Le libertà in persona. Intervista a Marco Cappato

Il 5, 6 e 7 ottobre si tiene nella nostra università il quindicesimo congresso dell’Associazione Luca Coscioni dal titolo Le libertà in persona. I temi toccati spaziano dalla ricerca al genoma, dagli stupefacenti all’aborto, dall’intelligenza artificiale alla laicità, tutte unite sotto il denominatore comune della libertà come elemento indispensabile alla vita umana. Abbiamo fatto qualche domanda a Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Coscioni.

Qual è lo stato dell’arte delle libertà personali in Italia?

Le leggi sono quelle di vent’anni fa o, per quanto riguarda certi temi, ancora più vecchie, testamento biologico a parte. I sondaggi ci dicono che, nonostante il clima politico, su temi come l’eutanasia, le droghe e le libertà individuali in genere la gente è pronta e matura per accogliere una maggiore libertà. Il ceto politico è un’altra questione. Con questo nuovo governo si perpetuano le leggi che vengono dal passato, cambiarle sarà poi responsabilità del governo stesso. 

Noi non ci aspettiamo un consenso dal governo sui temi per cui lottiamo, ma da esso esigiamo la libertà di discuterne in parlamento.

Il governo si è da poco costituito in giudizio alla consulta per il caso di DjFabo.

Era a loro discrezione e hanno scelto di farlo, dando un segnale negativo. Io non chiedo al governo di legalizzare l’eutanasia, loro semmai hanno inserito nel contratto di governo che si discutano le leggi di iniziativa popolare. Ce ne sono due importantissime: la legalizzazione dell’eutanasia e la legalizzazione della cannabis. Noi chiediamo che si permetta al parlamento di discutere queste leggi davanti a un’opinione pubblica informata da un adeguato servizio di informazione. Se accadrà vinceremo queste battaglie. Ovviamente procediamo con le azioni di disobbedienza civile per richiamare alla propria responsabilità chi esercita il potere nelle istituzioni.

Un tema molto caldo è l’intelligenza artificiale.

Di cui non si parla abbastanza in termini di diritti, ma solo come grande innovazione. Qual è lo sforzo dello stato, del pubblico per garantire che l’intelligenza artificiale sia usata per potenziare i diritti? Se un robot si occupa di colloqui deve essere garantito che non sia stato programmato con algoritmi discriminatori. L’intelligenza artificiale necessita di investimenti pubblici affinché quella tecnologia sia mirata a rafforzare e ampliare la libertà e le opportunità del cittadino.

Parliamo un momento di family planning.

Si parla di aiutiamoli a casa loro, no? Ecco in Italia nasce in media un figlio per donna. Nell’Africa subsahariana la media sale a cinque. Parlare di immigrazione, di governo dei flussi migratori, senza parlare di demografia è una balla, è impossibile. Parlare di demografia ignorando i diritti delle donne è altrettanto impossibile, essendoci più di duecento milioni di gravidanze indesiderate, molte delle quali in Africa. Prima di parlare di crescita o di decrescita, occorre garantire ovunque alle donne il diritto di scegliere se, come e quando avere dei figli. Questa è l’iniziativa che andrebbe messa all’ordine del giorno nei governi di tutto il mondo se si vogliono gestire i flussi migratori e garantire una libertà di scelta non solo in una parte ristretta di mondo.

Come si pone l’Associazione Coscioni circa questi temi?

Noi cercheremo di lanciare una campagna internazionale partendo proprio da questo congresso. Abbiamo creato un’associazione internazionale che si chiama Science for democracy, con la quale saremo martedì a Ginevra alle Nazioni Unite per far valere il diritto dei cittadini di beneficiare del progresso scientifico. Pensa a cosa accadrebbe se la modificazione del genoma umano si praticasse solo a beneficio dei più abbienti… Potremmo arrivare a un’umanità di serie A e a una di serie B. Il rischio è concreto: è importante che i paesi democratici investano affinché la scienza rafforzi la democrazia e impedire che diventi asservita ai peggiori interessi.

In Italia noti una differenza di risposte a questi temi, da nord a sud?

Questi temi non sono nell’agenda politica, purtroppo dobbiamo partire da questo presupposto. Quando si riesce a parlare con le persone singolarmente emergono stupore ed entusiasmo, reazioni positive. Spesso molti hanno la sensazione che tu stia parlando di cose lontane, incomprensibili, un po’ come succede quando si parla di ambiente. Si tratta in entrambi i casi di temi che toccano da vicino la nostra vita e balzano all’attenzione dell’opinione pubblica solo in presenza di persone che li incarnino, catalizzando l’attenzione mediatica, come nel caso di Fabo. Anche per quanto riguarda le barriere architettoniche spesso serve il disabile che faccia casino.

Sono necessarie non violenza e disobbedienza civile per costringere il potere ad occuparsi di queste cose.

Da Milano c’è una risposta?

Il poco che può essere fatto a livello cittadino (con i registri e il testamento biologico) si fa già. Le città devono però stimolare un intervento legislativo a livello nazionale . A Milano sono registrati circa duemilacinquecento testamenti biologici: se in tutta Italia ci fossero campagne di informazione e sensibilizzazione, ci sarebbero centinaia di migliaia di persone pronte a farlo. I governi centrali sono purtroppo molto disattenti in proposito.

Susanna Causarano
Osservo ma non sono sempre certa di quello che vedo e tento invano di ammazzare il tempo. Ma quello resta dov'è.