuta il pensiero di autori filosofici classici. Vogliamo, con queste nostre recensioni, cercare di presentare il pensiero filosofico come qualcosa di ampio, di accessibile a tutti e soprattutto di utile, qualcosa che a noi è molto vicino e che è importante coltivare, che tocca qualsiasi ambito e, soprattutto, che tocca noi stessi in prima persona. Facciamo questa premessa per spiegare la scelta di questo mese, che apparirebbe altrimenti come una scelta fuori luogo.

Nietzsche di Gilles Deleuze, è infatti in perfetta linea con gli intenti della nostra rubrica.

Pur trattandosi di un autore classico, Nietzsche è uno dei pensatori più attuali.

Eppure, esistono alcuni concetti del suo pensiero erroneamente considerati criptici e quindi trascurati, ma che non meritano di essere considerati tali. Piuttosto è opportuno sviscerarli e in questo senso il lavoro di Gilles Deleuze è illuminante. Il volume è lineare, scorrevole e agevole alla lettura. Volendo ragionare per nuclei tematici, il libro può essere diviso in tre sezioni: una prima dedicata alla vita, una seconda dedicata alla filosofia e una terza dedicata ai testi. Si ritiene che in questa sede sia opportuno e più efficace concentrarsi solo sulla seconda, la filosofia.

Tutto il pensiero di Nietzsche si fonda su un presupposto: l’idea che il modo di pensare influenza e determina il modo di agire, l’idea che esista tra pensiero e vita uno strettissimo legame, quasi di unità.

Se il compito del filosofo è quello di orientare il pensiero allora sarà un buon filosofo chiunque voglia, per se stesso e attraverso il pensiero, vivere bene.  Per vivere pienamente, nel vero senso della parola, quindi, è necessario liberarsi da tutti quegli schemi di pensiero che fanno sì che l’uomo svaluti la sua stessa vita. Liberarsi dall’idea che esista una legge morale, un senso del dovere assoluto, una o più verità assolute, che si debba vivere nell’angoscia del futuro, nella mortificazione del corpo e nel sacrificio, che esista un Dio a cui rendere conto e una vita ultraterrena al di là di questa più vera di questa sulla terra. Che il razionale (apollineo) prevalga sull’irrazionale (dionisiaco) e che l’emozione impulsiva debba essere soffocata; che il negativo non possa esistere e debba necessariamente essere neutralizzato o ricondotto a un totalizzante e immobile positivo. Siamo sempre invitati a sottometterci, a caricarci di un peso, dice Deleuze. Tutti questi atteggiamenti di pensiero nascono da una morale del risentimento e del senso di colpa (morale degli schiavi) ovvero dall’abitudine, dovuta al consolidamento di determinate credenze e al loro essere credute realtà, alla debolezza e alla passività e quindi dei forti e alla ricerca di una vendetta nei loro confronti. Il debole, passivo e silenzioso è invidioso del forte, coraggioso, e allora cerca di annientare, lui che non ha valori, quelli di chi li ha.

È necessario, dice Nietzsche, per far rinascere una morale attiva allontanarsi da questo tipo di mentalità e crearne una nuova (transvalutare i valori), che sia libera da questi vincoli. Il Reale così com’è è quello che i valori hanno fatto della realtà.   Il filosofo, cioè chiunque, ha il compito di criticare schemi assoluti, dati come certi e immutabili, che tendono a svalutare la vita, per poter essere lui stesso creatore di valori nuovi. Questa è la morte di Dio, l’annientamento definitivo di qualsiasi sistema di valori precostituito, assoluto e condizionante. O meglio, dovrebbe essere così: la morte di Dio, infatti, non è solo una questione religiosa, Dio non è solo il Dio cristiano, ma è tutto ciò che per come agisce è ad esso analogo. Dovrebbe essere così perché, Nietzsche è il primo a constatarlo in modo lungimirante, sopravvivono infiniti simboli e sistemi equivalenti. Qualsiasi oggetto di venerazione, qualsiasi valore assoluto e dominante, tutto ciò che condiziona e determina il nostro agire in modo tale da divenire a tal punto vincolante da far passare la nostra vita in secondo piano è ombra di Dio. Dopo aver preso consapevolezza della necessità di completare la morte di Dio, e dopo aver annientato quel sistema di valori che soffocava la vita e la indeboliva (nichilismo passivo) dovrà conseguire il riconoscimento di questo nulla che rimane dal vuoto lasciato da Dio non come una voragine in cui precipitare ma come l’occasione per creare valori nuovi (nichilismo attivo), di entusiasmo di gioia di amore per la vita sulla terra, per la nascita di valori del corpo, del coraggio, dell’indipendenza, dell’autonomia.

È la volontà di potenza a consentirlo, ovvero la scelta spontanea e decisa di proporsi come creatori di se stessi, proprio in virtù dell’autonomia e in nome del rifiuto di essere governati da qualcosa di estraneo, di altro, di non appartenente a noi.  A questo punto il terreno è pronto per desiderare l’eterno ritorno, perché non sia stata vana la trasvalutazione dei valori è necessario assumere una nuova concezione temporale: il tempo non è più lineare, in cui ogni istante si annulla in quello successivo, e non è neanche ciclico, perché se così fosse seguirebbe una spaventosa dinamica sterile. Il tempo diventa un costante flusso, un continuo diventire, un incessante cambiamento che ritorna. Non è lo Stesso che ritorna, ma è lo Stesso Ritornare. E se a ritornare è qualcosa che infinitamente cambia allora non spaventa, ma può essere desiderato. Per di più si deve entrare in questa prospettiva, per comprendere l’eterno ritorno: il ritorno dev’essere pensato come selettivo nel pensiero e nell’essere. Nel pensiero perché scelgo che cosa affermare, cosa accettare come se dovesse tornare infinitamente — e questa scelta può riguardare qualsiasi cosa, non esistono cose buone o cattive (la morale è stata annullata), qualsiasi decisione, qualsiasi vizio, qualsiasi azione compiuta consapevolmente, autonomamente e volentieri è legittima ed è bene che sia accettata. Nell’essere perché ritorna tutto e solo ciò che è affermato.

È solo adottando questa prospettiva, che l’uomo, il superuomo, può creare se stesso, e il suo tempo.

Angelica Mettifogo
In bilico tra tutto quello che voglio fare e il tempo che ho per farlo. Intanto studio filosofia.

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