La fotografia racconta il senso dell’acqua

Qual è il senso dell’acqua?
È questo che cercano di indagare “The Sense of Water”, un progetto fotografico dell’artista e fotografa finlandese Susanna Majuri, a cura di Claudio Composti, e “Istanti d’acqua”, del fotografo naturalista milanese Franco Figari.

Le due mostre sono visitabili presso l’Acquario Civico di Milano, dove rimarranno in esposizione rispettivamente fino al 1 luglio e fino al 17 giugno.

Si tratta di due percorsi fotografici diversissimi, accumunati da una ricerca profonda e originalissima intorno al tema dell’acqua.
Per Majuri l’acqua è l’elemento nel quale sono immerse figure femminili, che con l’acqua sembrano instaurare un rapporto ambiguo.
Come riescono a rimare sott’acqua per tutto quel tempo? Si percepisce che è un tempo lunghissimo.  E ancora: come si sentono?

Ci sono donne angosciate dalla paura di affogare e donne perfettamente a proprio agio.

Per alcune l’acqua ha una funzione salvifica: sembra salvarle da un incubo mostruoso.

Per altre, è l’acqua ad essere un incubo: le trascina con forza e solleva i loro vestiti.

Per altre ancora, l’acqua è un elemento di condivisione: in un ruscello di montagna due donne si abbracciano.

In tutte le immagini è presente una tensione di fondo. Liquidi sono i confini tra onirico e realistico. L’onirico si ispira, probabilmente, alla mitologia nordica, tanto cara alla fotografa. I miti nordici raccontano che l’acqua non esisteva all’alba dei tempi: al posto delle onde c’era solo erba. I Vani erano i signori della pioggia ma solo Egir, un vecchio jotun feroce – un gigante – era il signore del mare in tempesta. Non a caso viveva lontano, in mezzo all’oceano, con sua moglie, un’orchessa che si divertiva a far naufragare le navi attirando i marinai in fondo al mare.

Nel mondo creato da Majuri due figure femminili nuotano con un orso nel fiume di una foresta. Sono ninfe, forse? E quell’orso sa interagire con loro in qualche modo?

Una donna vestita di blu galleggia in una piscina. Cosa fa in acqua, vestita?

Realistico è il paesaggio di montagna nel quale si trova una donna immersa nell’acqua. E, di nuovo, onirico è quel suo essere sovrapposta al paesaggio montano.

Le fotografie di Figari, invece, ci ricordano che quella stessa tensione tra sogno incubo, realtà e fantasia, non è avulsa dalla natura. Prima ancora che nella mitologia, nella letteratura e nell’arte, è nella natura l’osservatore può scorgere l’intreccio tra onirico e realistico. Esso è più sottile e si articola nelle sette diverse tematiche che scandiscono il percorso del visitatore: metamorfosi; tutto scorre; cambiamento climatico; acqua cheta; cieli d’acqua; genius loci e, infine, la forma dell’acqua.

La tensione è presente nelle immagini che ritraggono i “mostri di ghiaccio”, gli alberi ricoperti di neve fotografati in Finlandia, gli “alieni” incontrati nei paesaggi del Grande Nord, in un viaggio attraverso la Scandinavia e l’Islanda, tra la “marcia dei pinguini” ricoperti di neve e i ghiacciai che si sciolgono.

 

Gli scogli nel mare islandese riconducono ad una atmosfera sognante, al largo della spiaggia nera di Reynisfjara; nulla hanno di diverso dalle colonne d’Ercole che molti hanno sognato in passato di varcare.

Onirica è anche la luce rosa dell’alba che brilla su un lago finlandese.

In una foto di Majuri il racconto fotografico dei due artisti sembra convergere:  una donna si trova in un ghiacciaio e ha il corpo immerso per metà. Chissà se pensa al senso dell’acqua.

Letizia Gianfranceschi
Studentessa di Relazioni Internazionali. Il mondo mi incuriosisce. Mi interesso di diritti. Amo la letteratura, le lingue straniere e il tè.

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