Il caso di “Auschwitzland”: reato camuffato da ironia

Michela La Grotteria

«Black humor, solo questo» così Selene Ticchi ha spiegato la maglietta che ha indossato lo scorso 28 ottobre a una commemorazione della marcia su Roma, a Predappio. La maglietta in questione riportava la scritta Auschwitzland, nei caratteri tipici del logo Disney e con tanto di disegno del cancello del campo di concentramento al posto del fiabesco e luminoso castello.

L’indignazione generale che si è scatenata ha portato lo stesso Forza Nuova, partito di estrema destra di cui la donna è ex militante, a prendere le distanze dal suo gesto ed a toglierle la facoltà di parlare a nome del partito.

Ciò che preoccupa di più, guardando la breve intervista alla Ticchi, è la serenità d’animo e il sorriso fiero con cui mostra la maglietta: come se andare in giro con tale frase addosso fosse un’azione libera e innocua quanto andare a fare la spesa e non un reato, una violazione dell’articolo 4 della Legge Scelba.

«L’antifascismo» ricorda Andrea Maestri, ex deputato – «non è un’ideologia politica tra le altre o un’opzione tra le tante: è un fatto costituzionale e repubblicano.»

Le conseguenze di tale avvenimento non sono però solo parole di disgusto e un po’ di sdegno su Twitter: alla donna è stata mossa una denuncia dal Museo dell’Olocausto di Auschwitz, che sarà presto seguita da un’altra in Italia e, probabilmente, anche dalla Disney che ha sottolineato come la Ticchi abbia recato danno all’azienda doppiamente, non solo per l’oltraggio della scritta ma anche per la violazione al copyright della sigla.

Sempre in quella breve intervista la Ticchi passa poi a dichiarare che sarebbe legittimo e necessario commemorare Mussolini e sentirne la mancanza, dal momento che niente di buono è stato più fatto dopo il suo grande impegno per l’Italia.  Questo non fa che evidenziare come esista tuttora, per riprendere le parole di Michele Serra, «un’Italia metà lagnosa, metà insolente, e convinta che 70 anni di democrazia e la fatica di due generazioni siano niente». Un’Italia, insomma, ignorante e male informata ma ben pronta ad alzare la voce contro un nemico del popolo non meglio definito e a lasciarsi ammaliare dal demagogo di turno.

Negli ultimi giorni è stato annunciato che sarà depositato alla Camera dal deputato Leu Luca Pastorino un pacchetto legislativo contenente tre proposte di legge per arginare la diffusione dell’estremismo razzista. Le tre leggi prevederebbero rispettivamente: il disegno dell’iter di scioglimento di organizzazioni dichiaratamente fasciste, la sanzione in caso di diffusione di immagini, simboli o espressioni che ricordino il fascismo e, forse la più utile nella nostra società digitale, l’istituzione di un Osservatorio nazionale sul web per monitorare fenomeni di propaganda nazi-fascista connessi all’uso di Internet.

Tuttavia ciò potrebbe non bastare. Non se continueranno a essere in programma cortei di commemorazione di Mussolini, delle sue azioni e del male che è stato fatto e dimenticato da molti. Non se ci saranno ancora persone come Selene Ticchi pronte a sfoggiare una maglia che è un insulto, anzi un crimine nei confronti non solo delle vittime di Auschwitz ma dell’umanità intera, e a presentarla e giustificarla come ironia.