Portafortuna: la “Felix Felicis” della vita quotidiana?

Sara Paganella

Gli appassionati di Harry Potter ricorderanno chiaramente la scena in cui, nel film Harry Potter e il Principe Mezzosangue, Harry finge di versare una boccetta di Felix Felicis, detta anche Fortuna Liquida, nel calice dell’amico Ron Weasley la mattina della sua prima partita di Quidditch; e, sempre quelli appassionati, ricorderanno la sorpresa sul viso di Hermione alla vista della boccetta ancora piena tra le mani di Harry, durante i festeggiamenti per la vittoria di Grinfodoro. “ Non ce l’hai messa”, dice Hermione spostando lo sguardo dalla piccola fialetta a forma di goccia agli occhi divertiti di Harry, “ Ron lo ha solo creduto”.
Credere. Solo e soltanto credere. Forse è questa la parola chiave quando si parla di portafortuna, oggetti per noi preziosi e in cui investiamo una sorta di mistico potere, a tal punto da credere che le nostre capacità contino meno rispetto all’oggetto inanimato che ci accompagna nei momenti in cui abbiamo più bisogno che il fato sia dalla nostra parte.
Dallo scarabeo stercorario dell’antico Egitto all’usanza norvegese di lasciare delle ghiande sul davanzale come portafortuna — tradizione che si rifà al mito di Thor, secondo il quale i vichinghi ritenevano che i frutti della pianta di quercia fossero volutamente risparmiati dai fulmini generati dal martello del dio e che potessero donare poteri alle abitazioni — alla Daruma giapponese, tradizionale bambola votiva e simbolo di perseveranza e buona fortuna, fino ad arrivare al Nazar Bonjuk turco, denominato anche “occhio di Allah” e famoso amuleto contro il malocchio e l’invidia altrui.

I portafortuna sono innumerevoli e accompagnano la vita dell’uomo dalle origini della tradizione, senza eccezione di popolo o nazione.

Razionalmente parlando,tali amuleti rappresentano la proiezione su un oggetto delle aspettative che un essere umano nutre nei confronti del verificarsi o meno di un determinato avvenimento. La parte più illogica della mente umana non può, dunque, non porsi segretamente un quesito: i portafortuna funzionano realmente?
A cercare di dare una risposta a questa domanda è stato il docente e ricercatore britannico Richard Wiseman, attraverso un esperimento del 2004 in cui veniva chiesto ad un gruppo di cento individui di portare in tasca per un mese un penny come portafortuna. Al termine dei trenta giorni il 70% dei partecipanti all’esperimento, nonostante lo scetticismo iniziale, ha dichiarato di voler continuare a portare con sé il penny, mentre il 30% era convinto che la moneta fosse in parte responsabile di un miglioramento della propria vita.
Proprio agli studi di Wiseman si sono agganciati i ricercatori dell’università di Colonia, in Germania, i quali hanno chiesto ad un gruppo di studenti di partecipare ad un studio con l’unica condizione di portare con sé i loro talismani. Prima dell’inizio dell’esperimento i portafortuna sono stati presi in custodia, per poi essere restituiti solo al 50% dei partecipanti al momento dell’inizio di un quiz a computer e di una serie di prove d’abilità. I risultati sono stati eloquenti: gli studenti che avevano con sé il proprio portafortuna sono andati meglio nel test, apparendo inoltre più sicuri di sé nell’affrontare le prove proposte e ponendosi obiettivi più ambiziosi.
Tali risultati non sono da ricollegarsi ad un qualche evento sovrannaturale, ma permettono di affermare che, forse, una sorta di potere si possa attribuire a quegli oggetti, che altro non sono se non il riassunto delle aspettative e delle insicurezze umane.

I portafortuna, insomma, aumentano la sicurezza personale.

Difatti, portare con sé un amuleto non solo stimola positivamente il cervello, aumentando l’autostima e le probabilità di successo, ma permette di affrontare eventi quotidiani con maggiore determinazione e, probabilmente, un pizzico in più di coscienza di sé.
Se da un lato è emerso che i portafortuna non hanno alcun effetto sugli eventi legati esclusivamente alla casualità (ad esempio, l’uscita di una determinata sequenza di numeri al superenalotto) una cosa rimane certa: tali oggetti permettono alle persone più insicure di vivere la quotidianità con una marcia in più, fronteggiando momenti e situazioni di difficoltà con positività e maggior fiducia in sé stessi.

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