Non tutti i ratti vengono per nuocere

Non tutti i ratti vengono per nuocere. Prendete, ad esempio, Cricetomys gambianus, cioè il ratto gigante africano. Il nome scientifico Cricetomys  si deve alle tasche guanciali che ricordano quelle dei criceti e fungono da camera di immagazzinamento di cibo, un analogo meccanismo di adattamento che alcuni roditori hanno messo in atto vivendo in ambienti dove il cibo spesso è presente in grande quantità, ma in maniera irregolare. Il ratto gigante non è tuttavia un criceto, e neppure un ratto, ma appartiene a una distinta famiglia di roditori endemici dell’Africa, Nesomyidae. Le sue dimensioni sono considerevolmente maggiori rispetto alla maggior parte dei ratti: un esemplare adulto è lungo fra i 60 e i 90 cm (compresa la coda che da sola è 30–40 cm) e può arrivare a pesare fino a 2,8 kg, la media è 1,5 kg per il maschio e 1 kg per la femmina. Il ratto gigante può vivere in diversi ecosistemi, nelle foreste e nel sottobosco, ma anche nei termitai abbandonati. Ha una vista molto debole, per contro l’olfatto e l’udito sono molto sviluppati. Il ratto gigante è un animale sociale che vive in colonie composte in genere da una ventina di individui. Il ratto africano, soprattutto se addestrato fin da giovane età, familiarizza facilmente con l’uomo, è intelligente e ha un carattere mite e socievole.

La ONG belga Apopo ha scoperto che questo roditore è meno costoso e più efficiente di un cane per la ricerca di mine anti-uomo. I roditori vengono allevati e selezionati in Tanzania, presso la Sokoine University of Agriculture. Qui vengono addestrati utilizzando dei premi in cibo in appositi campi minati di prova. Una volta diplomati – e si parla di poche decine di esemplari ogni anno – i ratti anti-mine vengono inviati in missione nelle aree a rischio assieme a squadre di sminatori professionisti. I ratti addestrati sono stati impiegati con successo, tra l’altro, nello sminamento di diverse zone di Mozambico, Angola, Thailandia, Laos, Vietnam e Cambogia, dove sono stati appositamente importati dall’Africa. Pesano sensibilmente meno dei cani utilizzati per lo sminamento e si fanno, quindi, preferire perché non fanno esplodere le mine. Il loro addestramento costa tra i 2.000 e i 10.000 dollari, meno rispetto all’addestramento di un cane. Inoltre la piccola taglia dei ratti li rende facili da mantenere e da trasportare. Inoltre, Apopo ha iniziato ad utilizzarli anche per rilevare da un campione di saliva umana, attraverso il loro sofisticato olfatto, il Mycobacterium tuberculosis, batterio della tubercolosi nell’uomo.

Per il loro contribuito i ratti giganti sono conosciuti come “Herorats”: i ratti eroi.

In più di 60 paesi al mondo si rileva ancora la presenza di mine nascoste ed altri residuati bellici inesplosi che causano tragici incidenti ed impediscono alle comunità di coltivare in maniera produttiva i terreni. Qualcuno chiama le mine inesplose l’effetto collaterale della guerra, qualcosa da sopportare in nome dei necessari benefici della guerra. Nel 1993 in Canada fu firmata la Convenzione internazionale per la proibizione dell’uso, dello stoccaggio, della produzione, della vendita di mine antiuomo e della relativa distribuzione – conosciuta anche come il Trattato di Ottawa: è un trattato che si propone di eliminare la produzione e l’utilizzo di mine in tutti gli Stati del mondo. Attualmente, 160 Stati hanno ratificato o aderito al trattato, mancano all’appello i grandi produttori di mine: Cina, Russia, Stati Uniti, Israele e le Coree. Ad oggi le vittime e i feriti di mine inesplose sono tutt’altro che in calo. Quando esplode, una mina scatena un’onda d’urto di seimila metri al secondo, intorno la temperatura schizza fino a quattromila gradi, il rumore è assordante, intollerabile per l’orecchio umano. L’Afghanistan ha il triste primato. Seguono la Colombia, l’Angola, la Bosnia, l’ex-Birmania, il Pakistan, la Siria, la Cambogia e il Mali. Lo sminamento non può e non deve essere la soluzione, per quanto la tecnologia può diventare sofisticata e per quanto possiamo addestrare dei ratti e trasformarli in eroi, non saranno certo loro a salvarci dalla bestialità della guerra.

Novella Gianfranceschi
Laureanda in biologia evoluzionistica, penso mentre cammino e cammino per pensare, così evito qualsiasi tipo di dualismo mente-corpo, filosofia e scienza.

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