La radio: una storia infinita

Riccardo Seghizzi

Nonostante il passare degli anni, la radio rimane sempre al passo con i tempi, si evolve, cambia.

La questione di chi sia l’inventore di questo potente strumento è tuttora oggetto di controversie. Sono tre i personaggi che si contendono questo illustre pregio: il nostrano Guglielmo Marconi, Nikola Tesla e il meno noto, ma non meno importante Julio Cervera Baviera.  In realtà, si può tranquillamente affermare che tutti e tre i fisici in questione sono stati, in modi differenti e per diversi meriti, gli inventori della radio.

Dalla fine del 1890 al 1915 è il periodo nel quale la radio passa da “trasmissione senza filo” a “telegrafia a spinterometro”. Negli anni ’20 l’idea di trasmettere contenuti sonori alle masse diventa realtà e, da questo momento in poi, la radio diventa un mezzo di comunicazione di massa: in gergo tecnico, broadcasting. Due anni dopo nasce la più antica radio del mondo e tuttora esistente ed in forza: la BBC.

La radio diventa, dopo la stampa, una gigantesca innovazione nella comunicazione alla massa.

Questa innovazione tecnologica porta, come spesso accade alle invenzioni tecnologiche, porta con se un sacco di altri elementi: produttori, consumatori, linguaggi, immaginari e tanto altro ancora.

Il modello americano prevede che la radio sia gestita da privati finanziati dalla pubblicità e si contrappone, per questo, al modello europeo in cui la radio è gestita dallo Stato che ne detiene il monopolio come servizio pubblico.
In Italia la radio ha avuto più difficoltà a trovare spazio. L’input più importante e che di fatto diede visibilità a questo strumento dalle potenzialità enormi provenne da Costanzo Ciano, ministro nel primo governo Mussolini. La prima emittente italiana, l’Unione Radiofonica Italiana,  risale al 1924.
Per ricollegarsi ai due modelli precedentemente citati, nel 1925 un decreto legge dichiarò il monopolio assoluto dello Stato sulle comunicazioni senza fili. Gli anni Trenta per la radio furono caratterizzati dai primi spot pubblicitari, radiocronache e propaganda.

Ma è nel periodo della seconda guerra mondiale  che la radio fa il vero salto di qualità: in tempo di guerra la comunicazione rapida e veloce risultò fondamentale.

Dopo la distruzione portata dalla guerra anche la radio, come la nazione intera, dovette ricostruirsi. Assunse, allora, il nome di RAI (Radio Audizioni Italia) ed inizia il suo periodo d’oro. I prezzi stracciati resero possibile l’acquisto a chiunque. Così la radio è entrata nelle case di tutti gli italiani.

Nel 1951 venne trasmessa la prima edizione del Festival di Sanremo. Tre anni dopo l’arrivo di un nuovo strumento sul mercato spinse la radio ha cercare di migliorarsi per reggere il confronto. Si trattava  della televisione, che non riuscì, comunque, a segnare il definitivo declino della radio.
L’invenzione dell’autoradio, infatti, la trasformarono in un oggetto trasportabile ovunque e la fecero diventare un simbolo di libertà diffuso soprattutto nei giovani.
Nel 1960, la TV fu investita da un cambiamento non indifferente: la distinzione in tre canali per accontentare un numero sempre maggiore di utenti.  Il Primo era editato all’informazione politica e sociale, il Secondo puntava sulla prosa, sulla musica e sulla varietà, mentre il Terzo divenne il canale culturale.
In questi anni nascono anche le prime trasmissioni appositamente per i giovani, come Bandiera Gialla, Per Voi Giovani e Alto Gradimento, spesso condotte dalla coppia Arbore-Boncompagni.
Negli anni Ottanta, i maggiori introiti delle pubblicità alle radio, dovuti alla crescita degli ascolti, rese possibile la trasformazione delle radio libere in radio private.
Furono gli anni Novanta a rischiare di mandare k.o il più longevo dei mass media dopo il giornale, a causa del grande successo della televisione.

Con l’avvento di internet il connubio radio-web risulterà fondamentale per il suo rilancio.

Sono nate, infatti, molte web-radio e siti web delle radio già esistenti. Gli spettatori della tv calano e la radio torna ai suoi vecchi splendori.
La radio dimostra, ancora una volta, di essere in grado di condizionare i gusti del pubblico.
Capace di crescere, di superare le difficoltà e di adattarsi ai vari periodi storici che ha attraversato, la radio è, inoltre, riuscita a soddisfare sempre il suo pubblico.
Si può dire, in fondo, che la radio l’abbiamo fatta un po’ tutti. Chi l’ha inventata, chi l’ha condotta, chi l’ha sponsorizzata ed anche chi l’ha ascoltata.
La speranza è che questo strumento dal valore inestimabile continui la sua già lunghissima vita.

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