“Auletta A numero chiuso”?

Articolo di Andrea Sala e Sheila Khan

Se fosse un film si intitolerebbe: Non aprite quell’auletta. Ciò che venerdì sera 20 aprile 2018 è successo sembra proprio quello che UniLab ironicamente profetizzava.

Quello che poteva andare storto… Alla fine è andato storto. UniLab in vista delle elezioni studentesche ha organizzato un aperitivo nella sua nuova sede, quella conosciuta da tutti come Auletta A, blindata da più di due anni e mezzo. L’aperitivo, che ha raccolto la partecipazione di tutte le liste, è stato occasione di un acceso confronto politico sull’annosa questione dell’assegnazione degli spazi in Statale. L’utilizzo dell’auletta come sede di UniLab non ha trovato tutti d’accordo e le tensioni sono scoppiate durante l’evento elettorale. Abbiamo intervistato Francesco Vivone di LUMe, Marco Loria, candidato al Senato per Unisì, e Riccardo Rogliani, senatore uscente di UniLab, tra scambi di accuse reciproche, rinfacci e altri trascorsi.

Cosa è successo ieri?

Francesco Vivone: ieri è successo che gli studenti di UniLab hanno provocatoriamente inaugurato l’auletta A che per anni è stata sede di movimenti studenteschi, di collettivi, di gruppi informali, delle testate giornalistiche, della radio, degli studenti della Statale. Oggi incredibilmente UniLab ha inaugurato questa auletta che era stata tolta due anni e mezzo fa a tutti gli studenti, come sede del loro comitato elettorale.

Marco Loria: ieri è successo che una lista universitaria ha organizzato un aperitivo e che degli studenti della Statale sono andati a bere qualcosa da loro.

Riccardo Rogliani: è successo che la mia associazione UniLab ha organizzato un aperitivo, come se ne organizzano tanti in periodo di campagna elettorale e non solo. Appena iniziato il nostro aperitivo Francesco Vivone si è subito presentato in maniera aggressiva, per quanto possa essere aggressivo uno che scoppia palloncini, cercando di dare fastidio o di dimostrare qualcosa. Poi sono arrivati dei suoi amici del collettivo Lume e gli atti di violenza se non fisica, quanto meno verbale, sono aumentati nei nostri confronti, a fronte comunque di una nostra risposta abbastanza pacata. Essenzialmente cercava di reclamare qualcosa che loro considerano di loro proprietà, cioè un’aula che venne sgomberata quando ancora UniLab non esisteva e che UniLab aveva chiesto di dare a disposizione delle associazioni e che ha richiesto di utilizzare temporaneamente nel mese precedente alle elezioni, per questioni tecniche. Tanta paura, perché le persone che erano lì, cioè noi di UniLab, altri studenti e altre persone che passavano di lì per il FuoriSalone si sono spaventate. Noi ci siamo spaventati e ci sentiamo tuttora minacciati. Le loro frasi sono state, ad esempio, “Ritorneremo”. Vivone cerca chiaramente lo scontro con me, Riccardo Rogliani. Queste sono provocazioni.

Ci sono stati tafferugli. Come eri coinvolto?

Francesco Vivone: non ci sono stati tafferugli, quello che è successo, che definirei abbastanza vergognoso, è stato che i ragazzi di UniLab hanno provato a cacciarci in tutti i modi dall’auletta, benché l’evento fosse pubblico, con una serie di insulti e minacce di cui abbiamo anche i video, rivolti a me e anche agli altri studenti delle altre associazioni e degli altri gruppi che erano intervenuti per fare questo aperitivo.

Marco Loria:  dopo l’aperitivo sono rimasto a parlare con i diretti interessati e non ho visto nessuna mano alzarsi se non un paio per attaccare due stickers. L’unica violenza che hanno fatto l’hanno fatta su di me, mettendomi fuori dalla porta.

Io ho fatto semplicemente questa battuta: “Quest’aula è a numero chiuso”.

Riccardo Rogliani: non ci sono stati tafferugli. Ci sono state grida, urla, ma non ci sono stati tafferugli. Tutti siamo stati coinvolti. Di episodi particolari sono quelle delle minacce che ho appena detto, e questi faccia a faccia tra persone che cercano di far vedere quanto sono brave, intelligenti e pronte a picchiare. Una ragazza in particolare è molto molto scossa. Lei in questo momento ha paura, tanta paura. Anche solo per quello che potrebbe succedere se adesso noi denunciamo attraverso di voi o la Questura o su altri giornali. Quindi, a prescindere da quello che succederà, in questo momento c’è una persona psicologicamente danneggiata, che vive nella paura, perché lei è stata una di quelle che più di tutti è stata presa di mira.

Cosa pensi di UniLab?

Francesco Vivone: noi come LUMe non siamo mai stati interessati alla questione della rappresentanza, o per lo meno non lo siamo mai stati in maniera diretta come candidati, quindi sicuramente non ci esprimiamo sotto quel punto di vista. Sappiamo benissimo però che UniLab ha sempre tentato di restringere quello che è il campo dei diritti degli studenti della Statale, per esempio con l’introduzione del numero chiuso o il taglio degli appelli. Cercano di mettere il bastone tra le ruote a chi invece prova e ha provato a far vivere agli altri l’università in maniera differente, dando anche momenti di divertimento, di socialità diffusa, come ad esempio organizzando le feste. Ricordiamo che UniLab fece addirittura uscire un articolo su “Il Giorno”, un quotidiano milanese, denunciando e cercando di fare pressioni in tutti i modi sul rettorato affinché le feste autogestite in università Statale fossero vietate. Queste feste sono partecipate da due-tre mila studenti ogni volta e vanno avanti da anni; sono ormai diventate momento fisso dell’autunno e della primavera. Loro senza alcuna ragione concreta e appellandosi a una non ben precisa questione di legalità, hanno tentato più volte di fermarle, facendo quindi un danno evidente agli studenti, così come lo hanno fatto con la riduzione degli appelli, o togliendo la discussione di laurea in triennale e come tutto quello che è stato il loro operato da quattro anni a questa parte.

Cosa pensi di UniLab?

Marco Loria: siamo due liste differenti, abbiamo principi praticamente dissonanti quasi in tutto, credo che UniLab debba avere la stessa possibilità di fare campagna elettorale che fanno tutte le altre liste.

Cosa pensi di Lume? E di Unisì?

Riccardo Rogliani: personalmente parlando non ho niente in contrario a Lume, come non ho niente in contrario ad Unisì. Lume è un centro sociale, o almeno così si definiscono, non devo essere io a dire che i centri sociali non sono esempi di legalità. Sono io il primo a riconoscere che Lume organizza tantissime iniziative lodevoli, anche meritevoli, ma al di fuori delle regole. Questa è la parte di Lume che mi piace; quella che ho visto ieri sera assolutamente mi spaventa.
Per quanto riguarda Unisì, fino a oggi pensavo che fosse una lista di rappresentanza, rispettosa delle regole, persone con cui si poteva discutere. Tanto che nel corso dei miei due anni di mandato ho avuto molti rapporti con i rappresentanti di Unisì al Senato accademico, abbiamo portato avanti insieme molte proposte, abbiamo lavorato insieme. Però ieri Marco Loria, che avete intervistato e che era presente, cercava di ammorbidire quello che Francesco Vivone e i suoi amici avevano combinato. Tra l’altro difendendoli, dicendo che eravamo stati noi a provocarli organizzando una festa in uno spazio che ci è stato concesso dall’università legalmente. Stava cercando una giustificazione, e questo lo ritengo fuori dal mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

UniLab ha detto che Lume è il braccio armato di UniSì. Come rispondete a questa accusa?

Francesco Vivone: se io sono il braccio armato di Unisì, Unisì è messa male. Io non sono assolutamente una persona che può incutere timore dal punto di vista fisico, né questo è il mio interesse. Quindi mi auguro per Unisì di non avere noi come braccio armato, perché altrimenti la situazione sarebbe critica e drammatica. Noi siamo interessati a lavorare politicamente in università, non siamo parte di Unisì, né mai lo siamo stati e mai lo saremo. Ovviamente come con tutti gli altri gruppi universitari che si riconoscono, almeno a livello generale in un’idea di università, ci conosciamo, abbiamo un bel rapporto, alcune cose le facciamo insieme, per altre invece in passato siamo stati in forte disaccordo. Penso che Unisì non abbia bisogno di noi, noi non abbiamo bisogno di Unisì. Si lavora insieme quando c’è bisogno di esserlo.

Marco Loria: io ero lì a bere uno spritz. Se pensano che Lume faccia il braccio armato di qualcuno, penso che non ci siano mai stati. Io sono andato come Marco Loria, non come Unisì, a prendere uno spritz. So soltanto che in un’altra lista di sinistra c’è un candidato di Lume, quindi non sono il mio braccio armato. Poi io stimo tantissimo i compagni di Lume. Non ho bisogno di smentire queste accuse, perché sono infondate. Ripeto: ero lì a bere uno spritz, come bevo tanti caffè ai gazebo di Obiettivo Studenti, e come invito tutti quanti a bere una sangria ai gazebo di Unisì.

Avete detto che Lume è il braccio armato di Unisì. Come giustifichi questa affermazione?

Riccardo Rogliani: non ho usato io questa definizione, è stato uno che fa parte di UniLab. È un’accusa che in quanto tale andrebbe provata, io non ho i mezzi per provarla. Io non credo che Lume sia il braccio armato di Unisì, ma sicuramente hanno dei rapporti molto stretti, e quando Lume si rende protagonista di episodi più o meno violenti, bisogna tenere in considerazione che sono in stretti rapporti. Quindi che sia il braccio armato o meno, io so che quando parlo con Unisì sto parlando anche con Lume.

Posto che UniLab starà in questo spazio fino a 10 maggio, secondo te come dovrebbero essere riassegnate quelle aule? C’è un’emergenza spazi?

Francesco Vivone: l’emergenza spazi è vissuta da tutti coloro che frequentano l’università, non esclusivamente come luogo per dare esami su esami ma anche come luogo di socialità, di inclusione, di autoformazione, come spazio di costruzione di saperi alternativi. Il problema degli spazi è cosa nota in università, fin dal primo anno in cui arrivai in Statale cinque anni fa.

Però almeno cinque anni fa c’era l’auletta A che era uno spazio nel quale tutti gli studenti, tutti i gruppi informali, tutte le associazioni, anche il giornale della Statale Vulcano, potevano liberamente trovarsi, fare assemblea, momenti di formazione o dibattiti.

Era uno spazio molto bello che esisteva da almeno vent’anni. Purtroppo questo spazio è stato chiuso, due anni e mezzo fa, proprio perché gli studenti di UniLab fecero forti pressioni sull’allora direttore generale Quartai e sul Rettore affinché quell’auletta rimanesse chiusa. è rimasta chiusa per ben due anni e mezzo, e per chiusa si intende blindata, senza possibilità per nessuno di entrare, nonostante tutti continuassimo a fare pressioni e richieste formali per poterla ottenere. A cosa serve uno spazio così bello chiuso? Eppure, chiuso è rimasto.

Marco Loria: che ci sia un’emergenza spazi al momento in Statale è sotto gli occhi di tutti, nel senso che ci vorrebbero più spazi per gli studenti che al momento non ci sono in Festa del Perdono. Ce ne sono alcuni che sono chiusi. L’aula di oggi era uno spazio chiuso fino a qualche tempo fa, e quello stesso spazio veniva richiesto da tante associazioni, compreso Vulcano, e un giorno è stata aperta affidandola a UniLab; tra l’altro lo stesso Rogliani mi ha detto che quello stesso spazio che è sotto la sua responsabilità viene usato anche dalla lista Udu per depositare il materiale elettorale fino al 10 maggio. Quindi come la usano UniLab e Udu, per parole di Rogliani, la usassero tutte le associazioni universitarie.

Riccardo Rogliani: sicuramente in Statale c’è un’emergenza spazi. Basta entrare in un’aula di un corso del primo anno a Festa del Perdono per rendersi conto che ci sono persone per terra, che lo spazio ristoro è sottodimensionato, che le biblioteche in periodi forti di esami sono zeppe… È  evidente che un problema di spazi ci sia. Per quanto riguarda l’assegnazione dell’aula, abbiamo sempre detto e sostenuto, da quando è stato approvato il regolamento delle associazioni, che ci deve essere un bando a cui tutti i gruppi e le associazioni riconosciute dall’università possono partecipare. Poi la disponibilità cambiarebbe a seconda delle aule presenti: se l’auletta dovesse essere l’unica disponibile per tutte le associazioni, allora avrebbe senso un sistema di condivisione. Se ci fosse un’aula disponibile per ogni associazione sarebbe molto più comodo per tutti. Ma  non sono io che prendo queste decisioni.

Lunedì in quell’aula dovevano portare i loro materiali anche quelli di Udu, però a questo punto non so se se la sentiranno, perché quando c’è un’occupazione si perde anche tutto il materiale.

Udu non l’ha ancora usata perché non gli sono ancora arrivati i materiali. Un mese fa Carlo Dovico (coordinatore Udu Statale, NdR) mi ha contattato chiedendomi una mano per ottenere un magazzino di deposito per il materiale elettorale. Io gli ho risposto che, visto i tempi che ci hanno messo con noi, a loro conveniva fare così: andare a chiedere il permesso, ma nel mentre, visto che io sono una persona democratica e rispettosa, gli ho detto che potevano condividere con loro l’auletta A.

È stata privatizzata questa auletta?

Francesco Vivone: io di fatto penso che quest’aula sia stata data a UniLab perché ha dei contatti in più rispetto ad altre realtà; è riuscito a mediare e fare una regolare richiesta. Quell’aula non è occupata, ma è stata assegnata a UniLab. Però non so quali meriti abbia in più UniLab rispetto a Vulcano Statale, per esempio.

Riccardo Rogliani: ma di cosa stiamo parlando! Mettiamo le cose in chiaro: dire che l’auletta è stata privatizzata perché noi da due settimane la stiamo utilizzando come base operativa fino al 10 maggio… Siamo davvero alla follia!

Privatizzare è un’altra cosa, e non capisco perché il problema dell’utilizzo di un’aula della Statale venga fatto solo a noi e non a tutte le altre liste e associazioni che ne fanno uso da molto più tempo, legittimamente anche.

Ci racconti la storia dell’auletta?

Francesco Vivone: quando entrai per la prima volta all’università Statale nel 2008 durante l’Onda, movimento di contestazione contro la Gelmini, mi ricordo di questa aula con dei turni. Ho questa foto mentale di una porta con sopra una tabella enorme con tutti i turni, perché i gruppi autogestivano lo spazio e riuscivano a portare avanti la gestione dell’auletta in questo modo. Gli studenti chiedevano le chiavi, quindi non è vero che era occupata o che era usurpata, come dicono quelli di UniLab. Tutti gli anni si raccoglievano cinquanta firme a sostegno per ogni gruppo, che venivano poi portate in segreteria; inoltre venivano nominati due responsabili per ogni gruppo che avevano il diritto alle chiavi in portineria, secondo i turni scelti con il metodo dell’autogestione.

Riccardo Rogliani: l’auletta è stata utilizzata dai collettivi, questo prima ancora che io mi immatricolassi in questa università, e prima ancora che UniLab venisse fondata. Il Rettore all’inizio del suo mandato fece sgomberare queste aulette (insieme alla ex CUEM). Questa è la storia di questa auletta. È stata ristrutturata ed è rimasta vuota nonostante le infinite richieste. Le persone che si sono candidate con UniLab l’hanno fatto credendo in un progetto, l’hanno fatto pensando di diventare rappresentanti, o almeno tentarci. E invece si sono trovati in una situazione fuori dall’immaginario. È incredibile che una persona debba avere paura di fare volantinaggio per una lista in campagna elettorale. Questo è impensabile, così si viola la democrazia, per quanto ci riguarda, gravemente anche. Perché la paura di fare volantinaggio in università… perché loro ieri me l’hanno detto in faccia: “Io con i poliziotti mi ci picchio”. Ecco, non siamo persone che con i poliziotti ci si picchiano. Quindi di cosa stiamo parlando? Io non reagirò mai ad un loro pugno, così come non lo faranno i miei candidati.

 

 

Il fuoco della polemica è destinato a non estinguersi tanto presto. È innegabile che l’aula sia stata assegnata legalmente, come attestano anche i documenti allegati; la domanda che, tuttavia, resta inascoltata è: come vengono assegnate queste aule? Con quali criteri? Quanto ancora è procrastinabile l’uscita del bando delle associazioni che aspettiamo da due anni e richiesto a gran voce da tutte le rappresentanze politiche, gruppi studenteschi, associazioni e collettivi? I giorni precedenti alle elezioni sono sempre quelli più lunghi e tormentati. E sicuramente l’emergenza spazi sarà all’ordine del giorno dei prossimi eventi elettorali.

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