Il modello portoghese e la sinistra che funziona

NellEuropa del 2018 non ci sono solo le tante sinistre che perdono. Il Portogallo, infatti, rappresenta la tradizionale eccezione alla regola: da oltre tre anni alla guida del Paese c’è uninsolita alleanza di sinistra che unisce nella maggioranza di governo i moderati del Partito socialista e i radicali di due formazioni della sinistra-sinistra. Unalleanza che vince, governa, convince. E che raggiunge risultati eccezionali in campo economico.

La situazione di partenza non era delle più rosee. Nel 2011 il Portogallo era impantanato in una crisi difficilissima, con il rapporto deficit/PIL di quasi quattro volte superiore alla soglia consentita dallUe e la disoccupazione sopra il 10 per cento. Il Paese era entrato in recessione, e lallora premier socialista Jose Socrates si era visto costretto a chiedere lintervento della cosiddetta Troika (Unione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale). Il Meccanismo europeo di Stabilità finanziaria impose fin da subito un cura molto dura, simile a quella che era stata riservata a Grecia e Irlanda: aumento dellIva, vendita delle aziende pubbliche, riduzione degli stipendi dei dipendenti pubblici e dei sussidi per i disoccupati. A metà del 2011 era giunta al governo una coalizione di centro-destra guidata dal Partito Social Democratico di Pedro Passos Coelho e la situazione economica, seppur lentamente, aveva iniziato a riprendersi. Le elezioni del 2015 consegnarono una situazione numericamente molto simile a quella delle elezioni italiane del 4 marzo: il centro-destra era arrivato primo, con il 38,5 per cento, mentre i socialisti erano secondi, al 32. Le trattative per una larga coalizione tra conservatori e socialisti fallirono e il presidente della Repubblica consentì al leader del Partito socialista Antonio Costa di formare un governo di minoranza, con lappoggio esterno del Bloco de Esquerda (al 10 per cento, sulle posizioni dei greci di Syriza) e del cartello di verdi e comunisti Coalizione democratica unitaria (all8 per cento).

Lappoggio esterno si concretizza di volta in volta nellapprovazione dei provvedimenti del governo, interamente composto da ministri socialisti. La formula scelta è molto semplice, e coniuga le istanze ideologiche di entrambe le componenti: da una parte il rispetto dei vincoli di bilancio, dallaltra il superamento delle pesanti riforme inizialmente imposte dalla Troika. Nel tempo la situazione si è stabilizzata e il governo ha raggiunto numerosi risultati decisamente di sinistra: lIva su alcuni prodotti alimentari è stata ridotta al 13 per cento, la tredicesima dei dipendenti pubblici è stata reintrodotta, il salario minimo garantito è passato da 557 a 580 euro al mese. In generale, le condizioni del Paese hanno conosciuto un netto miglioramento: la disoccupazione è calata all8,9 per cento, il PIL è tornato a crescere intorno al 2,5 per cento, i settori del turismo e delledilizia vivono un vero e proprio boom, lexport vola in doppia cifra. Il ministro dellEconomia Manuel Caldeira Cabral ha parlato della maggior crescita da un secolo.

Come è stato possibile il miracolo? Il dibattito, in realtà, è aperto.

Inizialmente lipotesi prevalente attribuiva i successi del Portogallo a una sistematica elusione delle riforme che la Troika aveva imposto nel 2011 in cambio del prestito da 78 miliardi di euro. Probabilmente le cose stanno diversamente. Carlo Cottarelli, ex commissario dei governi Letta e Renzi alla spending review, ha scritto su Il Foglio: «Una volta terminato il programma di aggiustamento, e una volta tornata la sinistra al potere, alcuni aspetti delle politiche economiche sono cambiati, ma non c’è stato alcuno stravolgimento delle politiche introdotte durante il programma sostenuto dai finanziamenti della Troika Sempre secondo Cottarelli, è stata messa in campo una strategia di consolidamento fiscale basata su un controllo della spesa pubblica eliminando gli sprechi, come necessario in un paese con un debito pubblico vicino al 133 per cento del PIL (come lItalia).Il deficit è passato in sette anni dall11 al 2 per cento del PIL e il costo del lavoro per unità di prodotto ha riagganciato il livello della Germania. «Quindi – conclude Cottarelli – niente stravolgimento delle politiche passate, politiche imposte non dalla Troika, ma dalle necessità di un paese troppo indebitato.»

In contemporanea al balzo economico si è prodotto anche un inaspettato capolavoro politico.

Lalleanza socialisti-verdi-comunisti era inizialmente debolissima, soprattutto a causa dei propositi tradizionali dei vari partiti: i socialisti avevano preso i voti promettendo basta austerità”, la Cdu proponeva apertamente di uscire dalleuro e criticava la Nato. Costa è riuscito a coniugare queste posizioni, ad ammorbidire latteggiamento dei verdi-comunisti e a non abbandonare le politiche di contenimento della spesa che il Portogallo aveva promesso. I timori iniziali delle burocrazie europee si sono dissolti, tanto che il presidente della Repubblica Marcelo Rebelo de Sousa, di centro-destra, ha ammesso: «I circoli economici internazionali mi dicevano al principio di questa esperienza che erano scettici sulla continuità, sugli impegni europei del Portogallo. Ma [] il governo ha dimostrato di saper mantenere sotto controllo il deficit. La coalizione delle sinistre ha superato le aspettative Alle elezioni municipali dellottobre scorso i socialisti sono passati dal 36,7 al 38,2 per cento dei voti, gli alleati di governo hanno subito una leggera flessione, le destre un calo vistoso. Ma la vera sorpresa è unaltra: grazie alla crescita economica e alla credibilità della classe politica in Portogallo non c’è traccia dei movimenti populisti di massa che sono fioriti in tutto lOccidente. È soprattutto a causa di questo fenomeno di assoluta controtendenza che il modello portoghese risulta tuttora molto difficile da esportare nel resto dEuropa. Il prossimo appuntamento in agenda è nel 2019, quando si terranno le nuove elezioni legislative e i socialisti di Costa proveranno a capitalizzare in termini di voti i successi di questi anni.

Michele Pinto
Studente di giurisprudenza. Quando non leggo, mi guardo intorno e mi faccio molte domande.

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