Vaporwave: come stravolgere il messaggio di un movimento

Che il web fosse la culla di praticamente tutto ciò che viene proiettato al di fuori di esso, è cosa risaputaNei social, per esempio, frammenti e puntate intere di determinati programmi televisivi hanno avuto un così alto numero di visualizzazioni e condivisioni, che si è deciso di riproporli in prima serata, quando in molti pensavano fossero ormai deceduti. Basti pensare alla trasmissione Mai dire Grande Fratello, condotta dalla Gialappa’s Band, rinata seguendo lo stesso format dopo cinque anni dall’ultima edizione.

Rinascita dovuta prevalentemente all’immensa popolarità della pagina Facebook Rivogliamo MAI DIRE GOL, che conta quasi mezzo milione d’iscritti, e che deve la sua fama, appunto, a spezzoni delle passate trasmissioni televisive condotte dal trio. Non solo, ma anche altre pagine limitrofe, come quella ufficiale della Gialappa’s Band (690 mila iscritti) o Ridateci Mai Dire Grande Fratello (306 mila persone), hanno permesso tutto ciò.

Passando dal trio dei Gialappi possiamo benissimo parlare di un altro trio altrettanto virale negli ultimi due anni: Aldo, Giovanni e Giacomo. La quantità immensa di citazioni, estratti dai film e cortometraggi che tutt’ora circolano sul web, hanno contribuito a proporre cult come Tre uomini e una gamba in prima serata su una delle principali emittenti televisive, contornata da numerosissimi omaggi da parte dei fans. 

Oltreoceano, è andata invece ad affermarsi una corrente estetica underground, che riprende sempre canoni del passato: la Vaporwave.

Nata nel 2010 su siti come Tumblr o Reddit, la Vaporwave vide luce, innanzitutto, come genere musicale totalmente innovativo, facendo derivare le sue radici dalla musica dance indie, ma che presenta anche sonorità provenienti da “campionamenti di musica lounge, smooth jazz, pop anni ottanta, adult contemporary music e synth pop“.

Insigni sono altre due tematiche che hanno reso la Vaporwave celebre sul web: il primo è il messaggio che sta dietro a tutto ciò, ossia una critica distopica al capitalismo, uno schiaffo alla globalizzazione e allo sprezzante consumismo del nuovo millennio, nonché uno scherno alla EDM odierna, sempre ripetitiva, la cui Vaporwave fa il verso tramite i suoi cocktail, che comprendono i generi musicali sopracitati.

Il secondo riguarda le immagini circolanti sul web, veri e propri incubi grafici che hanno portato la corrente estetica ad una popolarità incredibile. Su sfondi di colori accesissimi, tra cui spiccano il rosa ed il verde chiaro, capitolano statue greche, personaggi di cartoni animati di fine anni ’90, riferimenti alla cultura giapponese come fiori di ciliegio o ideogrammi, skyline di metropoli come New York, e riferimenti ai prodotti più in voga negli ultimi anni del XX secolo, tra cui Windows ’98, PlayStation 1, Pepsi e Fiji. Tutto ciò sempre per un rimando alla cultura di fine XX secolo, che iniziava a far trapelare una concezione del mondo, appunto, votata al consumo e al capitalismo.

È proprio da questi carnevali d’immagini, che la Vaporwave ha iniziato ad assumere connotati opposti rispetto a quelli rientranti nei suoi ideali.

I social media manager hanno saputo cogliere la palla al balzo, contornando i loro prodotti con vistosi richiami alla corrente estetica. Tassoni, il brand della cedrata più famosa d’Italia, grazie anche all’aiuto dei fan, è riuscito a cavalcare questo successo accompagnando le proprie bottiglie a questo stile.

Come cita il blog dell’Università di Bologna, in un articolo pubblicato a febbraio: «Fra il 2015 e il 2016, Tassoni aveva indetto sulla propria pagina Facebook diversi contest per invitare gli utenti a condividere il loro consumo di Cedrata Tassoni. Moltissimi degli user-generated contents giunti sul profilo dell’azienda erano stati elaborati grazie ai filtri dell’estetica Vaporwave. A quel punto, Tassoni ha pensato di alimentare lo spirito Vaporwave dell’iniziativa, di fatto generando la celebre Tassoniwave (divenuta anche un hashtag su Twitter). Quando la preparazione incontra l’opportunità, si dice, ecco che nasce la fortuna».

Una popolare discoteca milanese ha deciso di includere, all’interno dei suoi spazi, numerosi riferimenti alla corrente estetica, come luci soffuse di un rosa intenso, immagini digitali e adesive di statue greche, in particolar modo nelle locandine delle serate. Il merchandising Vaporwave, ovviamente, decolla con la vendita online che si concentra maggiormente sui capi d’abbigliamento, ma che vede anche la vendita di cover, poster e suppellettili.

Dov’è in tutto ciò la critica al consumismo e alla globalizzazione? Semplicemente, il successo della Vaporwave è stato deleterio per essa stessa, diventando ciò che non doveva diventare. Nata nell’internet, nell’internet sarebbe dovuta rimanere.

Oggetto sì di discussione, tra chi ipotizzava un futuro meno consumistico e meno incentrato sull’utile, ma non come oggetto di esportazione per maggiorare le vendite di determinati brand.

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