Andrew Cunanan e l’assassinio di Gianni Versace

È in onda su  Fox Crime (Sky, canale 116), in contemporanea con gli Stati Uniti, la serie tv diretta da Ryan Murphy American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace.

Sono state molte le polemiche sollevate riguardo all’assenza in alcuni episodi di quelli che si pensava essere i protagonisti della serie, in particolare Donatella Versace (interpretata da Penelope Cruz) e lo stesso Gianni Versace (interpretato da Edgar Ramìrez). Tuttavia è molto probabile che queste polemiche nascano dal fatto che in pochi siano effettivamente informati sulla vicenda. Poco si sa riguardo al tipo di relazione tra il famoso stilista e il suo assassino; la famiglia Versace, ad oggi, dopo vent’anni dall’accaduto, nega che i due si conoscessero, mentre diversamente la pensa la giornalista di Vanity Fair che, all’epoca, si occupò approfonditamente del caso Cunanan, Maureen Orth. Autrice del libro Vulgar Favors: The Assassination of Gianni Versace su cui sono basati i fatti narrati nella serie tv di Murphy, Orth afferma con convinzione, basandosi su molteplici testimonianze, che i due si fossero incontrati almeno una volta, a San Francisco nel 1990, quando Versace avrebbe approcciato Cunanan con la frase che era solito utilizzare per rompere il ghiaccio: «Ti conosco, lago di Como, no?», con riferimento alla casa che possedeva sul lago di Como.

I retroscena dell’assassinio non possono avere come protagonista nessun altro se non l’assassino Cunanan e come egli sia giunto a compiere l’ultimo di cinque efferati omicidi.

Per questi stessi motivi, la serie di Murphy ha focalizzato i suoi sforzi nel ricostruire la misteriosa figura dell’omicida.

Orth racconta come, al momento dell’assassino, avesse già pronto un pezzo per Vanity Fair proprio sul ventisettenne che, nel pieno della sulla follia omicida, aveva già ucciso quattro persone (Jeff Trail, David Madson, Lee Miglin e William Reese) diventando uno degli assassini più ricercati dall’ F.B.I. Viene descritto dalla giornalista come un narcisista, esperto dell’inganno e bugiardo patologico: Cunanan, infatti, era solito inventare dettagli sulla propria vita, come ad esempio il fatto che il padre possedesse coltivazioni di ananas nelle Filippine, insieme ad altre molteplici bugie. Cosa lo spinse all’omicidio di Versace non è ancora del tutto chiaro, e a questo punto mai lo sarà; l’opinione comune vuole come motivazione più ovvia l’invidia nei suoi confronti, l’invidia nei confronti di un uomo che rappresentava tutto ciò che egli avrebbe voluto essere, ma che non sarebbe mai diventato.

Otto giorni dopo l’ultimo dei suoi crimini, appunto l’omicidio di Vesace, Cunanan fu ritrovato in una casa galleggiante, con la pistola nella mano e una pallottola in testa: «Chillingly, the bullet that Cunanan put through his own skull traveled exactly the same trajectory as the bullet he put through Versace’s brain.»

Con amarezza, Orth termina il suo articolo su Vanity Fair sottolineando come oggi il mondo non sia ancora privo di questi “seekers of fame”, che proprio come Cunanan sono pieni di rabbia e desiderosi di essere ricordati tanto da arrivare a commettere omicidi pur di ottenerlo, o forse, continua: «Who knows? Today, he might have found an outlet in that anger and hate by trolling Versace on social media.»

Francesca Rubini
Vado in crisi quando mi si chiede di scrivere una bio, in particolare la mia, perché ho una lista infinita di cose che mi piacciono e una lista infinita di cose che odio. Basti sapere che mi piace scrivere attingendo da entrambe.

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