Baccanti Rewind: quando il carnefice diventa vittima

Gabriella La Marra

Dal 4 al 13 maggio è in scena al PACTA Salone Baccanti Rewind, con la drammaturgia di Maddalena Mazzocut-Mis (docente presso l’Università degli Studi di Milano) e la regia di Annig Raimondi e Paolo Bignamini. In scena Maria Eugenia D’Aquino, Annig Raimondi e Paola Romanò.
Lo spettacolo, originale rivisitazione delle Baccanti euripidee, si pone l’obiettivo di dare un nuovo punto di vista a questa antica tragedia. Se nell’opera di Euripide i protagonisti della vicenda sono Dioniso e il re di Tebe Penteo, che si rifiuta di riconoscere la natura divina del dio e di accogliere il suo culto in città, questa riscrittura mette in luce un altro personaggio: Agave, madre di Penteo e assassina dello stesso, preda della follia dionisiaca.

Come si evince già dal titolo, la vicenda è narrata a partire dalla fine, con l’uccisione di Penteo. Come scrivono i registi Annig Raimondi e Paolo Bignamini nelle note di regia:

Ripercorrere la vicenda delle Baccanti riavvolgendo il nastro della narrazione ci porta a indagare le ragioni del gesto terribile e imperscrutabile di Agave: l’uccisione violenta del figlio Penteo è qui il punto di partenza e non quello di arrivo. È proprio a partire dalla fine che ricostruiamo i fatti: il nostro nuovo orizzonte diventa il tentativo di comprendere l’inspiegabile, uno sforzo destinato probabilmente a fallire, poiché lo scacco in cui ci mette questa tragedia è feroce.

Come se si trovassero in una clinica psichiatrica, le sorelle di Agave mettono in scena una sorta di “terapia del ricordo”, inscenando i fatti accaduti e costringendo così la donna a rivivere continuamente la propria colpa. Lo scopo è trovare un nuovo responsabile della disfatta, un capro espiatorio su cui scaricare i mali riversatisi sulla città.

Agave è davvero colpevole delle proprie azioni? È difficile dirlo. Anzi, andando più in profondità, si potrebbe affermare che sia in realtà lei la vera vittima della tragedia, così come viene rappresentata in questo spettacolo. Agave, come le altre donne tebane, lascia la città per ritirarsi sul Citerone in preda alla follia dionisiaca. L’invito di Dioniso sembra l’occasione giusta per poter finalmente avere accesso alle “cose da uomini”, andare a caccia e uccidere le belve, liberandosi della propria condizione di donna, sottomessa e vincolata dalle mura domestiche e, nel suo caso, dallo scarso valore politico: «Liberatevi dai telai, sbarre delle vostre prigioni domestiche! Liberatevi dai figli e dai mariti, tiranni che nutrite con le vostre paure. Regalate a Dioniso le vostre catene, le spezzerà per voi! Seguitelo sul monte!», ripete Dioniso per più di cento volte alle donne tebane. Tuttavia Agave non reagisce spontaneamente, come non è di sua spontanea volontà a decidere di trucidare Penteo, in quanto tutto è dovuto allo stato dionisiaco in cui si trova. Ancora una volta quindi la donna è privata della propria libertà decisionale, sottomessa e usata come pedina in un gioco più grande, quello dello scontro fra potere divino e umano.

La scenografia e l’utilizzo delle maschere (realizzate in collaborazione con il laboratorio creativo del USC Psichiatria e del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASST di Lodi) conferiscono alla messa in scena un’atmosfera suggestiva, a tratti quasi inquietante. La figura minuta dell’attrice (e regista) Annig Raimondi ingigantisce la bravura e l’intensità evocativa della sua recitazione, soprattutto nei momenti del raptus bacchico.