Salvini pigliatutto

Il fatto politico nuovo, piaccia o no, è l’ascesa di Matteo Salvini. Il leader leghista si muove, con allucinante destrezza, nel vuoto politico dell’Italia del 2018; un’Italia senza idee e senza speranze, segnata da odi e da rancori profondissimi. Gira per il paese da nord a sud, incontra i suoi elettori in una sfiancante campagna elettorale permanente, rilancia i suoi temi su Facebook, costruisce il consenso. Dà la sensazione, insomma, di essersi immerso anima e corpo nel nuovo ruolo di ministro degli Interni, di lavorare senza sosta per risolvere i problemi sui quali ha fatto leva per convincere gli elettori il 4 marzo. Le circostanze giocano a suo favore, e gli consegnano un compagno di governo in affanno e un’opposizione inesistente.

Salvini, dal canto suo, dimostra ogni giorno di sfruttare questa ghiotta occasione con precisa persistenza, attraversando senza sosta le piazze come una Madonna pellegrina, adorato dai suoi sostenitori e rincorso dalle polemiche.

Padrone incontrastato del governo — nonostante i Cinque Stelle abbiano preso quasi il doppio dei voti della Lega — detta il programma e la linea sui temi caldi, oscura il premier Conte e si afferma come il principale leader politico del panorama italiano, calamita di odi e amori, polemiche e sostegni. La vicenda dell’Aquarius l’ha proiettato al centro della scena internazionale, aprendo un dibattito serrato che rischia di minare le fondamenta dell’Unione europea. In ogni paese comunitario ci si divide sul tema immigrazione: in Germania la cancelliera Merkel, ad esempio, rischia un’inaspettata crisi di governo di fronte all’adesione del suo principale alleato, il ministro dell’Interno e leader della Csu Horst Seehoferil, alle iniziative salviniane. L’intera Unione è sulle montagne russe, dalla Spagna all’Ungheria alla Francia di Macron, che reagisce al nuovo corso italiano con inusitata violenza: e il giostraio di questo vigoroso rimescolamento, neanche a dirlo, è Salvini.

Il leader leghista ha monopolizzato il dibattito politico. Non c’è argomento, o critica, su cui non si pronunci. È ovunque, parla di tutto, lancia strali in ogni direzione.

Salvini, oggi, è l’Italia. Come un asso prende tutte le carte sul tavolo, così il Matteo coglie ogni occasione e sfrutta qualsiasi assist gli giunga dall’esterno, che sia un attacco, una notizia, una critica. In pochi minuti lo rilancia gettandolo in pasto ai suoi fan, che come bravi apostoli annunciano il verbo sulle bacheche di ogni social network. È la comunicazione, bellezza.

Ma Salvini, e questo è il punto politico, gioca sul crinale. Non può permettersi di sparire dalla scena. Pronto a togliere l’appoggio al governo giallo-verde non appena riterrà giunto il momento di capitalizzare il largo consenso di cui gode, ha bisogno di affermare i suoi temi, di dire ai suoi elettori che il loro segretario, anche se ministro, è sempre lo stesso. E allora parla di immigrati e porti chiusi (anche se la competenza è del ministro delle Infrastrutture), parla di rom, legittima difesa, forze di sicurezza. Alza ogni giorno il livello dello scontro, quasi mirasse all’esplosione del dibattito. Nel caos che si genera lui solo ne esce rafforzato, perché in grado di lanciare parole ferme, chiare, inappellabili. Come a dire: Salvini c’è e ha la soluzione, gli altri chiacchierano. E questo vale soprattutto sull’immigrazione: è lui e nessun altro, per usare una formula tanto inflazionata quanto vuota, ad “alzare la voce in Europa”. I sondaggi, intanto, lo premiano.

E allora, la domanda che sorge spontanea di fronte a questo quadro, limpida e nettissima e preoccupante, è la seguente: o Salvini è il migliore uomo politico che sia apparso in Italia negli ultimi quarant’anni, in grado di conoscere nel profondo le pulsioni e i sentimenti degli italiani e di sfruttarli per imporre un’agenda politica innovativa, o è “solo” un gran briccone senza scrupoli pronto a fare dello stato di diritto e dei principi costituzionali di solidarietà e di rispetto carne da macello. Il problema si pone drammaticamente nella sua chiarezza, senza vie di mezzo: la polarizzazione nel paese è assoluta, e nessuno è disposto ad ammettere che l’interlocutore possa avere ragione.
Ai posteri, come dice il poeta, l’ardua sentenza.

 

Michele Pinto
Studente di giurisprudenza. Quando non leggo, mi guardo intorno e mi faccio molte domande.

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