The Place: il nuovo film di Paolo Genovese

Dopo il successo di Perfetti sconosciuti, Paolo Genovese torna nelle sale con il suo nuovo film: The Place. La sceneggiatura, tessuta dalle mani di Isabella Aguilar e del regista, è ispirata alla serie americana The Booth at the End, disponibile su Netflix.

Come per Perfetti sconosciuti, si tratta di un cast all star: Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Alba Rohrwacher, Vittoria Puccini, Rocco Papaleo, Silvio Muccino, Silvia d’Amico, Vinicio Marchioni, Alessandro Borghi, Giulia Lazzarini, Sabrina Ferilli.
Il punto di forza della pellicola ruota attorno ai dialoghi e alla loro interpretazione, come risulta evidente dall’unico ambiente in cui il film viene girato e dal cast d’eccezione su cui si intende porre l’accento. Sulla trama aleggia un velo di mistero dall’inizio alla fine.

Seduto ogni giorno allo stesso tavolo del solito locale, un uomo indecifrabile, interpretato da Valerio Mastandrea, riceve una serie di personaggi accomunati da un unico movente: la disperazione.

Una donna insoddisfatta del proprio matrimonio, una suora che ha perso la fede in Dio, un padre con il figlio malato di cancro, un cieco e altri quattro personaggi si siedono di fronte ad un cinico e spietato Mastandrea, affinché esaudisca i loro desideri. L’uomo li ascolta, li fissa intensamente, proferisce poche parole, prende appunti su una strana agenda e, infine, la apre per assegnare loro dei compiti apparentemente insensati e brutali (un’anziana con il marito malato di Alzheimer dovrebbe fabbricare una bomba e farsi artefice di una strage; un cieco dovrebbe violentare una donna).

Così i protagonisti si alzano e si siedono al tavolo uno per uno. Piangono, inveiscono, si disperano di fronte all’impassibilità del misterioso protagonista, che molto spesso risponde ai dubbi e le perplessità dei personaggi, dicendo soltanto: «Se vuoi puoi smettere. Non sei costretto a farlo.»
Lo accusano di non avere umanità, ma l’istante dopo sono pronti a sacrificare la loro per esaudire i propri sogni. Alcuni di questi desideri che loro identificano con la felicità, serviranno davvero a procurarla? Di tanto in tanto l’uomo misterioso osa domandarlo ai suoi clienti, ma in fondo a lui la risposta non interessa davvero.

E nemmeno a noi interessa. La sola cosa che ci importa è capire fino a dove i personaggi sono disposti a spingersi per ottenere quello che vogliono.
«Non hai pietà», gli dice uno dei protagonisti.
«Anche voi non l’avete», risponde l’uomo tra sé.

E voi cosa siete disposti a fare per andare a vederlo?

Maria Marcellino
Ho gli occhi leggermente all’infuori. Ragion per cui molti si domandano se ho problemi alla tiroide o se faccio uso di sostanze stupefacenti. Ci tengo a smentire entrambe le ipotesi.

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