Le scuse maldestre di Catherine Deneuve

Catherine Deneuve fa parlare ancora di sé. Domenica 14 gennaio si sarebbe scusata con le vittime di violenze e aggressioni sessuali che si sono sentite violate, una seconda volta, dalla sua lettera firmata – insieme ad altre 100 attrici francesi – per il “diritto alla molestia”.

Je salue fraternellement toutes les victimes d’actes odieux qui ont pu se sentir agressées par cette tribune parue dans Le Monde, c’est à elles et à elles seules que je présente mes excuses.

In una contre-tribune pubblicata sul quotidiano Libération, Deneuve si sarebbe anche distanziata dalle posizioni di altre firmatarie, come l’ex conduttrice radiofonica Brigitte Lahaie, che durante un dibattito televisivo avrebbe sostenuto che «alcune donne possono raggiungere l’orgasmo durante lo stupro» .

Il problema, però, è che le sue scuse si rivolgono solamente alle donne molestate e violentate.

Laura Sulmona, cofondatrice delle femministe contro il cyberbullismo, sostiene  che anche queste scuse continuino ad essere politicizzate. «È l’idea che alcune vittime possano essere troppo sensibili, che altre siano più resilienti, crea una sorta di gerarchia, di categorizzazione delle vittime» .

Altre donne vengono interpellate perché “alla fine è un dibattito fra voi donne”, sostiene il giornalista – uomo – che dovrebbe moderare il dibattito su Politique Française 2. Niente di più sbagliato. Si rivolge poi a Caroline de Haas, donna molestata e militante femminista, e le chiede se accetti le scuse di Deneuve.

«Certo che le accetto», replica lei, «perché ha preso coscienza di quello che è successo, sia in direzione delle donne vittime sia in direzione della società» e continua, sostenendo che «quello che manca sono i fatti. Negli Stati Uniti migliaia di donne si sono mobilitate, in Francia il movimento è ancora troppo timido».

Per Eugénie Bastié, colonnista per Le Figaro, il dibattito è difettoso: «le scuse non sono abbastanza. Bisogna rendersi conto che esiste una linea di frattura fra chi considera non ci sia nessun grado di differenza fra la galanteria e la molestia sessuale e chi, invece, considera esista una forma di asimmetria nel rapporto amoroso (secondo lei, quest’ultima negativa)».

Il problema, secondo lei, starebbe nella profonda differenza insita nelle due culture, americana e francese: la prima più puritana (?!), la seconda più libertina. «Il femminismo americano è più radicale rispetto a quello francese e questo non può che essere un vantaggio: non si fa la “la guerra dei sessi” in Francia. Ho trovato anche irritante la cerimonia dei Golden Globes, i discorsi erano troppo vendicativi. È stata tutta una grande generalizzazione dell’eccessiva militanza americana».

Caroline de Haas ribatte, partendo da un assunto più ampio: «l’insieme dei movimenti femministi in Francia attraversa la politica come un fil rouge. Non si tratta di un dibattito fra donne, ma fra cittadini e cittadine».

«Ma gli uomini hanno paura di partecipare a questo dibattito», risponde l’unico uomo in sala.

«Ah, oui?! Trova?» sgrana gli occhi de Haas, sottolineando che è un dibattito politico, poco importa che siano uomini o donne a combatterlo. «Eugénie e io abbiamo opinioni completamente differenti, eppure siamo due donne».

Il problema, continua, è che Catherine Deneuve ha banalizzato le violenze, senza contare lo sbagliatissimo passaggio finale sull’istruzione delle giovani ragazze. «Come se fosse responsabilità delle mamme di inculcare nelle figlie l’idea che potrebbero essere molestate e, di conseguenza, che sia meglio stare attente e proteggersi. Mentre agli uomini non viene addossata nessuna responsabilità, non vengono nemmeno chiamati in causa. In questo modo, purtroppo, Deneuve deresponsabilizza gli aggressori, scaraventando tutta la colpa della molestia e/o violenza sulle spalle della vittima».

Non si può continuare a fare “apologia della violenza”. Catherine Deneuve, ricorda de Haas, ha giustificato anche la violenza per sodomizzazione compiuta da Polanski nei confronti di una 13enne.

Il problema, comunque, sta alla base: ancora oggi, non si riesce a portare avanti una discussione tranquilla e costruttiva quando si parla di femminismo.

«Quando si discute di economia o ambiente, problemi gravi e attuali quanto il femminismo, tutti mantengono la calma. Questo non succede quando l’attenzione si sposta sul femminismo, tutti si accalorano, tutti puntano subito il dito alla “guerra dei sessi”. È importante ricordare che ci troviamo all’interno di un dibattito politico e tale deve rimanere».

Elena Cirla
Studentessa di Lettere Moderne, classe 1994.
Amante dell'autunno, dei viaggi e del vino rosso.

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