Tra Salvini e il governo un mare di incognite

Una delle battaglie che più sta animando la campagna elettorale in vista del voto del 4 marzo è lo scontro tutto interno al centro-destra tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi.
Il leader leghista negli ultimi anni è riuscito  nonostante alcuni mai sopiti contrasti interni a smarcare la Lega dall’antica bandiera secessionista e si è imposto nel panorama politico italiano come capofila della destra sovranista, euroscettica e anti-immigrazione. Questo cambiamento di rotta, accompagnato dalla solida alleanza con Marine Le Pen e dall’avvicinamento a Trump e Putin, ha portato la Lega ad accrescere enormemente i suoi consensi, superando a più riprese il 15% nei sondaggi e diventando per molto tempo il primo partito del centro-destra. Grazie a queste premesse, fino all’inizio della campagna elettorale, Salvini incarnava il principale leader del suo fronte e aveva più volte prevaricato Berlusconi nella scelta dei candidati (Meloni a Roma nel 2016, Musumeci in Sicilia nel 2017, lo stesso Fontana in Lombardia nel 2018) e nella scelta della linea politica, che si era inevitabilmente spostata su posizioni più oltranziste nei confronti dell’Europa.

Berlusconi ha ripreso fiato dopo il successo di Forza Italia in Sicilia e ha deciso di smarcarsi da Salvini, riavvicinandosi al Ppe e presentandosi come leader serio, responsabile e garante della stabilità italiana, disposto anche a formare, dopo le elezioni, un governo con il Pd per evitare una maggioranza Lega-M5S. Dalle prime battute della campagna elettorale, nonostante il programma comune del centro-destra, Berlusconi è riuscito a catalizzare l’attenzione con le solite promesse mirabolanti, spesso in contrasto con quelle di Salvini. Per molti giorni si è assistito allo scontro frontale tra i due leader su qualsiasi questione venisse posta all’ordine del giorno: Europa, rapporti con l’Islam, dazi, condono edilizio, ritorno della leva militare obbligatoria e abolizione della legge Fornero. Nel frattempo Berlusconi ha cominciato a recuperare elettori e in breve tempo ha riguadagnato terreno sul suo alleato.

Ora, a tre settimane dal voto e con l’elettorato che si sta progressivamente cristallizzando sulle posizioni già acquisite, Salvini si trova alle strette. Il sistema elettorale prevalentemente proporzionale e la volontà dei leader di prevalere l’uno sull’altro hanno configurato una situazione per la quale non esiste un candidato premier riconosciuto e condiviso dai quattro partiti della coalizione: se il centro-destra dovesse vincere le elezioni, il presidente del Consiglio sarà espresso dal partito che avrà preso più voti all’interno dello schieramento. Al momento il primo partito è Forza Italia, e infatti Berlusconi indica continuamente nuovi potenziali premier per rimescolare le carte.

Se nelle urne dovesse effettivamente prevalere Forza Italia, per Salvini sarebbe un problema mantenere le sue promesse e tenere fermi sul tavolo i temi caldi  immigrazione, euro, Europa  grazie ai quali ha preso i voti. Se invece la Lega dovesse prendere un voto in più del suo alleato, non è detto che Berlusconi non rompa l’alleanza un attimo dopo per provare a formare insieme a Renzi, D’Alema e la parte della Lega più vicina a Maroni un governo di emergenza che garantisca di fronte a Bruxelles la posizione filoeuropea che l’Italia ha mostrato negli ultimi anni.

Anche a causa di questi sospetti incrociati il livello dello scontro tra Salvini e Berlusconi cresce ogni giorno.

Per Salvini non c’è però solo il pericolo che Forza Italia prevalga sulla Lega, ma anche il problema di un Berlusconi che gioca su più tavoli e lo insidia sui temi a lui più cari, come l’immigrazione. Un momento di svolta in questo senso è stata la vicenda di Macerata. Nel tentativo di recuperare voti e catalizzare il consenso degli elettori più impauriti dall’immigrazione, il leader leghista aveva infuocato il dibattito con dichiarazioni durissime dopo il ritrovamento del corpo di Pamela Mastropietro:

Immigrato nigeriano, permesso di soggiorno scaduto, spacciatore di droga. È questa la “risorsa” fermata per l’omicidio di una povera ragazza di 18 anni, tagliata a pezzi e abbandonata per strada. Cosa ci faceva ancora in Italia questo VERME? Non scappava dalla guerra, la guerra ce l’ha portata in Italia. La sinistra ha le mani sporche di sangue. Espulsioni, espulsioni, controlli e ancora espulsioni! La Boldrini mi accuserà di razzismo? La razzista (con gli italiani) è lei.

Quando poi l’ex candidato leghista Luca Traini ha ferito otto neri durante il suo raid razzista e fascista, Salvini non ha perso tempo a incolpare la sinistra di avere favorito l’immigrazione e di avere innalzato lo scontro sociale. Berlusconi ha parlato di “bomba sociale pronta a esplodere” e di “600 mila immigrati da cacciare”. Entrambi hanno provato a cavalcare la paura, senza però tenere conto che in cambio di qualche voto guadagnato sul fonte “sovranista”, probabilmente già in dote al centro-destra, ne avrebbero persi molti altri tra gli elettori moderati.

Se infatti è vero che il cosiddetto “effetto Macerata” consiste nell’allontanamento dal Pd degli elettori che più hanno sofferto la crisi e che vivono con sospetto e con disagio l’immigrazione, è altrettanto vero che un effetto uguale e contrario potrebbe essere quello di molti elettori moderati del centrodestra, contrari alla violenza e alla propaganda sulla violenza, che decidono di astenersi o di scegliere il nuovo corso “normalizzato” che Di Maio ha impresso ai Cinque Stelle. Quel voto moderato era stato l’obiettivo di Berlusconi all’inizio della campagna elettorale e sicuramente resta il pubblico principale di Forza Italia, ma dichiarazioni come quella sui 600 mila immigrati risultano senza dubbio spiazzanti. Al punto in cui si è giunti, con tutti i partiti che si rincorrono a destra non ultimo il Pd renziano che diserta le piazze antifasciste di Macerata e Milano  gli ondeggiamenti di Berlusconi minacciano anche la tenuta dell’elettorato leghista.

Le posizioni che negli ultimi anni erano state la bandiera vincente di Salvini rischiano oggi di rinchiuderlo in una gabbia senza uscita.

Il leader leghista è infatti costretto a rincorrere, provando da una parte a riaffermare l’intesa di facciata con Berlusconi, e dall’altra a riconquistare i punti persi nelle ultime settimane. Una rincorsa tutta in salita, che riempie di incognite la sua strada verso Palazzo Chigi e verso il governo.

Studente di giurisprudenza. Quando non leggo, mi guardo intorno e mi faccio molte domande.

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