A casa tutti bene: il ritorno del già visto

Chi ha detto che creare una commedia fosse semplice?
Secondo l’Enciclopedia Treccani, la commedia è una rappresentazione scenica, generalmente in versi, di una vicenda tratta dalla vita comune, che, attraverso un susseguirsi di casi divertenti, si risolve lietamente.
Qualora non riesca a suscitare il riso, l’opera dovrebbe quantomeno risultare piacevole, in grado di intrattenere gli spettatori.
“A casa tutti bene”, commedia cinematografica del 2018 diretta da Gabriele Muccino, non è riuscito nell’intento.
La trama è lineare: Alba e Pietro sono una coppia di pensionati che ha deciso di trasferirsi su un’isola. In occasione delle nozze d’oro, organizzano un pranzo al quale partecipano figli, nipoti e altri famigliari.
Solitamente, chi ben comincia è a metà dell’opera. Ma non per Muccino.
L’inizio del film appare caotico, venendo introdotti, in un’unica e confusionaria situazione inziale, la maggior parte dei personaggi. Un’introduzione che non ha dato loro alcun tipo di spessore o elementi personali, trattati alla strenua di comparse in cui lo spettatore, ubriacato dalla frenesia delle scene inziali, prega che la matassa si sciolga con il proseguirsi delle vicende.
Ma se il fallimento è stato evidente nell’introdurre i personaggi, le vicende narrate non fanno altro che gettare benzina sul fuoco.

L’intero story telling si svilupperà sul già rivisto: amori scoppiati sull’isola serviti su piatti d’argento, tradimenti, liti dai generi più disparati.

Il tutto condito da litanie dialettali e non, da crisi di pianto da parte delle signore, da tante, troppe urla, e da un continuo via vai di personaggi maledettamente frenetico, la cui inquadratura della cinepresa si muove come se fosse legata al cofano di un’auto da rally.
I momenti per riprendere il fiato, dove dominano pace e rumore delle onde, si contano sulle dita di una mano, oppure terminano inesorabilmente con lacrimoni e zizzanie.
La conclusione, infine, è un flop clamoroso.
Dopo essere stato marinato della prevedibilità per 1 ora e 40 minuti circa, il film gioca un’improbabile carta crea-stupore assolutamente ininfluente per la trama, susseguita da un lagnoso monologo sull’amore, su quanto la vita sia incontrollabile e punisca con docce fredde.
Le recensioni non si sono fatte attendere, alimentate anche dal fatto che “A casa tutti bene” sia stato primo ai botteghini dalla sua uscita, con un incasso di più di 3,4 milioni di euro nel weekend del 17 e 18 febbraio.

Il giornalista Davide Turrini ha affilato gli artigli trattando del film sul Fatto Quotidiano.
L’occhiello dell’articolo parla chiaro:

Sarà che il sovraffollamento del set rischia di procurare più disorientamento che eterogeneità nel racconto, sarà che il tempo a disposizione per andare in profondità alle singole psicologie è matematicamente risicatissimo (venti personaggi per centocinque minuti di durata, cinque minuti e qualcosa a testa, e tutti devono sempre stare dentro l’inquadratura), ma il film fatica a farsi leggere come un travolgente affresco di un dramma familiare e sentimentale.

Tuttavia, il film ha anche incontrato riscontri positivi dalla critica.
Federico Gironi, critico cinematografico del sito comingsoon.it , esprime parole di elogio per il lavoro di Muccino:

A casa tutti bene riesce a colpire lo spettatore, mettendo in bocca ai personaggi battute e riflessioni che sono figlie della migliore rielaborazione contemporanea della grande tradizione della commedia all’italiana (Scola su tutti), e che fanno quasi perdonare certe banalità retoriche e ingenue, certe uscite da libro di Fabio Volo.

Si tratta di due punti totalmente divergenti, in cui gli amanti del film hanno identificato gli elementi sopracitati (emozioni, pianti, urla) come autentici, trasmettitori di pathos e frutto di un’ottima recitazione.
Per altri, invece, si è trattato di vagiti fastidiosi e sentimenti spiccioli, figli forse di un elemento di cui molti si lamentano nella commedia all’italiana.
Ossia, del sempreverde e ridondante già visto.

Matteo Lo Presti
Calciofilo e meme lord, il tutto innaffiato da Poretti 9 luppoli. Amo i tatuaggi, la filosofia morale, la Liguria e scrivere. Sogno l'autarchia e l'atarassia.

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