Cibo biologico: alimenta i dubbi, ingrassa i produttori, snellisce il portafogli

In pochi anni il cibo biologico è passato da essere a malapena tollerato sugli scaffali dei nostri supermercati a guadagnarsi interi settori degli stessi. Infatti, nonostante i suoi prezzi elevati e la crisi, si stima che nel 2016 i consumi in Italia siano aumentati del 21% rispetto all’anno precedente e, ad oggi, lo stivale detiene il primato europeo nel settore accaparrandosi la medaglia d’oro con le sue 70 mila aziende a stampo bio.

Ma che cos’è l’agricoltura biologica? Cosa sono i prodotti bio? E soprattutto, come si riconoscono?

Viene definita agricoltura biologica quel metodo di coltivazione che utilizza esclusivamente concimi organici e preparazioni naturali, nonché predatori naturali (microrganismi, uccelli, insetti), di conseguenza i prodotti sono considerati biologici se non contengono residui di pesticidi chimici. Riconoscerli è facile: basta verificare la presenza del marchio europeo e del marchio dell’ente che certificano il prodotto.

Le definizioni sono chiare e le regole da rispettare anche. Eppure i casi di frode non mancano. Nel 2016 il programma televisivo Report ha messo in onda l’inchiesta sul caso Massimo Liuzzi, un commerciante di grano di San Paolo di Civitate, in provincia di Foggia, il quale avrebbe venduto a dei mulini italiani 10.500 tonnellate di grano convenzionale spacciandolo per biologico. È bastato falsificare il numero di ettari indicati sul suo certificato aumentandoli da 11 a 675 per non destare sospetti sull’inusuale ed elevato quantitativo di grano da lui prodotto. La frode è stata scoperta sei mesi dopo la vendita quando la pasta ricavata dal grano era già stata immessa nel mercato europeo e statunitense.

A giugno di quest’anno, i Paesi europei si sono riuniti a Bruxelles per ampliare il nuovo regolamento UE del 2014 sulla coltivazione biologica e la commercializzazione dei prodotti bio (in vigore dal 2020), consci del fatto che il biologico sta diventando sempre più protagonista del mercato alimentare e che richiede quindi maggiore attenzione e tutela. Tra le novità: obblighi di controlli una volta all’anno su tutta la filiera per contrastare le frodi, requisiti più stringenti per i prodotti importati dai paesi terzi e altro ancora. Ma l’accordo è stato ottenuto solo grazie ad un compromesso tra le varie nazioni, cioè accettando regole meno stringenti nella produzione del bio come l’assenza di armonizzazione sulle soglie di contaminazione da sostanze non autorizzate dei prodotti biologici.

Mentre Phil Hogan, commissario UE dell’agricoltura, reputa questo accordo un successo, di diverso avviso è Agrinsieme (coordinamento tra Confederazione italiana agricoltori, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari), il quale chiede al governo italiano di opporsi al nuovo regolamento a cui sembra importare solo di venire incontro ai paesi del Nord Europa, infischiandosene di rispettare il principio cardine del biologico fondato sull’assenza di pesticidi, provocando così un abbassamento dello standard di qualità italiano vantato sinora.
L’approvazione formale del testo prevista per il 17 e 18 luglio è però slittata a data da definirsi per essere ridiscusso.

Ma il biologico fa veramente bene? C’è davvero differenza tra cibo bio e convenzionale?

Il Food Standards Agency (FSA), organismo ministeriale incaricato di tutelare la sicurezza alimentare inglese, il 29 luglio 2009 pubblicò un articolo in cui afferma che dal risultato delle loro analisi sono state riscontrate pochissime differenze tra cibo bio e convenzionale e che queste piccole diversità non sono così rilevanti per il bene della nostra salute.

Tra frodi, accordi rimandati e incertezze su qualità e benefici del biologico, chi ne paga le conseguenze sono sempre i consumatori e la loro fiducia.

Elisa Turati
Studentessa di lingue e letterature straniere. Amo il francese, il nuoto e la pizza con le patatine fritte. Sogno di diventare giornalista pofessionista.

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