La musica secondo Kiavash Kia. Intervista ad un artista cosmopolita

Alice De Matteo

Kiavash Kia è un artista nato a Teheran che attualmente lavora a Milano, dove si è laureato presso l’Accademia delle Belle Arti di Brera ed ha ottenuto un attestato in “Electronic Music Production” riconosciuto dal SAE Institute  nel 2014.

Musicalmente cosmopolita, è espressione di influenze iraniane, americane e italiane che ultimamente ha affrontato attraverso il genere hip hop e la lingua inglese.

In occasione dell’uscita dell’ultimo album Sunday Affair, lo abbiamo intervistato.

 

Quando è nata la tua voglia di fare musica?

Molto presto: ho comprato la mia prima chitarra quando avevo circa sedici anni. Era una chitarra flamenca. Compiuti i diciotto, ho comprato la prima chitarra elettrica e con alcuni amici ho iniziato a suonare cover di canzoni di heavy metal.

Quali sono stati i tuoi primi lavori?

Insieme ad un mio vecchio amico abbiamo formato un gruppo trash-heavy metal chiamato Ahoora a Tehran nel 2001. Abbiamo registrato il nostro primo demo nel 2004 ma successivamente ho lasciato la band per iniziare un progetto instrumental-prog-metal chiamato Poetic DiZeaZe da cui è nato l’album “ThiZiZPoeticDiZeaZe” del 2008. Dal 2014 sto lavorando ad un nuovo progetto trip-hop/hip-hop con cui mi firmo Shirman. Con il nome di Shirman ho già pubblicato due album: Nooch (2015) e Silent Seasons (2016). Nel 2016  ho conosciuto il rapper americano Emma Effers e da questo incontro è nata una collaborazione experimental hip-hop: abbiamo formato il duo ‘’The Letter Noon’’ e nel 2017 abbiamo realizzato insieme il nostro primo EP “Sunday Affair”.

Quali sono state le collaborazioni più importanti della tua carriera?

Ho avuto il piacere di lavorare con alcuni artisti di grande talento in Iran: Milad Tangshir , Ashkan Hadavand e Mohammad Baei sono le collaborazioni presenti in Ahoora, mentre Alireza Saeedian e Kasra Saboktakin in Poetic DiZeaze. In Italia sto lavorando con la cantante iraniana di jazz Sanamika.

A quali artisti si ispira la tua musica?

Mi influenzano diversi generi musicali che ascolto come amante della musica e a cui mi ispiro come artista. I miei interessi personali spaziano da band come King Crimson, Pink Floyd, Iced Earth, Tool, OSI, Porcupine Tree ad artisti elettronic-ambient come Brain Eno, Simon Posford. Ascolto anche ad artisti experimental come Mike Patton e jazz come Miles Davis, John Medeski, Bugge Wesseltoft, Erykah Badu, Robert Glasper. Per quanto riguarda il genere trip-hop, che si ritrova spesso nei miei lavori, faccio riferimento ai Massive Attack, DJ Shadow, DJ Krush, Blockhead, Anitek. Tuttavia una delle mie passioni musicali più forti rimane comunque l’hip-hop dei The Roots, Gil Scott-Heron, Mos Def, Atmosphere, Homeboy Sandman, MF Doom e U3.

Quale è il messaggio che cerchi di trasmettere con la musica?

Uso la musica per esprimere i miei sentimenti e le mie esperienze. La mia musica è espressione della mia vita e la mia visione di essa, ma mi impegno ad affrontare anche temi sociali come il razzismo. La mia musica sono io.

Stai già lavorando a nuova musica inedita?

Al momento sono concentrato su nuovi brani per ‘’The Letter Noon’’, ma spero di far uscire, entro l’anno prossimo, un nuovo disco come Shirman.

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