Rider: la dura vita dei fattorini ai tempi della GIG economy

Mattia Alfano

Milano, ora di pranzo. La città è invasa da ciclisti che indossano zaini dai colori sgargianti. Sono i “rider”. Foodora, Deliveroo, Glovo e Uber eats sono solo alcune delle più importanti imprese di consegne pasti a domicilio. Da tempo va avanti la protesta di alcuni rider per ottenere una paga più alta e maggiori garanzie in caso di infortunio. L11 aprile il tribunale di Torino ha respinto il ricorso della causa intentata contro Foodora. La ragione fondamentale è che questi “fattorini”, che si vedono sfrecciare tutti i giorni, ad ora di pranzo o durante la cena, in realtà non sono considerati “dipendenti”.

Secondo Matteo Sarzana, general manager di Deliveroo Italia, questi fattorini sono a tutti gli effetti “collaboratori” e perciò non hanno diritto alla garanzie e ai diritti di un dipendente normale.

Non hanno ferie, né malattia e vengono pagati allo stesso modo, qualunque sia il giorno in cui lavorano, festivo o feriale poco importa, e con qualunque condizione di tempo.

Secondo i dati di Deliveroo Italia, ogni collaboratore viene pagato 5,60 euro l’ora più 0,80 centesimi a consegna.
Ogni rider è geolocalizzato da un software complesso, tramite app, che conosce la velocità alla quale sta andando e quanto tempo dovrebbe impiegarci per arrivare a destinazione. Come ulteriore aggravante vi è il fatto che questi collaboratori devono darsi sempre disponibili se vogliono ottenere più turni, altrimenti si scende una sorta di “classifica” che non ti permette più di ricevere l’accessibilità del turno.
Ancora una volta è il sistema di “rating” a dettare legge e, ancora una volta, si cerca di privilegiare l’estrema competizione. Si potrebbe parlare di una futura classe di “schiavi legalizzati”? Forse alcuni termini, a primo impatto, potrebbero risultare eccessivi. Tuttavia, dal momento che si può anche solo richiedere la consegna di un pacchetto di sigarette entro mezzanotte, la questione cambia.

L’avvento della GIG economy o, per semplificare, del mondo dei “lavoretti”, ha segnato un deciso passo indietro all’interno della visione dei diritti del lavoratore.

Intervistando alcuni di questi rider, si viene a conoscenza di quale sia la loro “ora di punta”. Un ragazzo di appena diciott’anni ci ha risposto con aria rassegnata: “Sabato sera e domenica sera, quando fuori piove e vanno in onda le partite di calcio”.

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