Storia di un (falso) mito: il triangolo delle bermuda

L’ignoto, spesso e volentieri, è stato interpretato dall’uomo come manifestazione del disumano o del mostruoso: dai fulmini scagliati da Zeus perché arrabbiato con gli uomini ai mostri marini, che potevano affondare senza problemi le imbarcazioni che oltrepassassero le Colonne d’Ercole. La scienza, che si è sviluppata assieme alla civiltà, ha elaborato risposte a molti enigmi. Tuttavia verso la fine del XX, e soprattutto negli ultimi decenni, si è assistito a un revival di fascinazione per i misteri: ecco i primi avvistamenti di UFO ed ecco, con la nascita di internet, la diffusione di teorie del complotto e molte altre leggende metropolitane, nonostante la scienza le smentisse a più riprese.

Uno dei misteri più famosi è quello aleggia attorno al famigerato triangolo delle Bermuda, ossia quel triangolo immaginario che unisce le rotte che vanno dal porto della Florida a quello di Porto Rico all’arcipelago delle Bermuda, per una superficie di oltre un milione di kilometri quadrati di mare. Qui si sarebbero dispersi numerosissime imbarcazioni e velivoli, spesso in circostanze piuttosto misteriose, al punto che per qualche tempo persino gli scienziati non sono stati in grado di fornire una spiegazione soddisfacente.

Per spiegare i fatti per prima cosa occorre considerare l’altissima densità del traffico marino e aereo in quella zona della terra: tra imbarcazioni civili ed esercizi militari quelle rotte sono tra le più utilizzate della terra: osservando i dati però si può notare però che, statisticamente, forse non si tratta tanto di un triangolo maledetto. Nel 2013, infatti, la WWF ha stilato una lista dei posti più pericolosi per la navigazione e quella tratta risulta esclusa dai primi dieci (vince, con netto distacco, l’arcipelago della Malesia); anche per questo, le compagnie d’assicurazione oggi non prevedono nessun bonus per i trasporti nel famigerato triangolo, ma li offrono per viaggi verso altri porti.

Tuttavia, il famigerato arcipelago non è una zona particolarmente facile in cui viaggiare: nel centro del triangolo si sviluppano molto frequentemente uragani, più o meno violenti, e già Cristoforo Colombo aveva riscontrato che la bussola non funzionava. Questo è dovuto al fatto che il magnetismo terrestre non è così omogeneo come ci spiegano a scuola, e infatti anche in altre zone della terra l’ago rosso non punta dritto al nord, senza contare che la corrente del Golfo è molto pericolosa per le imbarcazioni.

Insomma: si tratta di una parte della terra pericolosa ma non per ragioni così misteriose. Eppure, le storie che l’accompagnano già a partire dagli dell’immediato dopoguerra hanno contribuito a costruire nell’immaginario collettivo un luogo quasi mitologico.

C’è chi crede esista un portale spazio-temporale al di sotto del mare o che sia una rotta trafficata anche dagli UFO; altri ancora la identificano come il luogo dello sprofondamento di Atlantide, che dai fondali interferirebbe con la navigazione delle rotte.

Le sparizioni cominciarono ad essere documentate già dagli anni ’50, in particolare un articolo pubblicato da Edward Winkle Jones per Associated Press in cui collega la sparizione di cinque aerei Torpedo militari negli anni ’40 e due aerei commerciali: 135 individui scomparsi nel nulla, senza una spiegazione ufficiale. Mancavano troppi dati per determinare l’accaduto e quindi non era possibile ricostruire l’esatta dinamica degli incidenti. Pochi anni dopo fu pubblicato un libro The case for the UFO scritto da M. Jessup che teorizzava che le  persone scomparse sarebbero state rapite da extraterrestri. Il libro spopolò. Molti altri autori, sulla scia di questo libro, scrissero le loro teorie sulle sparizioni e quello più famoso è senz’altro Il triangolo maledetto di Berlitz, che coniò per primo il nome Triangolo delle Bermuda: Berlitz raccolse tutti i fatti e i misteri di quell’area di oceano e fu determinante per l’immaginario collettivo che influenzò: è a lui che si ispirarono i documentari, film e altri romanzi successivi.

Successivamente, fu Larry Kusche (profeta che grida nel deserto) a fare luce sulla vicenda decostruendo tutte le teorie fantasiose diffuse fino a quelo momento, e lo fece nel 1975. Eppure, il mito delle Bermuda venne diffuso fino agli anni 2000 e anche oltre. Nel libro di Kusche, The Bermuda Triangles. Mistery solved egli riprende i fatti raccontati e ormai entrati nel mito per spiegare invece come erano andati realmente, scoprendo che i suoi colleghi avevano solo venduto enormi bufale, talvolta inventando le navi o gli aerei scomparsi oppure abbellendo i fatti, come è successo con la nave SSWA Fog. Scomparsa nel 1971, sarebbe appunto svanita nel nulla mentre si trovava nel triangolo maledetto e sarebbe poi stata ritrovata senza equipaggio, senza segni di danni e con solo superstite, ovviamente diventato muto. Nella realtà dei fatti i corpi dei poveri marinai furono rinvenuti e la nave fu ritrovata al largo della baia da dove era partita, cioè nel Texas, spaccata a metà in seguito a un’esplosione. Insomma, a volte siamo ancora portati a credere ai fantasmi piuttosto che seguire la ragione.

Francesco Porta
Amo il cinema, lo sport e raccontare storie: non si è mai troppo vecchi per ascoltarne una.