Per Italia e Germania è ora di smetterla con l’opinionismo basato su stereotipi e pregiudizi

Ciclicamente, gli attriti politici tra Italia e Germania scatenano un genere di opinionismo becero basato solo su pregiudizi, nazionalismo mascherato e rivalità superficiali. Che si voglia procedere con l’Unione Europea o meno, è ora di smetterla.

Nell’estate del 2012 in Italia il governo era saldamente in mano a Mario Monti e il governo Letta, che si sarebbe insediato solo il 28 aprile 2013, era ancora di là da venire.
Quell’estate, superato lo stupore per come era caduto il governo Berlusconi e ormai ridimensionata la paura per la pressione dei mercati finanziari, l’opinione pubblica iniziava ad elaborare i nuovi rapporti di forza dello scacchiere europeo.

Il 6 agosto 2012, intervistato da Umberto Rosso per Repubblica, Monti si dichiarava preoccupato per “il crescente risentimento del Parlamento italiano contro l’Europa, contro l’euro e contro i tedeschi.”
Non meno preoccupata era, però, la cancelliera Angela Merkel che sul fronte interno doveva tentare di tenere a bada una decisa violenza verbale da parte dei suoi connazionali verso l’Italia.

Ad esempio Otmar Issing, ex capo della Bundesbank, aveva dichiarato ai tempi che “con questa politica della BCE la stabilità dei prezzi è in pericolo, così mette in gioco la sua credibilità.” Issing polemizzava contro il celebre “whatever it takes” pronunciato dal presidente della BCE Mario Draghi che preannunciava il percorso che avrebbe portato al quantitative easing nel 2015.

Markus Soeder, attuale primo ministro della Baviera, era ancora più netto:

Cacciamo la Grecia dall’Euro entro l’anno, così daremo una lezione alla Spagna e all’Italia, le spendaccione.

Alexander Dobrindt, che ai tempi era il segretario generale della CDU (l’Unione Cristiano-Democratica di Germania, il partito di Angela Merkel) accusava Monti (Monti! ndr) di avere “una voglia rapace” dei soldi tedeschi.

Il clima era talmente teso che la vittoria in semifinale dell’Italia contro la Germania agli Europei del 2012 era stata vissuta come una rivalsa in campo sportivo per torti subiti sul piano politico.

L’allora presidente del Coni, Gianni Petrucci, disse che lo spread — quella volta — lo avevano dettato gli italiani; e il giocatore Claudio Marchisio dedicò la vittoria ai concittadini afflitti dalla crisi.
Ai tempi si auspicava una svolta in cui Hollande e Monti, o il suo successore, sarebbero stati in grado, congiuntamente, di fare pressioni su Merkel spingendola ad addolcire le misure di austerity che la Germania prospettava come unica soluzione alla crisi europea.
Il governo Monti è poi giunto al capolinea e col tempo la veemenza di opinionisti e pubblico si è diretta su altri temi, sia in Germania sia in Italia. Il rapporto è così rientrato nei binari di una ironica rivalità.

Gli stereotipi, però, si sono ripresi il centro del dibattito politico a marzo di quest’anno. I toni idioti e i pregiudizi sono tornati a contrapporre “mafiosi” e “nazisti.”

Il primo marzo, Jan Fleischhauer scriveva un editoriale su Der Spiegel intitolato Con i clown arrivano anche i debiti. L’articolo si apriva con una critica alla maturità degli italiani che avrebbero eletto due clown (Berlusconi e Grillo ndr) perché chi viene eletto è indice di maturità di un popolo” e “gli adulti eleggono adulti, i bambini eleggono marionette.” Continuava con la disamina dell’operato Draghi, descritto come l’uomo di Roma” che ha salvato gli spreconi per poi confrontare Draghi, “per cui il segno più e il segno meno sono intercambiabili”, con Jens Weidmann, presidente della Deutschebank e papabile prossimo presidente della BCE, per il quale — invece — “il meno è sempre stato un meno.” L’articolo si chiudeva con una riflessione sul popolo tedesco: “i tedeschi sono un popolo paziente, bisogna dirlo. […] Sopportano persino di essere bollati come nazisti da persone motivate solo dal desiderio di disporre dei soldi tedeschi.”
Insomma, un articolo venato di nazionalismo, senza nessun’analisi critica delle ragioni che hanno portato Berlusconi e Grillo ad essere i capi politici di due dei più grandi partiti italiani e concluso con la trita immagine degli “italiani spreconi.”
Questo articolo, che in Italia è passato in sordina, preannunciava solamente quello che sarebbe accaduto mesi più tardi. Der Spiegel, infatti, il due giugno di quest’anno, ha dedicato la copertina alla situazione politica italiana titolando Ciao Amore! L’Italia si autodistrugge – e trascina l’Europa con sé. Anche il settimanale della Frankfurter Allgemeine, Woche, e il Handelsblatt sono usciti con copertine molto aggressive. Nella prima si vede un Ape, contrassegnata dai simboli di Lega e Movimento Cinque Stelle, che si lancia a tutta velocità verso un burrone. L’autista dell’Ape, ormai libratosi in aria, rivolge al lettore un liberatorio gesto dell’ombrello. Nella seconda si vede un’Italia che affonda e si titola laconicamente “Ciao, bella!”

Su queste copertine si è prontamente lanciato Salvini, che in un tweet ha scritto: “Giornali e politici tedeschi insultano: italiani mendicanti, fannulloni, evasori fiscali, scrocconi e ingrati. E noi dovremmo scegliere un ministro dell’Economia che vada bene a loro? No, grazie!#primagliitaliani.”
Negli stessi giorni Di Maio ha polemizzato con una dichiarazione del commissario europeo al bilancio, il tedesco Günther Oettinger, che pareva avesse detto che i mercati avrebbero insegnato agli italiani a votare per la cosa giusta.” La dichiarazione era, in realtà, molto meno aspra e la citazione esatta è:

Quello che temo e che penso accadrà è che le prossime settimane finiscano per mostrare drastiche conseguenze nei mercati italiani, sui titoli e sull’economia, così vaste che dopotutto potrebbero spingere gli elettori a non votare per i populisti di destra e di sinistra.

Nel frattempo però Di Maio aveva già colto l’occasione per farsi fotografare a Napoli davanti ad una pizza che Oettinger “se la sogna”.

Queste dichiarazioni, quelle di matrice italiana come quelle di matrice tedesca, segnano un clima tossico che non fa altro che rinfocolare nazionalismi che dovrebbero appartenere al passato, sia che si creda nel progetto dell’Unione Europea sia che si intenda l’internazionalismo in altro modo.
Il problema, però, è ancora più profondo. Se da un lato gli articoli della stampa moderata tedesca non fanno altro che offrire il fianco ad attacchi di basso livello da parte di politici demagogici come Di Maio, Grillo e Salvini; dall’altro le dichiarazioni dei politici italiani che si indignano per la “rigidità” tedesca corroborano le tesi dei cosiddetti “falchi” tedeschi, adombrando ai loro occhi anche le richieste legittime che l’Italia deve fare all’Europa. La divisione dei migranti in quote non diventa sbagliata perché ora sono Lega e M5S a richiederla. Chiedere una riduzione dei vincoli stabiliti dall’austerity per evitare di continuare la macelleria sociale avvenuta in Italia negli ultimi anni è un’istanza giusta anche se immaginare Di Maio che chiede alla BCE di cancellare 250 miliardi di debito in un colpo ci fa sorridere.
Se in tutta l’Europa vogliamo più giustizia sociale non possiamo continuare a dibattere a suon di pizze napoletane e di ingenuità offensive come gli “scrocconi di Roma”.

Zelante burocrate zarista, più per dispetto che per convinzione.

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