Red Dead Redemption 2 e le polemiche sulla suffragetta virtuale

Red Dead Redemption 2 è sicuramente il titolo videoludico dell’anno. Tuttavia, accanto alle lodi tessute per il suo impressionante realismo e per una pressoché assoluta flessibilità di gioco, una polemica ha infuriato negli ultimi giorni.
Nella città di Saint Denis, presente all’interno del gioco, il nostro protagonista ha un incontro con una suffragetta.
Essendo un personaggio con cui è possibile interagire, tra le azioni molteplici sono presenti, oltre al parlare con lei, quella di picchiarla oppure ucciderla.
La testimonianza di questa efferatezza è venuta a galla soprattutto grazie ad un video su youtube, ormai rimosso, intitolato “Red Dead Red Dead Redemption 2  — Beating Up Annoying Feminist”.
Lo stesso utente ha poi pubblicato altri video con cui interagisce con la “femminista rompipalle”, prima inseguendola e calpestandola ripetutamente, poi legandola sui binari della ferrovia.
Come già accennato, i video non sono affatto passati inosservati e la questione, nonostante si tratti di un videogioco, è stata impugnata da testate giornalistiche come la BBC e The Times.
In Italia è stato il blog Motherboard a pubblicare l’articolo che narra e chiarisce la questione. Si tratta di un articolo il cui titolo fa presumere una polemica serrata non tanto sulla presenza della suffragetta, quanto sulle interazioni che hanno i giocatori verso lei.

Neanche a dirlo, la formazione di due schieramenti circa la questione è stata istantanea.

Gli appartenenti al primo schieramento ritengono la polemica sterile, rivendicando il fatto che ogni NPC — personaggio non giocante inserito nel gioco — debba necessariamente avere le stesse proprietà di tutti gli altri (incluse le possibilità di essere aiutato, torturato, ucciso o picchiato), e che rendere immortale la suffragetta sarebbe stato ridicolo.
I secondi, invece, analizzano la questione più in profondità, introducendo una domanda sacrosanta: perché picchiare, torturare, o uccidere la suffragetta di Saint Denis?
Analizziamo la questione. La presenza di suffragette, all’interno del gioco, non è per niente inusuale e fuori luogo.
Siamo nel 1899, due decenni prima dell’approvazione del suffragio universale negli Stati Uniti, nonché un periodo nevralgico del movimento delle stesse.
La pattern di movimenti della tanto interpellata suffragetta è striminzita: la donna è intenta a sostare in piedi in una piazza di Saint Denis, accanto ad un cartello, gridando frequentemente ad alta voce il suo diritto a votare e sottolineando quanto sia ingiusto che non possa farlo.

Da qui la fatidica domanda: se la sua presenza non comporta eccessivi fastidi per il giocatore, perché accanirsi su di lei?

In altri videogiochi open world, come la saga di Assassin’s Creed, una delle categorie di NPC più vulnerabili alla furia del giocatore è quella dei menestrelli. La tentazione di scatenare una carneficina è infatti alimentata dalla loro continua insistenza nell’inseguire il protagonista, suonando e cantando, in attesa di ricevere un compenso in denaro.
Ci si sente, quindi, giustificati a rifilare una pugnalata a questi garzoni armati di liuto, proprio perché il loro comportamento arreca fastidio. In Fallout 3, citando un altro esempio, il commettere efferatezze è un’attitudine quasi esclusivamente dettata dall’accumulo di ricchezze (necessario per la sopravvivenza a Washington DC), o dall’ottenimento di armi e strumenti altrimenti introvabili.

Sottoponendo lo stesso sguardo alla suffragetta del titolo Rockstar, notiamo incongruenze.
L’anziana signora, infatti, non si muove dalla sua posizione, non attacca il giocatore e non è rilevante ai fini della trama (la sua è una quest secondaria). Le pene inflittele non comportano vantaggi al giocatore, tanto meno l’ottenimento di qualche strumento altrimenti introvabile.

I nodi, quindi, secondo l’opinione di molti, verrebbero al pettine traendo questa conclusione: il personaggio della suffragetta viene preso di mira perché, appunto, una suffragetta, una femminista.

Come ulteriore prova a dare man forte a questa tesi,  basta guardare i commenti sotto il video incriminato che, non potendo più essere visualizzato, sono deducibili dalla testimonianza dell’articolo su Motherboard:

Alcuni utenti lo trovano esilarante, altri dicono che si tratta esattamente di quello che merita ogni femminista, mentre altri si lamentano di come le leggi sugli alimenti dopo le separazioni siano a favore delle donne e citano argomenti legati ai diritti degli uomini.

C’è comunque un “ma”.
L’autore dei video in questione ha difeso la possibilià di agire con violenza sulla suffragetta perché fastidiosa nelle sue urla. Si tratta di un elemento non eccessivamente problematico ma comprensibile, poiché gli imperterriti “let me vote”, come testimonia il video di un altro utente, sono udibili da lontano, specialmente all’interno della sartoria, dove le voci della suffragetta e del sarto, talvolta, si sovrappongono, rendendo il tutto ben poco piacevole.

A seconda di come la s’impugni, la questione sulla misoginia in Red Dead Redemption 2 può avere numerosissime sfaccettature di cui parlare, specialmente tra i giocatori del titolo, in grado di dare testimonianze maggiormente precise.
Una cosa è totalmente certa: se Rockstar ha avuto intenzione fin da subito di scatenare una polemica riguardo il proprio titolo, possiamo solo dire “missione compiuta”.

Matteo Lo Presti
Calciofilo e meme lord, il tutto innaffiato da Poretti 9 luppoli. Amo i tatuaggi, la filosofia morale, la Liguria e scrivere. Sogno l'autarchia e l'atarassia.

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