Con Tutti lo sanno Farhadi ha perso se stesso

A due anni di distanza dal premio Oscar per il miglior film straniero conseguito con Il Cliente, il pluripremiato regista iraniano Asghar Farhadi torna sui grandi schermi con il suo ultimo lavoro, Tutti lo sanno, scelto per l’apertura della 71ª edizione del Festival di Cannes.

Asghar Farhadi è uno dei cineasti migliori della sua generazione. Le sue storie raccontano sempre di un mistero celato dietro un’apparente tranquillità familiare, di un passato burrascoso pronto a riemergere tra le pieghe del quotidiano, dell’incapacità di comunicare e di mettersi in contatto con le ragioni dell’altro.

Un modo di fare cinema delicato, lieve ma profondo, in grado di filmare l’invisibile ed arrivare dritto nello stomaco. Tutti lo sanno non è niente di tutto questo, a cominciare dall’ambientazione e dagli interpreti.

L’autore del capolavoro Una Separazione cede al richiamo commerciale dello star-system, sfruttando la coppia Cruz/Bardem per una storia ambientata in una paesino rurale della Spagna, immerso tra le colline color ocra ricoperte di viti rigogliose. Uno scenario molto lontano dai limiti angusti e degli spazi domestici ritagliati tra gli appartamenti e gli uffici di Teheran, una terra di cui Farhadi è capace di trasmettere unicamente la facciata da cartolina.

Il ritorno di Laura (Penélope Cruz), che dall’Argentina torna nel suo paese d’origine in occasione delle nozze della sorella, è il motore della trama che dopo un inizio fatto di baci, abbracci ed ebbri festeggiamenti dovrebbe svoltare verso il thriller ricco di tensione con la sparizione della figlia della donna, Irene. Peccato che l’intreccio da sciogliere risulti fin da subito prevedibile e banale (una storia d’amore tra i coniugi Bardem non era esattamente l’ultima cosa che potessimo aspettarci), ammazzando sul nascere la suspance della rivelazione finale e anestetizzando la narrazione che invece dovrebbe procedere a perdifiato.

A nulla valgano i richiami ad Hitchcock o ad Haneke, per una trama dagli sviluppi molto più simili ad una soap opera latino americana che al finale di Vertigo o ai segreti custoditi dalla comunità de Il Nastro Bianco. È questo, tuttavia, un meccanismo narrativo che Farhadi conosce bene (la sparizione è al centro del bellissimo About Elly). Ma come già detto, Tutti lo sanno è solo la copia sbiadita dei suoi film precedenti, l’infausta trovata commerciale di un regista geniale all’apice del suo successo ma in crisi d’ispirazione. Tutti lo sanno, in fondo, è un film da cinema della domenica che non meritiamo di vederci.