Homo oeconomicus: un mito in decadenza? Tra economia e psicopatologia -Vulcano Statale

“Homo oeconomicus”: un mito in decadenza? Tra economia e psicopatologia

Valentina Nicole Savino

Il paradigma del cosiddetto homo oeconomicus vede una prima formulazione nel saggio di John Stuart Mill Sulla definizione di economia politica (1836), e sarà poi esplicitato approfonditamente dagli economisti neoclassici, in particolare da Léon Walras e Vilfredo Pareto.

Quanto resta, tuttavia, ai nostri giorni di questo modello astratto?

Secondo i teorici, questo modello rappresenterebbe un vero e proprio stadio evolutivo dell’umanità in cui l’individuo, divenuto un agente razionale, sarebbe ormai perfettamente in grado di optare per la miglior scelta possibile in un ampio spettro di varchi probabilistici. Visione logaritmica dell’essere umano gravida di conseguenze etiche e morali: l’homo oeconomicus, infatti, opererebbe la sua scelta indipendentemente dalle congiunture relazionali e ambientali in cui si trova ad agire, e il perseguimento dell’utile sembrerebbe essere l’unica implicazione presente nelle sue azioni —concetto ben espresso dalla versione contemporanea dell’utilitarismo, descritta dalla cosiddetta Rational Choice Theory (RCT)— .

Infatti, l’atteggiamento dell’agente economico non interessa la specificità dell’obiettivo, la natura del bene ricercato, bensì solo il fatto che il raggiungimento di quell’obiettivo gli consenta di incrementare il proprio benessere individuale, tanto che la sua scelta può essere espressa con una funzione matematica:

funzione utilità -vulcano statale

Se ai tempi delle teorie utilitaristiche e contrattualistiche di hobbesiana ascendenza e delle critiche a Marx —che confondevano queste teorie con l’economicismo scientifico marxiano— , questo modello poteva ancora avere una valenza esplicativa, con l’avvento della moderna antropologia e delle neuroscienze esso è stato relegato a storia della scienza: queste hanno infatti dimostrato l’importanza e l’imprenscindibilità biologica di tratti umani quali l’empatia e la cooperazione.

Particolarmente interessante è stato uno scacco dato al paradigma di homo oeconomicus dalla stessa disciplina che l’ha fondato: l’economia che, non solo non ha saputo difendere il proprio statuto di scienza esatta, matematica e prevedibile, dimostrandosi soggetta alle fluttuazioni umane dell’azione storica individuale e collettiva, ma ha anche dovuto ammettere l’importanza che al suo interno assumono tutte quelle associazioni di uomini che agiscono (come nel caso delle cooperative), sotto il segno della gratuità e dell’azione reciproca, e non del profitto.

A Tokyo tuttavia, Peter Ubel, scienziato comportamentale e professore di Business and Public Policy alla Duke University , non abbandona il suo residuo scetticismo e lancia un esperimento per individuare l’identikit del cosiddetto homo oeconomicus: così sottopone 446 cittadini a una versione monetizzata dei due paradossi presenti nella teoria dei giochi: il “dilemma del prigioniero” e il “gioco del dittatore”.

Una piccolissima parte degli individui coinvolti nell’esperimento adotterà comportamenti egoistici, e questo è l’identikit che Ubel ci offre di questa minoranza: «persone intelligenti, guidate dalla voglia di eccellere e di dominare gli altri, in grado di controllare i propri impulsi e di lavorare per lungo termine al raggiungimento dei propri obiettivi». « […] in altre parole, l’homo economicus è il componente-tipo dell’élite sociale ed economica». Tuttavia, l’analisi non si arresta, e prosegue con la constatazione che questi soggetti dimostrano «tratti psicopatici» di persone che credono che «il successo nella vita richiede la manipolazione di altre persone […] curandosi poco dell’altrui benessere». Conferma ulteriore dalla psicologia:  i nuovi paradigmi di homo curans, reciprocans, loquens, ludens e via dicendo, serbano valore assiologico maggiore di un modello che, pur conservando un valore euristico nel campo delle scienze economiche, rassomiglia in modo sempre più inquietante al profilo di un individuo psicopatico e asservito alle dinamiche della spietata concorrenza sociale.

bansky homo oeconomicus -vulcano statale

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