Più di 50mila senza una casa: l’altra faccia del Natale

Giovani, anziani, bambini, uomini, donne, la povertà non ha sesso né età. Mentre nelle città si respira un’atmosfera natalizia di gioia e di festa e scatta la corsa ai regali, c’è chi a questo clima festoso non può partecipare, sentendosi isolato ed invisibile. Sono i senzatetto, persone che hanno fatto della strada la propria casa. Per loro non esiste festa o giorno di riposo perché la sopravvivenza non va mai in vacanza.

Come ad Odessa, in Ucraina, città con una vita sotterranea fatta di giovani che vivono in tombini arredati come se fossero degli appartamenti: “si apre la grata e si è a casa” dice uno dei ragazzi intervistati da una giornalista del programma televisivo Nemo, che vive in un tombino della città da quasi sei anni. C’è chi muore là sotto e chi, prima o poi, riesce ad uscirne, andando a vivere in una vera e propria abitazione. “In inverno abitiamo nei tombini perché con i tubi fa caldo”, prosegue il ragazzo,” ma c’è puzza”. In primavera invece, lì sotto non si respira, quindi si trasferiscono sui tetti di lamiera dei garage nascondendosi costantemente per non essere visti dai proprietari dei box. Ma come ci sono finiti là sotto? La maggior parte di loro scappa di casa perché vivere nei tombini è più sopportabile della loro situazione famigliare: c’è chi veniva picchiato dai genitori, chi doveva convivere con famigliari alcolizzati e chi ha qualche caro in carcere. In città vengono considerati dei “topi” e in quanto tali, devono essere tenuti lontano dalla vita sociale e dai turisti. In che modo? Spesso, mentre dormono, le persone addette sigillano i tombini seppellendoli dentro. Non mancano altri atti di vandalismo: nel dicembre del 2016, alcune persone hanno tirato una bottiglia di molotov all’interno di un tombino bruciando due ragazzi che vi abitavano.

 

Senza andare troppo lontano da noi, a Roma esiste un’altra realtà che ai turisti non è dato conoscere. Qui, ci sono persone che vivono nei sottopassaggi che portano ad alcune delle piazze più importanti e famose, come quello che si trova vicino a via Veneto o a Porta Pia. Anche qui le persone cercano di arredare il luogo come se fosse una casa, e anche qui, niente sicurezza.

A Roma come ad Odessa ed in qualsiasi altro posto dove questi spaccati di vita rimangono invisibili, il pericolo è all’ordine del giorno.

Ci sono molti ubriachi che terminata la loro serata in discoteca, urlano e tirano le bottiglie nei sottopassaggi, ferendo i senzatetto. Ma c’è anche chi la vita l’ha persa davvero, come la 49enne brasiliana Norma Maria Moreira Da Silva, uccisa da un altro clochard di origine italiana, o Laurenti Ursaru, detta Laura, prostituta romena transessuale di ventisette anni uccisa a coltellate da un cliente.

Secondo i dati Istat nel 2016 sono 50.724 i senza dimora di cui 21.259 sono italiani e Milano e Roma sono le due città con il maggior numero di clochard, circa il 38,9% presenti sul suolo italiano.

Che numeri daranno i dati del 2017?

Elisa Turati
Studentessa di lingue e letterature straniere. Amo il francese, il nuoto e la pizza con le patatine fritte. Sogno di diventare giornalista pofessionista.

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