L’album della settimana — Duets Forever di Cristina D’Avena

Nicola Lombardo 

Memorabilia a colpo sicuro quella del nuovo album di Cristina D’avena, uscita ieri con Duets Forever, la seconda compilation di brani che hanno fatto la storia delle sigle di Cristina, riarrangiati con collaborazioni speciali, che segue a Duets. Tutti cantano Cristina, dello scorso anno.

La Canzone dei Puffi, arrangiata perfettamente per aprire l’album, ha quei suoni che sanno di benvenuto, Patty Pravo è tanto inaspettata quanto piacevole, ma mai quanto Fabio De Luigi nei panni di Gargamella, ospite d’eccezione di questo album.

Segue I ragazzi della Senna (Tulipano Nero), che apre con una parte orchestrale, stupisce per le parti cantate di Fabrizio Moro, decisamente sentite.

Il terzo brano è Georgie, con Dolcenera, principessa del pop e ultimamente immersa nel mondo delle cover di brani trap. Siamo ancora in una fase di riscaldamento, che sembra terminare verso il quarto brano.

Si tratta di Memole dolce Memole in collaborazione con Elisa, reduce da un nuovo album che vede tra i suoi autori Calcutta (grande assente di questo album). Il modo in cui Elisa canta questo brano la rende quasi irriconoscibile.

Pollyanna qui ricorda vagamente le sonorità di Samarcanda, e si allontana largamente dalle originale. Malika Ayane è stata una scelta saggia per questo featuring.

Elodie, invece, è la compagna di viaggio di Cristina nel ricantare la sesta traccia, Vola mio mini pony, che si avvale di piacevoli sonorità 80’s.

Le stesse sonorità continuano, poi, in Ti voglio bene Denver aperta dalla voce di Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale. Si rivela uno dei pezzi migliori dell’album.

L’aria si fa solenne con D’Artagnan e i moschettieri del Re in collaborazione con Il Volo, che si rivela un duetto movimentato, ma mai quanto il successivo. Alvin rock’n’roll, cantata con i The Kolors, che se la cavano molto bene anche nella loro lingua madre.

Federica Carta canta piacevolmente Papà Gambalunga nella decima traccia. Qui capiamo che c’è una generale compattezza nei suoni, che spesso ritornano tra un album e l’altro. Alessandra Amoroso ha preso l’undicesima traccia, Il mistero della pietra azzurra,  e l’ha fatta sua più di quanto abbiano fatto gli artisti precedentemente nominati con i brani a loro assegnati. Potrebbe essere senza problemi una bonus track del suo album, intitolato 10. È curioso il modo in cui il Robin Hood, in collaborazione con Max Pezzali potrebbe direttamente venire da un album di Pezzali stesso, rimane facilmente in testa. Le Vibrazioni sono definitivamente tornate e lo ricordano con Batman, che si rifà a suoni 80’s degni di She Bop di Cyndi Lauper.

Carmen Consoli, come Alessandra Amoroso, ha fatto totalmente suo il brano che le è stato assegnato, Sailor Moon e il cristallo del cuore, che di per sé ha sempre ricordato La Isla Bonita di Madonna.

L’album, dalla quarta traccia in poi, è un continuo crescendo, e lo dimostra Rossana, cantata con Nek, con suoni decisamente più ‘80s.

Siamo in chiusura con la perla di questo album, Doraemon, in collaborazione con Shade, anche lui reduce di un album, Truman. Doraemon è l’ennesima prova delle doti di Shade e potrebbe diventare un singolo.
Insomma, l’album contiene sedici tracce di pura memorabilia in salsa 2.0. Manca solo una compilation di collaborazioni con artisti indie.

 

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