L’album della settimana – Honey di Robyn

Nicola Lombardo

Sono passati otto anni da Body Talk, l’ultimo lavoro di Robyn. Otto anni in cui le collaborazioni e i remix non sono mancati; in cui la fanbase di Robyn, cantante svedese consacrata al pop nel 1995, si è consolidata incredibilmente, al punto di permetterle di ottenere buone posizioni nelle Top 10 di iTunes di realtà come quella statunitense, inglese, australiana.

Il nuovo album, Honey, esce il 26 ottobre, anticipato dall’omonimo singolo e da Missing U, brano che apre l’album di nove tracce. Questo brano è stato presentato durante un’intervista a BBC Radio 1 in agosto, è volutamente mirato a rompere il silenzio, riprendendo i suoni di Body Talk e parlando di spazi vuoti, di mancanze.

C’è una malinconia di fondo che solo Robyn sa trasmettere, grazie alla sua abilità non indifferente di unire malinconia, sintetizzatori e brani uptempo.

La seconda traccia è in collaborazione con Zhala, cantante svedese che si occupa principalmente di pop sperimentale. Se il brano precedente lasciava sperare in un secondo Body Talk, questo brano ci dice che siamo fuori strada, eppure lascia intravedere una certa ballabilità, la malinconia rimane, mancano i sintetizzatori “alla Robyn”. La terza traccia ha delle vibes che ricordano gli ultimi Arcade Fire ma anche un ultimo Bruno Mars: qui la barca di Honey è già salpata, perché Robyn dimostra definitivamente di sapersi reiventare rimanendo fedele a sé stessa. Baby Forgive Me è un brano da ascensore, da boutique di lusso in Via Montenapoleone. Il testo parla di perdono, ci si aspetterebbero toni drammatici che non ci sono, è tutto immerso in un’atmosfera chill. Segue Send to Robin Immediately, che rimarca quanto sia chiara una concettualità di suono all’interno dell’album, decisamente da non ascoltare in ordine casuale. Il testo è un’esortazione a parlare, a esprimere ciò che si ha da dire. Arriviamo dunque alla title track, Honey, il secondo singolo promozionale, che sembra prendere ulteriore senso all’interno della cornice dell’album. È uno dei brani che si lascia maggiormente cantare.

La settima traccia è Between the Lines, che potrebbe tranquillamente essere un outtake di Hard Candy di Madonna, per la selezione di suoni.

In effetti, se questo stesso brano fosse parte di Body Talk avrebbe certamente altri suoni, ma sarebbe una perla di inestimabile valore pop. Occasione mancata. Il penultimo brano dell’album è Beach 2k20, in una chiara direzione house anni ’90 che viene sfiorata, poi deviata in una via di mezzo che trasforma il brano in piacevole sottofondo da aperitivo della prima ora. A chiudere l’album è Ever Again, che svia dalle intenzioni delle tracce precedenti. Non si può definire una chiusura con il botto, ma i bassi di questo brano, seppure non siano synth, sono davvero notevoli. Ever Again è il tipico brano che dal vivo rende decisamente di più, la chiusura di concerto che ti fa andare a casa rilassato e appagato. Honey è un album che non delude le aspettative di cui si fa portavoce ma le dribbla, per poi andare dritta al punto. Per questo, quello di Robyn è un ritorno necessario.

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