Tanti auguri, dizionario Zingarelli!

Tanti auguri e cento di questi giorni! Ecco la tipica frase che si augura ad una persona nel giorno del suo compleanno. Eppure nell’ultimo periodo non si festeggia il compleanno di una individuo famoso ma di un ‘libro’ famoso, il più letto, consultato e acquistato; un volume che è cambiato spesso sia dentro che fuori: stiamo parlando del dizionario più importante d’Italia, lo Zingarelli.

Il dizionario più famoso del Paese, così noto che basta il nome per capire subito di cosa stiamo parlando, racchiude in sé il linguaggio comune, la lingua d’uso e non artefatta, che si aggiorna (anche nell’aspetto, grazie al passaggio al digitale) e contiene ad oggi 145 mila parole. E in questi giorni raggiunge un traguardo alquanto notevole, ben cento anni di vita.

La meraviglia di quest’opera è la capacità di mostrare la storia del nostro Paese tramite l’andamento linguistico: con le “entrate” e le “dipartite” delle sue voci ci racconta in un certo senso l’evoluzione della società italiana.

Infatti si iniziano a studiare e comprendere un popolo e un paese a partire dalla lingua, ancora prima di qualsiasi altro elemento antropologico, e si esamina il suo modo di comunicare con il mondo per ottenere la chiave di volta per comprendere un’intera comunità.

Nei vari anni, nello Zingarelli sono state inserite parole che hanno segnato in maniera unica una particolare annata (va infatti ricordato che ogni anno vengono inserite un migliaio di parole). Nel 1994 ad esempio, venne inserita la voce tangentopoli o consociativismo, lemmi che fino a quel momento non avevano motivo di esistere. Nel 2000 entrò viagra e qualche anno dopo ecomostro, tutte selezionate con grandissima precisione, proprio perché l’attenzione e la cura con la quale si compone il dizionario è elevata.

Mai nulla è lasciato al caso, ma rispetta regole imprescindibili: il dizionario deve essere lo specchio della società.

Perciò non bisogna stupirsi se in esso troviamo parole come bimbominkia o influencer; proprio come cambia la comunicazione orale, altrettanto variabile è quella scritta. Succede a volte che certi neologismi nascano con grande acclamazione e muoiano in breve tempo, hanno insomma la stessa vita di una farfalla e come lei si sono eclissati senza far rumore.

Tanto si potrebbe dire di questo prezioso tesoro della lingua italiana che non si finirebbe mai di decantarne le virtù, ma il pregio più grande è quello di aver fatto collimare evoluzione e tradizione che, in uno stato come quello italiano, non sempre è compito facile. Ha dato valore alle parole e le ha inserite in un contesto temporale ben preciso, cosa che noi spesso dimentichiamo. Ha insegnato ad apprezzare la ricchezza del nostro patrimonio linguistico che più di qualsiasi altro ha in sé vere e proprie perle e una storia lunghissima, aprendoci così ad infinite opportunità; l’opportunità di affacciarci al progresso, l’opportunità di migliorarci, l’opportunità di essere liberi e civilizzati.

Francesca Ferrari
Sono una letterata combattiva come una tigre, ruggisco ma faccio anche le fusa. Non importa come cado, l'importante è rialzarmi e nel mentre guardo il mondo e ne faccio articoli.

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