Shakespeare e la legge. Romeo Montecchi: colpevole o innocente?

Il teatro come forma di progetto educativo, di socializzazione e di riabilitazione: questo è quello che sarà messo in scena nel Teatro Beccaria Puntozero, presso l’istituto penitenziale minorile Cesare Beccaria il primo Dicembre alle 18:30. Uno spettacolo messo in scena e costruito dagli stessi ragazzi detenuti e la compagnia di attori Puntozero, che da diversi anni collabora con loro e più recentemente con gli studenti dell’Università Statale di Milano, entrati in questo progetto grazie alle docenti Cristina Cavecchi e Margaret Rose.

Gli studenti e gli attori hanno infatti lavorato fianco a fianco con i ragazzi del penitenziario partendo da Romeo e Giulietta di Shakespeare, un’opera che oltre a raccontare l’innamoramento di due giovani ragazzi, mostra anche come i protagonisti si siano trovati prigionieri di regole sociali insensate.

Un percorso non semplice come ha raccontato la professoressa Cavecchi: «La soglia d’attenzione dei ragazzi inizialmente è minima, faticano a pazientare ma progressivamente imparano a regolamentarsi. Occorre imparare delle parti a memoria, e quando uno manca di farlo tutto il gruppo ne risente. Si danno quindi degli obiettivi ai detenuti che hanno, grazie a questo laboratorio, uno strumento per crescere e anche riabilitarsi. Non solo: hanno interagito anche con persone esterne al loro ambiente abituale, tra cui ragazze che non sono internate al Beccaria. D’altra parte anche gli studenti possono fare esperienza della realtà del carcere: infatti non si parla quasi mai della sua funziona rieducativa, che spesso viene messa in secondo (o in terzo, se non ultimo) piano quando si parla di opere utili socialmente. Le leggi che impongono le sanzioni per i reati minorili poi sono ancor meno conosciute: anzitutto la reclusione viene considerata come l’ultima alternativa e quando è possibile scegliere tra altre possibilità si tende a preferire queste ultime (per esempio comunità o case famiglia o altro ancora).»

Gli attori coinvolti nel progetto mettono in scena un vero e proprio  processo in tribunale contro Romeo Montecchi, accusato per l’omicidio di Tebaldo. Un esercizio che non solo ha ribaltato le competenze in tavola (quella degli attori più preparati sulla messa in scena e quella dei detenuti circa le regole di un tribunale), ma che ha permesso ai ragazzi di riflettere su un caso non troppo dissimile alle loro vicende da un punto di vista diverso, impersonando un personaggio differente da loro stessi.

Durante il loro percorso hanno anche avuto l’occasione di collaborare con artisti internazionali quali Akala della Hip Hop Shakespeare company (patrocinata da sir Ian Mckellen) il quale ha lavorato sul rap per cui molti dei ragazzi reclusi sembrano molto portati (si pensi al cantante e attore Josciua); e Peter McCaughy, artista di fama mondiale che lavora alla Biennale di Venezia. Con quest’ultimo i ragazzi hanno potuto riflettere sul loro concetto di spazio e libertà, perché pur essendo liberi di fatto non hanno potuto vivere la loro storia di amore.

«Il teatro come forma d’arte — ha concluso la professoressa Cavecchi — ha bisogno che l’attore si spogli per vestire i panni di qualcun altro. E questo impone una grande ricerca dentro sé stessi. Il modo in cui questo spettacolo ispirato a Romeo e Giulietta di Shakespeare è stato preparato dimostra come l’arte possa essere parte importante e non accessoria non solo di un processo di riabilitazione ma anche di formazione.»

Per poter assistere allo spettacolo occorre prenotarsi tramite e-mail all’indirizzo info@puntozeroteatro.org con nome, cognome, data e luogo di nascita ed estremi della carta d’identità.

Scritto in collaborazione con Katerina Mavroeidi. Foto di copertina di Ilaria Greppi.

Francesco Porta
Amo il cinema, lo sport e raccontare storie: non si è mai troppo vecchi per ascoltarne una.