Il Miracolo serie tv Ammaniti -Vulcano Statale

Il Miracolo: lode al macabro e all’irrazionale

Pizza, pasta, mandolino, Berlusconi e serie TV.
Il nostro paese possiede un nuovo talento che tocca giovani e adulti in ogni parte del mondo. Dopo Gomorra – la serie, Suburra – la serie e The Young Pope, Il Miracolo sembrerebbe essere già con il vento in poppa, direzione successo.

Ideata e diretta dallo scrittore Niccolò Ammaniti, celebre per i suoi emozionanti quanto controversi romanzi, Il Miracolo è una serie TV trasmessa dall’8 maggio 2018 sul canale Sky Atlantic (Canale 110). La trama ruota attorno al mistero circa il ritrovamento nella casa di un boss della ‘ndrangheta di una statuetta in plastica della Madonna, intenta a lacrimare ininterrottamente sangue umano.
Il Fatto Quotidiano, estasiato, l’ha già definita «la serie TV dell’anno». Dello stesso parere anche The Vision, breve e diretto nel titolo con cui definisce Il Miracolo come «la migliore serie italiana dopo Gomorra».

Conclusioni affrettate o meno, non si può assolutamente negare che il lavoro dietro alla creazione della serie sia stato metodico in ogni suo minimo particolare, a cominciare dal luogo di svolgimento delle vicende. Una Roma non immersa nel lusso Vaticano, ma nemmeno nello squallore e nel degrado della periferia; bensì, una Roma quotidiana, completamente neutrale, spoglia di elementi come cosche mafiose o spietati sicari, ma ricca di elementi in grado di darle un’aura di esoterismo (tra tutti, il luogo di isolamento della statuetta).

Quello di Ammaniti è un elogio sia della follia sia del soprannaturale, che riesce ad abbattere il muro eretto dal razionalismo, rampante nel nuovo millennio, ma nullo e inconsistente davanti ad un evento irrazionale.

L’impatto di qualcosa non spiegabile attraverso la ragione è la trave di colmo dell’intera serie. La statua della Madonna che piange sangue interviene sul mondo come un fatto straordinario, determinante nello sconvolgimento delle vite, in particolare, dei protagonisti.

Proprio da questi ultimi si deve partire, per poter comprendere al meglio il successo della serie. Ancora una volta, come già visto per il “caso Masterchef” (in fatto di talent), l’elemento vincente è dato dalle personalità. Fabrizio Pietromarchi (Guido Caprino), presidente del consiglio italiano, perseverante stacanovista e razionalista, è incapace di riuscire a dare una scossa al referendum che sta rovinosamente perdendo.
Sandra Roversi (Alba Rohrwacher), scienziata impegnata nello studio del sangue pianto dalla Madonna, totalmente devota alle cure della madre malata, possiede una vita sociale nulla.
Padre Marcello (Tommaso Ragno) è un prete ludopatico in continua lotta con pulsioni sessuali e attacchi d’ira.

Turbati, paranoici, infelici. Così ci appaiono. La spensieratezza e la spavalderia, a quanto pare, non sono di casa.
L’avvento del miracolo della Madonna calabrese e la diretta testimonianza di ciò da parte dei tre protagonisti sarà determinante per rompere quelle catene che li tengono legati al loro smarrimento e alle loro abitudini.

Riconducendoci al primo elemento elogiato da Ammaniti, il macabro e la follia trovano enorme spazio all’interno delle vicende. Ruolo di spicco lo hanno i figli di Pietromarchi, Alma e Carlo, visibilmente diversi dai loro coetanei per quanto riguarda attitudini e comportamenti. Lo spettatore intuisce facilmente che il loro lento indottrinamento da parte di Olga, la domestica ultracattolica dei Pietromarchi, andrà a plasmare due figli di Satana anziché di un premier. Contributo enorme viene conferito anche da elementi quali sogni e visioni dei personaggi, esprimendo a pieno scene crude e al contempo enigmatiche, nonché morti particolarmente truculente.

Tuttavia, il motore che alimenta contemporaneamente disgusto e compassione, dando una tinta spettrale essenziale alla serie, è Padre Marcello e la sua lotta interiore. Incalcolabili le scene dove si prostra senza forze al suolo, dove piange disperatamente chiedendo aiuto a Dio per la sua continua ed incessante battaglia contro le tentazioni del gioco e della carne.
La visione delle lacrime di sangue donerà al colletto, meravigliosamente interpretato da Tommaso Ragno, una nuova speranza, un punto di svolta della sua vita e una nuova visione del reale. Ma tempo a tempo.
Dopotutto, mancano ancora 4 puntate.

Matteo Lo Presti
Calciofilo e meme lord, il tutto innaffiato da Poretti 9 luppoli. Amo i tatuaggi, la filosofia morale, la Liguria e scrivere. Sogno l'autarchia e l'atarassia.