L'estate muore giovane: quando un romanzo ti scava dentro

L’estate muore giovane: quando un romanzo ti scava dentro

«Sogna Primo, fallo sempre. Ma pianta i tuoi sogni nella terra: cresceranno robusti e non voleranno via».

Non così tante volte, nella vita dei lettori, capita di guardare ad un libro non solo come accostamento di pure parole, frasi. Altrettanto pochi sono quegli scrittori che con la loro penna riescono a scavarti una voragine nello stomaco, e Mirko Sabatino con il suo romanzo L’estate muore giovane ci va molto vicino.

Il suo esordio narrativo è stato sostenuto dalla casa editrice Nottetempo, dato alle stampe a dicembre scorso, e comparso in libreria a gennaio 2018. Da qualche giorno annunciato come uno dei dieci finalisti al Premio Letterario Nazionale Opera Prima “Severino Cesari”, Mirko Sabatino, di origine pugliese, ha dato vita ad un romanzo ambientato in un paesino del Gargano nell’estate dell’anno 1963, e ha dato la parola a Primo, un ragazzino dodicenne, come tutti ignaro di ciò che il futuro a lui ha riservato. 

Il 1963, come ci ricorda il nostro narratore, è l’anno in cui i Beatles registrano il loro primo disco, l’anno in cui Martin Luther King consegna al mondo il suo sogno, John Fitzgerald Kennedy perde la vita e una frana si abbatte in Italia su Longarone e i suoi abitanti. Nulla di tutto questo, però, sembra riflettersi sulla vita di chi vive in un paese di poche anime, lontano dalla mondanità e dalla vita cittadina, in cui è il mare a sovrastare ogni cosa. 

Primo, Mimmo e Damiano. Ci sono solo loro e il loro patto, tutti per uno uno per tutti. Ci sono loro e c’è ognuno di loro. C’è l’estate, la giovinezza, l’amicizia fraterna.

Ci sono Modugno e Celentano. C’è un fratello e c’è una sorella. C’è un prete e ci sono i peccatori.

Le parole di Sabatino, attraverso la voce di Primo, stimolano tutti i sensi: l’olfatto con il profumo del ragù della domenica, l’udito con la musica degli anni ’60, il tatto con le mani ruvide al profumo di candeggina di nonna Teresa, la vista dell’azzurro del mare e il sapore della pasta con pomodoro e basilico.

Il romanzo presenta una struttura narrativa in cui tutto si incastra perfettamente, e nessun dettaglio è lasciato al caso. Anzi, saranno proprio i dettagli a dare un senso alla storia. Sempre che ci sia un senso della storia, beninteso.

Tutto servirà a giungere al finale di una narrazione che, come poche volte accade, si conclude per davvero. Non c’è nessuno spiraglio, resta il nulla. E a quel punto ci si arriva con lo stomaco aggrovigliato, quello stomaco che diventa pesante come un macigno.

Quando la lettura termina, il lettore non è sfiorato nemmeno dall’idea di analizzare la narrazione strutturalmente come si insegna a scuola, a individuare il narratore e le tematiche e i protagonisti. No, non si fa nulla di tutto ciò. Ci si ferma con il libro aperto sull’ultima pagina, la si contempla e la si lascia aperta per qualche tempo, mentre nella testa risuona quel vecchio frac di Modugno, che ci ha accompagnato per tutto il libro, proprio come fa una colonna sonora durante un film. 

Adieu, adieu, adieu, addio al mondo.

Finire la lettura significa dire addio a Primo, Damiano e Mimmo. Significa dire addio all’estate e alla giovinezza. L’estate è morta giovane.

Di solito, quando ci si approccia alla lettura di un romanzo di un nuovo scrittore, ci si avvicina con scetticismo, in punta di piedi. Si è sospettosi, ci si chiede se questo riuscirà ad essere o no all’altezza delle nostre aspettative. Quando si decide, se si decide, di acquistare il suo libro si accetta di dargli fiducia, e lo si fa per diversi motivi: perché qualcuno, magari in un articolo o in una recensione, ha scritto che è un bel libro e che dovresti leggerlo; perché un’amica o un amico ti ha ordinato di leggere proprio quel libro perché ne hai bisogno, e che devi farlo proprio in quel momento; perché ti va di leggere, si avvicina l’estate e la copertina di questo libro e il titolo hanno catturato la tua attenzione.

Quale che sia la ragione, il consiglio è: date fiducia ai nuovi scrittori che, qualche volta, forse, meritano più dei vecchi. 

Francesca Rubini
Vado in crisi quando mi si chiede di scrivere una bio, in particolare la mia, perché ho una lista infinita di cose che mi piacciono e una lista infinita di cose che odio. Basti sapere che mi piace scrivere attingendo da entrambe.