John Stuart Mill e Harriet Taylor: una storia d'amore all'insegna della parità di genere -Vulcano Statale

John Stuart Mill e Harriet Taylor Mill: una storia d’amore

Le storie d’amore esistono  anche nel mondo della filosofia. Una delle più note è quella tra uno dei maggiori pensatori del XIX secolo, John Stuart Mill e la prima esponente del femminismo liberale, Harriet Taylor Mill.

I due si conobbero intorno agli anni Trenta dell’Ottocento. L’economista si innamorò subito di Harriet che, però, era già sposata e madre di tre figli. La donna non volle separarsi dal marito ufficialmente, ma si allontanò dalla casa in cui convivevano per andare a vivere con la figlia Helen e avere la possibilità di essere visitata dall’amante. Figlio del radicale James e figlioccio dell’utilitarista Bentham, John Stuart fu una personalità molto nota all’epoca e la sua relazione extra-matrimoniale con Harriet divenne oggetto di pesanti critiche, almeno finché, nel 1851, il primo marito della donna morì e i due, dopo vent’anni, poterono coronare il loro amore.

Harriet morì nel 1858 e Mill parlò della moglie in tutti i suoi lavori successivi, ricordandola come ispiratrice e fondamentale compagna con cui aveva avuto la possibilità di discutere e mettere a punto i suoi pensieri. Nel 1869, pubblicò La soggezione delle donne in cui sottolineava la necessità di estendere il suffragio e l’istruzione alle donne, e riuscì a portare la discussione in Parlamento.  Tuttavia, già nel 1867 la sua proposta di rendere il voto elettorale non degli uomini ma delle persone non ottenne il successo sperato. In particolare, l’interesse per la condizione femminile di Mill scaturì a partire dall’influenza che l’amante Harriet ebbe su di lui, e dall’idea che migliorare lo stile di vita delle donne avrebbe giovato l’intera società.

Harriet Taylor protestò per l’assoggettamento della donna e per le violenze domestiche a cui queste erano sottoposte. Precorritrice delle suffragette, Harriet insistette sulla mancanza di autonomia che la società non riconosceva alle donne. Non potendo lavorare e non potendo istruirsi, le ragazze attendevano per tutta la giovinezza il matrimonio, unica aspettativa che veniva loro offerta. La vita di moglie spesso era difficile e la sottomissione al marito era la condizione di continuità al paternalismo della famiglia di origine. Harriet Taylor non scriveva ai giornali le sue critiche solo per ottenere il rispetto della dignità femminile, ma chiedeva la parità di istruzione, lavoro e diritti: infatti, solo attraverso una base educativa egualitaria la donna avrebbe potuto emanciparsi e autorealizzarsi.

Taylor e Mill erano consapevoli che, per cambiare le cose, era necessario che i costumi inglesi subissero delle modifiche. Harriet non si stancò mai di ripetere che lo stato di minorità in cui la donna era mantenuta non era altro che una situazione di comodo per gli uomini e non tollerava le ragioni ‘‘biologiche’’ che venivano utilizzate come motivazioni. Secondo la scrittrice, la donna era capace di occuparsi dei figli e della casa e allo stesso tempo di istruirsi e occupare posti di lavoro elevati senza trascurare né l’uno né l’altro.

Sebbene la parità di genere in Inghilterra venne riconosciuta solo dopo la prima guerra mondiale, l’impegno di Harriet dimostra con lucidità come già il concetto di dignità delle donne doveva essere necessariamente alla base di un sistema politico liberale e democratico, se voleva essere definito tale.

Il suo pensiero venne sostenuto dal marito che, a sua volta, si impegnò attivamente nella causa fino alla sua morte, lasciandolo in eredità ai movimenti femministi americani prima, e alle suffragette inglese poi.

Alice De Matteo