Un passo fuori dal confine italiano con i Karma Krew

Abbiamo fatto una chiacchierata con Manu D, che, insieme a Manny (Marco) e Los (Carlos), fa parte dei Karma Krew, un gruppo rap svizzero nato a Lugano nel 2005: ecco quello che ha raccontato del gruppo, della musica e non solo.

Come sono nati i Karma Krew e da dove nasce il nome?

Siamo amici da una vita, io e Manny giocavamo a pallacanestro e Carlos era il nostro allenatore. Lo spirito di squadra è sempre stato fondamentale per lui e spesso ci si trovava anche fuori dagli allenamenti, ad esempio per vedere dei film. Tutti e tre ascoltavamo molto hip hop e rap e abbiamo iniziato per gioco. Il nome in realtà deriva dal concetto di karma, che ci ha colto proprio mentre stavamo guardando Hurricane, con Denzel Washington (tra l’altro uno dei nostri attori preferiti). Proprio in questo film c’è tutto un passaggio che parla del karma, ci siamo guardati e abbiamo deciso che quello sarebbe stato il nome. Il gruppo è nato prima con la relazione di amicizia e di sport e poi per gioco ci siamo messi a fare musica. Poi quando è uscito il primo demo nel 2005, ci hanno detto che eravamo bravi e abbiamo deciso di provarci veramente.

Da dove arriva la vostra ispirazione per le canzoni e da dove nascono?

Può sembrare banale, ma la risposta è da noi stessi, dalle nostre esperienze. Se si ascoltano due o tre canzoni si nota che non cantiamo mai di cose banali, di cose che non ci riguardano. Sono sempre esperienze personali e l’ispirazione la prendiamo da quello che ci succede tutti i giorni, così come magari da situazioni che discutiamo insieme e che viviamo noi in prima persona, raramente parliamo di altro o facciamo una canzone di tipo commerciale. È sempre stato un po’ così, a volte forse troppo, perché magari un disco intero può essere un po’ pesante, però principalmente da quello. Inoltre ascoltiamo molta musica, e non solo hip hop e rap.

Che genere di musica?

Negli anni la cosa è cambiata molto, però inizialmente ascoltavamo principalmente solo rap. Poi siamo passati molto dal francese all’italiano, americano per forza, e oggi in realtà un po’ di tutto. Io quando scrivo oggi comunque non faccio più riferimento al rap italiano. Al giorno d’oggi secondo me persone da cui veramente prendere ispirazione in Italia ce ne sono poche, a meno che non vuoi fare un certo genere, diverso da quello che faccio io. Avendo fatto anche il conservatorio per me la parte musicale è importantissima, quindi persone che sanno anche suonare, come ad esempio Ed Sheeran, ti danno quella motivazione in più.

Che strumento hai studiato?

Ho studiato violino al conservatorio per 10 anni e poi ho imparato da solo a suonare il pianoforte. Da lì poi ho iniziato a fare le prime produzioni per noi.

Parliamo dell’ultimo album del gruppo, Uomini come noi, uscito nel 2015: è un disco molto personale ed è presente la traccia Bastardo, fatta in collaborazione con Gué Pequeno: com’è stato lavorare con lui?

In quegli anni Gué ha iniziato a frequentare Lugano, quindi l’abbiamo conosciuto e quando gli abbiamo lanciato la proposta è caduta proprio nel momento giusto, perché lui stava per fare ancora più successo e collaborare con lui dopo quel periodo lì sarebbe stato molto complicato. È stato molto disponibile e gli è piaciuto il fatto di non fare il classico pezzo come i suoi, abbiamo fatto un pezzo con la chitarra che l’ha riportato un po’ a scrivere come scriveva all’inizio. Inoltre abbiamo voluto provocare con il titolo, difatti le radio all’inizio non volevano mandare la canzone perché il titolo era una “parolaccia”, poi hanno ascoltato il pezzo ed è stato mandato. Gué è stato molto disponibile ed è venuto anche a fare il video, cosa che noi non ci saremmo mai aspettati, ed è stato veramente bello collaborare con lui.

Avete lavorato anche con un’altra artista, Martina: come mai avete avuto l’idea di avere una voce femminile nelle vostre canzoni?

Martina innanzitutto è una grande amica – e lo è tuttora una mia grande amica personale – aldilà del fatto che ha una voce incredibile, anche se so che se fosse più motivata andrebbe anche più lontano. La sua voce ci stava e siccome avevamo voluto puntare su un genere ancora una volta un po’ meno rap e un po’ più accessibile – che non vuol dire né pop né commerciale – ogni tanto ci stava abbinare lei, oltre al fatto che Carlos canta in una maniera incredibile. In alcuni pezzi ci voleva e poi in tour è venuta con noi, sia lei che un’altra ragazza, perché comunque è un valore aggiunto anche al live. Adesso c’è un’altra mia grande amica che canta benissimo e se dovesse esserci un nuovo progetto probabilmente lavorerei con entrambe queste due ragazze.

Voi siete famosi soprattutto in Ticino, come l’avete preso questo “successo”? Ve l’aspettavate o no?

In realtà ci abbiamo sempre giocato sopra e non abbiamo mai puntato a fare i soldi con la musica. Tutto quello che guadagnavamo – che era pochissimo – lo investivamo di nuovo per il disco dopo. Il “successo” sì è arrivato, sicuramente ci aspettavamo di fare l’ultimo minitour che abbiamo fatto in Ticino in estate quando è uscito Uomini come noi (nel 2015, ndr). Abbiamo fatto 15 date durante gli openair e i festival e c’erano delle date anche solo nostre dove venivano 1500/2000 persone, che per noi sono numeri molto alti, perché quando lo fai a eventi come Progetto Amore (evento di beneficenza organizzato da Paolo Meneguzzi in Ticino, ndr) dove ci sono 30 artisti va bene, però quando vengono per sentire te ti gasi. È anche vero che noi abbiamo sempre puntato molto sulla qualità, non siamo mai stati dei fenomeni di comunicazione, però penso che tanti hanno apprezzato, anche perché non abbiamo la fanbase ad esempio di ragazzi di 14 anni, perché abbiamo anche le mamme e i papà che ci ascoltano. Quindi quando vedi queste 2000 persone vedi anche la famiglia al completo perché apprezzano proprio tutto il lavoro che c’è dietro a livello musicale, a cui io tengo tantissimo.

Quindi come persone siete belle persone …..

Questa è una cosa di quelle su cui ridevamo sempre, perché dicevamo che non siamo mai stati in prigione, non fumiamo, non abbiamo mai rapinato nessuno (ride, ndr), nei pezzi quindi non possiamo neanche raccontare queste cose e dobbiamo trovare argomenti diversi. Sì siamo tre ragazzi come ci hanno sempre detto normalissimi, che si fanno un mazzo così e basta.

A proposito di età e fan, nella canzone Anni d’oro del 2011, te dici “Ragazzi d’oro come noi la mamma non ne fa più” … Ragazzi d’oro in che senso?

In realtà era perché dopo le varie date che facevamo abbiamo visto che comunque la maggior parte dei nostri fan erano ragazzi giovani e ogni tanto ci chiedevamo se anche noi eravamo così rimbambiti, perché ogni tanto ti trovavi certi ragazzi di 14 anni e pensavi: “Ma io ero così a 14 anni?”. Questo però è un classico pensiero che fanno tutti quando crescono. Noi siamo sempre stati molto legati alla famiglia e ai genitori, abbiamo dei valori di un certo tipo ed è vero che se oggi non siamo super amiconi, un motivo per cui siamo stati 12 anni insieme a fare musica c’è, quindi abbiamo gli stessi valori, condividiamo le stesse idee. Quella rima di Anni d’oro la puoi collegare a 4 anni dopo in Uomini come noi al brano Why-Fai, dove dicevamo I ragazzi come noi la mamma non li fa più, ma forse sono cambiate anche le mamme. In quel brano in realtà ce la siamo presa anche un po’ con i genitori, perché mi chiedo come mai sono così questi ragazzi di oggi. Voglio dire, i miei genitori dei valori me li hanno insegnati, poi certo io ci ho lavorato sopra e loro sono sempre stati convinti di questa cosa.

E il rapporto con la famiglia com’è? A voi i genitori sono sempre stati vicino?

Sì, anche se ovviamente a 17 anni dire a mia madre che facevo rap non era proprio il massimo e non mi aspettavo chissà cosa. Per il resto loro sono sempre stati i nostri primi fan, mia madre tuttora verrebbe ai concerti in prima fila. Uno dei brani più forti di significato, non tanto per me, ma per Marco (Manny, ndr), è Macchia nera (2015, ndr), perché era appena morto di cancro suo padre. Quello è un brano che ha scritto di getto subito, lo abbiamo registrato ed è stupendo secondo me. Marco ha avuto una situazione familiare un po’ complicata, tra cui la morte del padre, Carlos ha i genitori in Portogallo, perché lui è portoghese, io invece ho i genitori qua. La famiglia è sempre stata importante, ma come ho detto siamo veramente tre persone normalissime.

Il gruppo è formato da te (Manu D), Manny e Los: siete amici, ma avete mai litigato ad esempio per le canzoni o eravate sempre d’accordo?

Sì eravamo d’accordo, ma comunque eravamo sempre tre teste diverse, magari anche tre generi diversi, a volte qualcuno diceva di fare in un modo e un altro non era proprio d’accordo. Abbiamo litigato pesantemente nel 2011, quando è uscito Anni d’oro, dove lì per diversi motivi avevamo un po’ allontanato Carlos e abbiamo fatto il brano con Maxi B (rapper svizzero, ndr). Sei mesi dopo è andato tutto a posto e siamo andati avanti a lavorare. Oggi siamo sicuramente amici per quello che abbiamo condiviso, ma non abbiamo più però quel feeling che c’era prima. Aldilà del fatto che Manny è in Australia da 5 anni ormai e torna raramente e Carlos lavora tantissimo. Io e Carlos lavoriamo in orari diversi, perché lui lavora tanto di sera con la pallacanestro perché è allenatore e io lavoro di giorno. È strano perché non rientriamo ognuno nella cerchia degli amici stretti dell’altro, però so benissimo che se ho bisogno di qualcosa loro ci sono ed è un peccato dirlo, ma ci sentiamo raramente, però va bene così, sono passati anche 12 anni. Poi io e Manny abbiamo 30 anni, Carlos ne ha quasi 40, quindi le cose ormai sono cambiate parecchio da quando si giocava a basket e si faceva musica e basta.

Marco è in Australia per lavoro e Carlos è allenatore. Te di cosa ti occupi?

Io ho una formazione di management alberghiero e pensavo di lavorare negli alberghi, poi oggi in realtà faccio tutt’altro: sono direttore commerciale per una società internazionale, una cosa completamente diversa. Negli ultimi anni infatti il lavoro ormai ha preso un’importanza che non mi permette più neanche troppo di fare molto altro, anche quando qualcuno mi propone di andare a fare una puntata in televisione. Ad esempio ultimamente sono stato invitato a fare un quiz come concorrente, infatti sono arrivato di fatto all’entrata e hanno messo la mia canzone e mi hanno chiesto ovviamente come andasse con la musica. Queste cose così riesco a farle, ma dire di fare un tour per me sarebbe quasi impossibile in questo momento, un album forse, ma non noi tre insieme, abbiamo sempre detto che Uomini come noi sarebbe stato l’ultimo album e così sarà. L’altro giorno ho sentito Marco e ha detto che torna a breve per tre settimane, magari un pezzo riusciamo anche a farlo e se ci riusciamo lo mandiamo in radio e basta. Non siamo più in quella fase dove spendiamo 5/10mila euro per fare un videoclip. Se in estate la mia mole di lavoro si abbassa e riesco a scrivere una decina di canzoni e a fare un disco serio, allora mi impegnerei anche un minimo a promuoverlo, ma comunque sempre in Svizzera, perché è ancora tutto più genuino

Tra l’altro tu sei anche speaker della squadra di hockey su ghiaccio del Lugano (vostra squadra del cuore) e nel 2013 avete scritto e interpretato l’inno per la squadra, Uniti fieri bianconeri

Sì, da noi (in Svizzera, ndr) l’hockey è come il calcio in Italia, quindi è lo sport principale. Il fatto di fare l’inno l’avevo proposto alla società e all’inizio non erano molto entusiasti, poi l’abbiamo fatto ed è piaciuto tantissimo. Da lì loro mi hanno chiesto di fare lo speaker, cosa che i primi due anni ho preso un po’ così e oggi per me è pesante, perché il mio lavoro principale, come ho detto, non è la musica e lavoro 60/70 ore a settimana, inoltre devo essere presente a tutte le partite casalinghe. Però mi piace perché ho in mano proprio tutta la direzione artistica oltre che essere speaker, quindi anche tutto lo show, i video, le musiche e tutto il resto ed è fantastico. Io personalmente l’ho sempre fatto “per beneficenza” nel senso che va bene così, finché non mi complica veramente troppo i piani.

Avete scritto e prodotto il brano Cambieremo il mondo e c’è una frase che personalmente mi piace molto: “Prendimi per mano controvento controsenso, poi lasciati andare e dopo prova a immaginare.” Ci sono vostre citazioni, frasi o canzoni a cui siete particolarmente legati o lo siete a tutte?

Cambieremo il mondo sicuro è un brano per noi importantissimo, perché è quello che forse veramente ci ha dato una spinta incredibile nel 2012. Con il progetto che abbiamo messo in piedi con le scuole, abbiamo fatto veramente sentire la canzone a 12mila ragazzi, quindi in radio veniva trasmessa 4 volte al giorno circa, abbiamo curato ogni dettaglio su quel pezzo lì. Chiaro se lo facessimo oggi faremmo le cose forse ancora meglio sicuramente, però per quello che potevamo dare in quel momento era il massimo, perché abbiamo curato ogni minima nota e ogni minima cosa. In quel testo lì ci sono parecchie cose che ci piacciono molto, ovviamente ho più tendenza a dirti che i brani che sento più miei in questo momento sono quelli più recenti, tipo Listen (2017, ndr) sicuramente. Il bello di quella rima che hai detto è che c’è dentro Prova a immaginare come chiusura, presa apposta perché era il titolo di un altro nostro brano piuttosto importante (Prova a immaginare, 2010, ndr). Anche in Bastardo ci sono un paio di citazioni forti, ad esempio A Natale siamo tutti buoni un sacco, il problema sono gli altri 364. Pensando ad altri brani quelle dell’ultimo disco sicuro, però per quanto mi riguarda sicuramente Listen è importante e anche un brano che ho appena finito di scrivere che vorrei registrare, dove lì ti direi ogni singola rima, però è normale perché l’ho appena scritto.

Listen è il tuo ultimo brano, è uscito nel 2017 con la collaborazione di Martina e ha le strofe in italiano e il ritornello in inglese. Com’è nato e perché ha una parte in inglese?

Questo è un brano che era pronto da tempo in realtà e dato che mi piaceva molto era un peccato tenerlo da parte, quindi l’ho sistemato e l’ho prodotto, con l’idea eventualmente di riuscire a scrivere un album nel 2018. Il ritornello in inglese perché ormai è diventata quasi la mia prima lingua, soprattutto a livello lavorativo, e sono stato anche spesso all’estero. Martina perché è Martina ovviamente. La cosa che ho notato è che il brano è piaciuto tantissimo ed è stato trasmesso molto in radio. Il video è molto bello, ho chiamato anche molti amici, ma la cosa che ho notato è che è stato visto pochissimo e in quel momento mi sono proprio accorto di cosa significa oggi con i social continuare a fare promozione e a far parlare di sé. Se ti fermi un attimo crolla tutto e io negli ultimi due anni non ho più usato i social per come lo farebbe una persona normale oggi. Non ho più fatto promozione sulla musica, non abbiamo più seguito tanto la pagina, né condiviso i pezzi e così via, infatti il video è stato promosso poco. Solitamente noi con un brano nel giro di 6 mesi riusciamo a fare 100mila visualizzazioni, penso che il video di Listen ha fatto 10mila visualizzazioni dopo un anno, niente in confronto. Questo però è dato dal fatto che io ho smesso di creare quell’immagine di me che fa musica e questa è un’altra cosa che mi fa pensare che se dovessi rimettermi a fare un disco e lavorare sulla comunicazione, per 6 mesi devo ricominciare a dire ad esempio “Sono in studio e sto facendo le prove”, “Sto scrivendo il pezzo”, “Sto facendo questo featuring” e andare a fare le interviste. È pesante, però il pezzo volevo farlo e infatti sono contento di averlo fatto.

Come gruppo avete fatto beneficienza e avete partecipato a progetti ed eventi, come Progetto Amore o come Cambieremo il mondo. Qual era la vostra sensazione e come vi sentivate quando partecipavate?

Il motivo principale per cui partecipavamo sempre a iniziative di questo tipo è perché dato che per noi è sempre stato un gioco e ci riusciva abbastanza facile farlo, poteva essere altrettanto facile tramite questo gioco raccogliere fondi o supportare una causa e ci siamo chiesti perché non avremmo dovuto farlo. A Progetto Amore è più semplice, perché fai due pezzi e poi hai finito, Cambieremo il mondo è stato molto più stancante, però ha portato quello che ha portato. Poi non dovendo mai fare soldi, che le entrate vengano a noi o che vadano a qualcuno che ha bisogno, per noi è meglio che vadano a qualcuno che ha bisogno. Difatti tra un mese vado in Sudafrica a girare un video: ho fatto un altro brano per l’associazione di alcuni miei amici, un bel progetto piuttosto grande. È un brano che ho prodotto io e ho coinvolto altri 7 musicisti del Ticino, che non fanno rap, perché c’è un rocker, c’è un musicista che fa country, due cantanti e altri e vado a girare il video. Quindi non smetto di farlo, questa è una cosa che mi hanno proposto loro e non mi sono tirato indietro, è molto tempo che non pubblico un brano e quindi vado per questo progetto. Secondo me alla fine è meglio fare una cosa così che un brano come Listen, dove comunque ho buttato via denaro per fare un video. Qui il video ce lo paga uno sponsor che crede nel progetto e noi andiamo a fare una cosa che poi raccoglie fondi.

Siamo arrivati all’ultima domanda: progetti futuri a parte il Sudafrica?

Io in realtà a livello di produzione ho già molto, dovrei mettermi a scrivere e l’estate potrebbe essere un buon momento per eventualmente capire se ha senso fare un album. Ho questa “paura”, perché comunque se lo faccio voglio che ci sia un minimo di seguito e quindi mi dovrei rimettere a fare promozione e tutto il resto. Se ci sarà qualcosa sarà qualcosa di mio personale, dove sicuramente collaborerò con una e con l’altra in brani messi insieme o diversi, però voglio ancora una volta che sia molto musicale. Un’altra cosa su cui punto tantissimo è il fatto di suonare, perché il disco è bello e una volta che l’hai pubblicato ti dici va bene, ma finisce lì. Quindi se faccio il disco poi voglio andare a suonarlo live, anche perché adesso abbiamo una band, sono degli amici che suonano per altri 3 musicisti e riescono ad imparare i brani in due giorni e poi vengono a suonare con te. Infatti quando suoni con la band è veramente un’altra cosa: siamo in 8 sul palco, è molto bello ….. È quella forse la cosa che mi manca di più, perché per registrare un pezzo vai in studio e lo fai, suonare davanti a 1000/2000 persone è diverso. Quindi prima di tutto quello, ma come gruppo l’ho già detto, forse salta fuori un brano con Manny, però a livello musicale purtroppo il tempo è quello che è, ormai.

Commenta