Il selfie diventa arte: apre a Los Angeles il Selfie Museum

Una delle più grandi espressioni della cultura popolare contemporanea, nonché la più economica arte del mondo, apre il suo primo museo a lei tutto dedicato: stiamo parlando del selfie. Chiamato all’inizio “autoscatto”, da anni ormai è oggetto di festival, premi e riconoscimenti volti a premiare il miglior lavoro artistico, realizzato con mezzi non sempre professionali, ma capaci di catturare al momento giusto la perfezione (spesso data dall’imperfezione) del volto umano.

Dopo questo enorme successo, la California ha deciso di inaugurare uno spazio tutto dedicato alla forma più autocelebrativa e narcisista degli ultimi anni. A gennaio il Selfie Museum aprirà i battenti a Los Angeles per tutti gli amanti della fotografia e della sua forma più popolare. Essa ospiterà gallerie, mostre ed eventi per celebrare questa complessa arte che ha conquistato tutto il mondo, senza discriminazione di sesso o età.

L’apertura della struttura è avvolta da un alone di euforia e curiosità.

Quello che è già noto è il prezzo che il museo incasserà per ogni biglietto venduto: 25$. Anche se elevato, il costo comprende anche una parte interattiva che propone allo spettatore di mettersi alla prova, fornedogli un kit per ottenere uno spettacolare selfie adatto a qualsiasi social.

Il cofondatore del museo Tommy Honton, che con Tair Mamedov ha ideato e deciso di aprire la costruzione, si aspetta grandi cose: «Vogliamo che le persone ridano e siano piacevolmente sorprese da tutta l’esposizione». Si va incontro a una nuova concezione di fruizione dell’arte e dell’opera d’arte, che non sono più oggetto di una visione passiva, ma creano un’interazione attiva con il visitatore. «La gente non vuole più consumare silenziosamente l’arte, piuttosto vuole esserne parte. Ci sono più selfie con la Gioconda che foto della Gioconda stessa – chiarisce il curatore. – Speriamo che la gente si diverta, che non riesca a fare a meno di farsi una foto».

Questo tipo di arte è volto al coinvolgimento totale della persona, anche grazie alla natura del prodotto artistico che si sta guardando. Il selfie di per sé è qualcosa che tutti noi siamo abituati a fare, senza essere veri e propri artisti; forse quello che il museo si propone di fare è di accorciare la distanza che spesso si viene a creare tra artista-opera d’arte e fruitore, per avvicinare anche un pubblico che non ha mai frequentato l’ambiente museale o delle mostre. Magari vedere l’autoscatto di un ragazzo accanto alla Gioconda potrebbe aprire un interesse verso l’opera o il suo autore, così da dischiudere un dialogo con un mondo nuovo e, sopratutto, con un universo così libero, vario e irriverente.

Francesca Ferrari
Sono una letterata combattiva come una tigre, ruggisco ma faccio anche le fusa. Non importa come cado, l'importante è rialzarmi e nel mentre guardo il mondo e ne faccio articoli.

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