Le molteplici sinistre europee, da Corbyn a Macron

Le elezioni europee di maggio non saranno solamente il primo importante banco di prova a livello continentale per il fronte sovranista che Salvini, Le Pen e Orban stanno costruendo. Saranno anche un passaggio fondamentale per il futuro della sinistra europea. Come spesso accade, infatti, il campo dei progressisti appare diviso e lacerato.

Da una parte, i liberali dellAlde (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per lEuropa) si sono alleati con En Marche, il movimento dispirazione liberaldemocratica del presidente francese Emmanuel Macron. Il loro leader Guy Verhofstadt ha dichiarato: Dopo l’incontro Orban-Salvini, la lotta nel 2019 sarà tra i populisti nazionalisti da una parte e un’alternativa pro-europea dallaltra. Macron è impegnato da mesi nel tentativo di riunificare in un ununica lista le forze europeiste, ma al momento hanno aderito al suo progetto, oltre ai liberali, solo piccoli movimenti come Più Europa di Emma Bonino in Italia.

Lostacolo maggiore per loperazione di Macron è rappresentato dal Pse (Partito socialista europeo), la principale forza della sinistra a livello continentale, che raggruppa i più importanti partiti della galassia socialdemocratica: il Pd italiano, lSpd tedesca, il Ps francese e il Psoe spagnolo. I socialisti hanno pagato elettoralmente – perdendo voti quasi ovunque – anche lalleanza con il Ppe (Partito popolare europeo) dellausterità e il sostegno a Juncker. Al momento sembrano intenzionati a correre da soli, ma molto dipenderà dalle scelte a livello nazionale dei singoli partiti.

La frattura principale tra Macron e il Pse  e, più a sinistra ancora, con la galassia di Alexis Tsipras, primo ministro greco e leader già nel 2014 della sinistra europea  è rappresentata da Macron stesso. Le sue politiche sono apparse ben poco socialdemocratiche: scarsa attenzione ai temi ambientali (con dimissioni polemiche del ministro Hulot), politiche migratorie restrittive e chiusura di fatto del confine con lItalia a Bardonecchia, riforma del lavoro contestata dai sindacati dei lavoratori, taglio fiscale da 25 miliardi, in gran parte per le imprese.

Queste misure non hanno certo entusiasmato lala più radicale della sinistra europea, galvanizzata invece da un altro leader in continua ascesa: Jeremy Corbyn. Il capo dei laburisti inglesi ottiene larghi consensi, soprattutto tra i giovani, rispolverando i temi classici del socialismo, che sembravano inevitabilmente tramontati con la Terza Via di Tony Blair. Lo scorso settembre, in occasione del congresso del Labour che lha consacrato avversario principale del primo ministro May, ha lanciato una rivoluzione verdein economia e si è scagliato contro lavidità e la spregiudicatezza del capitalismo e contro i privilegi fiscali: un approccio opposto a quello di Macron.

In Italia si discute diffusamente delle prospettive del movimento progressista, dopo il generale insuccesso di Pd e Leu alle elezioni di marzo.

Alcuni propongono di superare il Partito democratico, altri (come lex ministro Carlo Calenda) di dar vita a un Fronte repubblicanoalternativo allalleanza populista tra Lega e Cinque Stelle, altri ancora (come il filosofo Massimo Cacciari di creare una lista Nuova Europadi ispirazione marcatamente europeista. Anche il segretario uscente del Pd Marina ha proposto una grande alleanza anti-populista, da Tsipras a Macron. Lex premier Matteo Renzi, invece, guarda con maggiore attenzione al tentativo del presidente francese e a un eventuale avvicinamento ai Verdi, in grande ascesa dopo le recenti elezioni in Baviera.

Il dibattito interno al Pd si scioglierà però definitivamente con la celebrazione del congresso e delle primarie per la scelta del nuovo segretario: solo allora si chiarirà il destino di un partito nato nel 2007 nella speranza di coniugare le tradizioni socialiste, liberal-democratiche e cattoliche del panorama politico italiano ma al momento ridotto in condizioni molto gravi.

In ogni caso, se si concretizzasse una larga alleanza – da Macron a Tsipras – si tratterebbe della prima, vera operazione politica unitaria messa in campo dalla sinistra per contrastare realmente lavanzata delle forze populiste.

Allinterno del dibattito politico non ci sarebbero tante voci discordanti luna dalle altre, ma un unico messaggio europeista chiaro e coerente. Un messaggio inedito che proporrebbe in modo netto alle prossime europee la madre di tutte le battaglie politiche sorte nel nuovo secolo: europeisti contro sovranisti.

Se è vero, come dicono i politologi, che i partiti e gli schieramenti politici nascono inevitabilmente dalle fratture (cleavages) che si realizzano allinterno delle società, ci troveremmo di fronte alla conferma dellimportanza strategica dellesistenza o meno  e in che forme  dellUnione europea. E a uno snodo decisivo per le sorti del Vecchio Continente.

Michele Pinto
Studente di giurisprudenza. Quando non leggo, mi guardo intorno e mi faccio molte domande.