Il Pantheon a pagamento: giusto o sbagliato?

Il Pantheon, uno dei simboli della Città Eterna, sta per cambiare faccia: da monumento free open a museo a pagamento. Questa novità entrerà in vigore dal 2 maggio 2018, secondo gli accordi firmati tra il Vicariato e il Mibact presenziato da Franceschini (il ministro della cultura) e del Vicario per la Diocesi di Roma monsignor Angelo De Donatis.

Due euro sarà il prezzo da pagare per vedere questo colosso artistico, soldi che serviranno al Mibact per valorizzare e tutelare il monumento, garantire un servizio di sicurezza per i visitatori e infine per sostenere le spese di manutenzione che la struttura richiede. Rimarrà però l’accesso gratuito per l’esercizio del culto e delle attività religiose.
La proposta di inserire un biglietto a pagamento era prevista per i primi di gennaio, il tutto accompagnato da non poche polemiche tra cui quelle del vice sindaco e assessore alla Cultura Luca Bergamo, assai contrario all’iniziativa.

«È un momento triste, prodotto dall’idea che il godimento dell’arte sia principalmente ad appannaggio del turismo invece che veicolo per la formazione delle persone e del loro benessere» sostiene l’assessore.

E poi: «il Governo adotta nuovamente decisioni che hanno impatto sulla vita della Capitale senza cercare un accordo con chi l’amministra. Mi auguro che il ministero abbia pensato ad accantonare fondi da trasferire a Roma per coprire i costi delle misure aggiuntive di vigilanza urbana e polizia ammintrativa che necessariamente deriveranno dalla formazione di code sulla piazza. Chiederò la revoca del provvediemento».
Il ministro dei Beni Culturali non ha proferito parola di critica sull’accaduto, ma solo parole rassicuranti sul fatto che non ci saranno altri luoghi di culto che subiranno una simile modifica. Nel proveddimento si dice, infatti, che solo ed esclusivamente il Pantheon sarà soggetto a pagamento, dato che per scelta cittadina ogni chiesa della capitale è free entry, differentemente da altre città dove l’ingresso è a pagamento.
Certo è che il Pantheon attira milioni di visitatori all’anno ed è uno dei monumenti più visitati del nostro“stivale”e quindi le entrate sarebbe copiose, tanto che si potrebbe arrivare a coprire molte spese di manutenzione dello stesso e, chissà, forse anche di altre opere e monumenti. Si potrebbe così creare una situazione virtuosa così da creare possibilità di lavoro per molti, sia nel settore del restauro e più in generale in quello artistico, sia in quello della sicurezza, incoraggiando forse in questo modo l’assunzione di numerosi giovani che non solo anelano al lavoro, ma che vogliono rendersi utile per salvaguardare il loro paese.
La scelta vagliata dal ministro della cultura ha suscitato parecchie diatribe. Cè chi pensa che la scelta sia giusta ed equa, sottolineando quanto il pagamento da versare per ammirare l’opera sia esiguo e i tanti benefici che quelle somme potrebbero portare al monumento e all sua conservazioni, data anche la sua longevità. C’è chi invece pensa che sia una decisione iniqua, una costrizione volta a tarpare la libertà dei cittadini e dei turisti in generale per ususfrire e beneficiare della cultura intesa come bene pubblico, libero da vincoli e accessibili a tutti, senza differenza di genere o status sociale.
È difficile dire quale delle due fazioni abbia ragione, solo da maggio sapremo come si evolverà la situazione e forse solo dopo un bilancio annuale si potrà essere certi della lungimiranza (o meno) della decisione presa.
Francesca Ferrari
Sono una letterata combattiva come una tigre, ruggisco ma faccio anche le fusa. Non importa come cado, l'importante è rialzarmi e nel mentre guardo il mondo e ne faccio articoli.

Commenta