Rihanna, Kaepernick e la protesta dell'inno -Vulcano Statale

Rihanna, Kaepernick e la “protesta dell’inno”

La Notte degli Oscar del mondo sportivo è il Superbowl, un grandissimo evento seguitissimo in America ma che ha grande risonanza in tutto in il mondo. Viene trasmesso dalle principali reti americane fin dalla sua prima edizione del 1967 e si caratterizza per essere un vero e proprio show. Ogni anno si alternano i grandissimi nomi della musica, e la finale di questa stagione sportiva è prevista per il tre febbraio 2019. Qualche settimana fa è stato annunciato il primo nome: saranno i Maroon 5 ad esibirsi durante lo show di metà partita – il tanto atteso halftime show.

Proprio qualche giorno fa, però, si è tornati a parlare dell’evento e non per aggiungere nuovi nomi alla lista dei performers. O meglio, un nuovo nome è venuto fuori ed è quello di Rihanna. Il magazine Us Weekly ha riportato in esclusiva, insieme al sito di  Entertainment Tonight, che la cantante fu contattata tempo fa dalla NFL (National Football League), ma che decise di rifiutare l’ingaggio. 

La prima domanda che viene da farsi è per quale ragione una, seppur affermata a livello mondiale, star della musica (per giunta con un album in uscita!) dovrebbe rifiutare quello che nessuno non chiamerebbe “privilegio” di esibirsi durante un evento di tale portata? 

Questa ragione prende la forma di un nome e un cognome: Colin Kaepernick, ex quarterback dei San Francisco 49ers. 

Ora, per chi non segue il football americano, o in generale lo sport, questo nome non risulterà familiare, ma in America la vicenda legata al suo nome ha avuto un’altissima risonanza. Era il 2016 quando in segno di protesta contro le violenze della polizia nei confronti degli afro americani, o più largamente nei confronti del razzismo ancora dilagante, Kaepernick decise di non alzarsi dalla panchina durante l’Inno Americano, anzi appoggiando un ginocchio a terra e dando vita ad un movimento di protesta anche noto come la “protesta dell’inno”.

Il presidente americano Trump non aveva mancato in quell’occasione di commentare l’avvenuto, definire la protesta un insulto all’inno nazionale, e aggiungere che sarebbe stato molto felice di vedere i proprietari delle squadre dire «portate quel figlio di puttana fuori dal campo, fuori, è licenziato». 

A settembre 2018 si è tornati a parlare di Kaepernick e della sua protesta dopo che dal suo account Twitter, in primis, è stato diffusa un’immagine tratta dalla nuova campagna pubblicitaria di Nike.

Rihanna, Kaepernick e la protesta dell'inno -Vulcano Statale

Keapernick, infatti, non ha ottenuto il rinnovo del contratto dopo la stagione del 2016, e tuttora è senza contratto: scelta tristemente appropriata quella di Nike.

Bene, secondo i rumors di questi ultimi giorni sembra proprio essere Colin Kaepernick e la sua protesta e la sua volontà di battersi per il tema ancora purtroppo sempre caldo del razzismo (in America e non) la ragione per cui Rihanna abbia rifiutato di prendere parte all’evento sportivo americano per eccellenza.

E in tal caso chapeau, la storia del razzismo ci insegna che nessun gesto è mai scontato!  

Francesca Rubini
Vado in crisi quando mi si chiede di scrivere una bio, in particolare la mia, perché ho una lista infinita di cose che mi piacciono e una lista infinita di cose che odio. Basti sapere che mi piace scrivere attingendo da entrambe.