Roberto Saviano: uno scrittore sotto scorta

Valentina Testa

Tra il 2013 e il 2016, per il decimo anniversario dell’uscita del libro Gomorra: Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra (2006) di Roberto Saviano, Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, ha scritto e girato un documentario mandato in onda su Rai 3, con il titolo Un gelato per Saviano – Roberto Saviano 10 anni dopo. Lo stesso documentario, con il titolo, invece, Roberto Saviano: uno scrittore sotto scorta, è stato incluso nella lista mondiale dei titoli di Netflix il 5 giugno scorso.
Il breve film, 44:46 minuti appena – la durata media di un episodio di una serie tv qualsiasi – inizia con Pif a Roma, che mangia un gelato: è chiaro il richiamo al titolo, nella sua prima versione, ma lo spettatore di Netflix, che si trova di fronte una scena simile, ne capirà il significato e il simbolismo solo alla fine, con il monologo di chiusura.

Perno del documentario è la vita sotto scorta: Pif racconta Roberto, chiuso negli spostamenti, monitorato ogni secondo, in una sorta di oppressione che serve a garantirgli la possibilità di essere vivo.

I due si incontrano a Napoli dove, attraverso sé e la sua videocamera, Pif lo porta in giro per la città, tornando nella piccola libreria dove ci fu la presentazione di Gomorra ancora in bozza, andando a chiedere in giro per il suo vecchio quartiere se si ricordassero di lui, inquadrando il Golfo di Napoli, portandolo virtualmente a mangiare la frittura e la granita. Con il classico tono semiserio e una musichetta tendente all’allegro in sottofondo, si seguono le giornate di Saviano – spesso ritagliato nell’inquadratura volutamente sfocata, per nascondere i posti frequentati – e il suo rapporto con la scorta, con i limiti che ne derivano, strappandogli più di una volta anche una risata.

La grandezza di questo piccolo documentario, sta proprio nel mostrare lo scrittore sotto una nuova luce.

Spesso, infatti, forse per il modo sbagliato di porsi di chi è di fronte a lui, o forse proprio per le sue scelte di parole, Saviano sembra l’uomo supponente e tendente allo spocchioso, l’intellettuale d’élite che commenta il popolo dal suo punto di vista paternalistico. Invece, Pif è stato in grado di tirare fuori il suo lato nascosto, spontaneo, mostrando come cambia le parole davanti ai giornalisti – perché quello che dice loro finisce dritto alle orecchie di chi non lo ha troppo in simpatia – e mettendo in luce le sua angosce e le sue paure. Saviano non è “tu”, non è “lei”, non è “dottor Saviano”, ma è “Roberto”.
In chiusura, i filmati della presentazione di ZeroZeroZero a Napoli, che mostrano proprio l’ansia di Roberto che si tormenta le mani, i volti dei carabinieri che riempiono la libreria, ma anche, e soprattutto, la folla degli astanti che lo salutano con un boato quando esce sul palco, con i cartelli “Bentornato a casa Roberto” e “Napoli abbraccia Saviano”, e che poi gli dicono poche frasi di supporto al momento dell’autografo del libro, che cercano un contatto per fargli sentire la loro vicinanza, il loro sostegno.
Il monologo finale intreccia tutte le storie di quelle persone che, con coraggio, hanno combattuto e combattono la mafia, in ogni parte d’Italia e del mondo.

Partendo dal parallelo tra Palermo e Napoli, lo spettatore si sente chiamato in causa, perché Pif si mette al suo, al nostro, livello:

Se la mafia non si è completamente impossessata della città, se comunque abbiamo avuto un barlume di civiltà e di speranza è grazie ad un gruppo di persone che si è opposto. Lo sapete perché queste persone mi mettono in crisi? Perché non erano dei santi, erano fatti di carne ed ossa esattamente come noi.

Con poche e semplici parole, Pif mette a tacere le critiche fatte a Saviano e a Gomorra, di arricchimento, di caccia-al-successo: «Se un giornalista scrive di mafia, […] io mi chiedo se quello che scrive sia vero e dia fastidio alla mafia. Mi chiedo se leggendolo, la mia conoscenza e la mia coscienza siano migliorate».
Infine, negli ultimi secondi:

Lo vedete questo? È un cono gelato: cioccolato, crema e panna. Il popolo italiano protegge Roberto Saviano con una scorta affinché possa scrivere quello che vuole e andarsi a prendere un gelato quando vuole e come vuole. E ogni qualvolta che Roberto rinuncerà a mangiarsi un cono come questo, sarà una sconfitta per noi e una vittoria per la camorra. A meno che… non si prenda il gelato al gusto lilla. Allora lì sarebbe una sconfitta per tutti. Perché il gelato al gusto lilla è, notoriamente, una minchiata di gelato.

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