Sindrome da disconnessione: esiste?

Mattia Alfano

Checky è una delle app disponibili per cellulare e smartphone che tiene il conto di tutte le volte in cui guardiamo il nostro dispositivo mobile, e ci dimostra la nostra dipendenza dal cellulare. Accedere ai contenuti, ai social e alle app è ormai divenuto un automatismo, e lo si fa, spesso, anche senza rendersene conto.

Secondo una ricerca della Global Mobile Consumer Survey condotta nel 2015 tenendo conto di oltre 2000 interviste, una persona interagisce in media con il proprio dispositivo circa cinquanta volte in un giorno. I giovani, in particolare tra i 18 e i 24 anni, arrivano a visualizzare la schermata del cellulare fino a 150 /200 volte al giorno, e più precisamente una volta ogni 5/10 minuti.

Il cellulare è diventato a tutti gli effetti un’estensione del nostro corpo e la dipendenza da cellulare è stata effettivamente definita. La paura di rimanere sconnessi dal mondo viene chiamata “nomofobia”.

Quando si perde il proprio dispositivo, o  per qualche ragione esso smette di funzionare, si tende a reagire in modo eccessivo. Tale reazione è provocata, con molta probabilità, dal fatto di sentirsi esclusi, almeno momentaneamente, dal “mondo social” e dall’ansia di essersi persi qualcosa (video, foto, news) che si potrebbe non ritrovare immediatamente.

In un mondo che ci vorrebbe costantemente always on, ritrovarsi completamente sconnessi non può che provocare forti reazioni.

Alcuni ricercatori italiani hanno descritto alcuni campanelli d’allarme per potersi riconoscere all’interno di questo fenomeno: usare regolarmente il telefono cellulare e trascorrere diverso tempo su di esso; avere uno o più dispositivi; portarsi sempre dietro un carica batterie per evitare che il dispositivo si scarichi; sentirsi ansioso all’idea di perdere il proprio cellulare; mantenere sempre il credito; guardare costantemente lo schermo per vedere se sono stati ricevuti messaggi o chiamate; mantenere il telefono acceso 24 ore al giorno dormire con cellulare o tablet affianco; controllare costantemente la batteria; utilizzare il dispositivo in posti poco pertinenti.

Ezio Benelli, presidente del congresso mondiale di psichiatria dinamica, afferma: «L’abuso dei social network può portare all’isolamento come conseguenza della nomofobia. L’utilizzo smodato e improprio del cellulare, come di internet, può provocare non solo enormi divari fra le persone ma anche portarle a chiuderle in se stesse, sviluppare insicurezze relazionali o alimentare la paura del rifiuto a sentirsi inadeguate e bisognose di un supporto, anche se esterno e fine a se stesso».

La dipendenza da cellulare è stata analizzata da molteplici gruppi di ricerca, quasi tutti concordano nell’affermare che il cellulare viene sempre più spesso utilizzato fino a tarda notte e controllato immediatamente al risveglio. Questa sindrome da disconnessione viene sempre di più considerata dagli psicologi come una dipendenza, al pari della tossicodipendenza.