Teatro al buio: la forza dell’immaginazione

L’Istituto dei Ciechi di Milano propone Teatro al buio, una forma di teatro pensata appositamente per i non vedenti, ma spesso frequentata anche da persone curiose. Quest’anno la stagione ha inaugurato con MatrioskaCircus di e con Alessandro Girami.

Quando si pensa al teatro si pensa agli attori, ai movimenti in scena, alle loro espressioni, ai costumi, alle scenografie, alle luci. Cosa resta se togliamo tutti questi elementi? Voce e musica. Un teatro non da vedere, ma da esperire con i sensi che solitamente sono assopiti.

Teatro al buio ha due meriti: restituire la magia del teatro a chi per cause di forza maggiore non può goderne appieno e dare la possibilità agli altri di fare un’esperienza fortemente significativa, capace di ridimensionare la qualità del teatro e dei cinque sensi.

MatrioskaCircus è liberamente ispirata dal romanzo Prendiluna di Stefano Benni: ad un clown viene affidato il compito di restituire i Settenasi a sette Giusti in sette giorni, pena la fine dell’umanità, ma… come stabilire se una persona è giusta o meno? Prendiluna decide di chiedere alle persone che ritiene meritevoli di ricevere il naso la seguente domanda: qual è la cosa peggiore che hai fatto? Dalle risposte emergono le debolezze, i rimpianti e l’umanità dei personaggi, che conquistano il naso.

Alla fine dello spettacolo resta solo un naso da assegnare, ma a chi? A questo punto Prendiluna non ha più idee e l’umanità rischia l’estinzione. Ed è allora che si rivolge al pubblico: c’è un giusto tra di voi? Qual è la cosa peggiore che avete fatto? Ognuno in cuor suo ci pensa. Qualcuno in quel buio denso sembra volerlo dire ad alta voce, protetto dall’anonimato regalato dall’oscurità. Alla fine l’umanità viene salvata. Come? A chi viene assegnato il settimo naso? Lungi dal voler spoilerare la fine, l’invito è quello di scoprirlo da sé: uscirete da quella sala con un sorriso in più.

In una società fortemente visuale e consumistica, dove vige il motto “Tutto e subito”, prendersi del tempo per immaginare autonomamente delle storie o dei personaggi è molto raro.

La grande virtù di questo spettacolo è proprio questa riabilitazione dell’immaginazione dello spettatore. Il pubblico è infatti chiamato ad essere scenografo, costumista, truccatore e tecnico luci tutto insieme. Alessandro Girami presta “solo” la sua voce per portare avanti la storia di Prendiluna.

L’udito è il senso prediletto per i sessanta minuti dello spettacolo: si sviluppa un ascolto attento ad ogni minima inflessione e a riconoscere ogni dettaglio. In quel buio opprimenti si riscopre anche un altro senso: il senso della comunità. Soprattutto nei primi minuti, è impossibile non stare vicino al proprio vicino di sedia, non cercare un contatto fisico che ti assicuri la sua presenza. La relazione che si crea tra tutti gli spettatori è intensa e tangibile, e riporta a quello stato di rito collettivo che il teatro era in origine

Sheila Khan