Ravenna, la scritta omofoba e 
la lezione di civiltà del preside

Resti lì come pietra d’inciampo per l’intelligenza umana.

Queste le parole di Gianluca Dradi, dirigente scolastico del Liceo Scientifico ‘Alfredo Oriani’ di Ravenna. Il preside ha risposto così alla vista della scritta che è apparsa sul muro della sua scuola: “Il preside è gay”.

“Ciò di cui è necessario stupirsi non è di certo la scritta, ma piuttosto il fatto che qualche mio studente lo abbia pensato come insulto da rivolgermi, afferma il dirigente scolastico”. 
Al Corriere della Sera, che lo ha intervistato, Dradi ha spiegato ancora: “In un primo momento la mia reazione è stata semplicemente un’alzata di spalle. Poi però ha prevalso l’idea di cogliere l’occasione per un piccolo gesto educativo nei confronti del presunto autore. A me non importa chi sia stato. Mi piacerebbe che fra qualche tempo l’autore, ripassando davanti a quel muro, possa ravvedersi e vergognarsi di aver pensato che quell’epiteto fosse un’offesa. Il bullismo omofobo e non solo è una vera piaga che colpisce gli adolescenti che vivono periodi di fragilità”.

In una nota del 20 gennaio 2019, l’associazione Arcigay Ravenna ringrazia profondamente il preside per non essersi lasciato scappare questa occasione di insegnamento e invita anche gli altri dirigenti scolastici a mostrarsi vicini a questo comportamento virtuoso. All’indomani della scritta, Arcigay Ravenna definisce Dradi come uno ‘scudo umano’ che si è prestato a difendere tutti coloro che subiscono discriminazioni e atti di bullismo omofobo ed è un modo perfetto per screditare un’offesa che non dovrebbe nemmeno essere ritenuta tale.

Gianluca Dradi è stato davvero brillante nel dimostrare come l’educazione non risieda mai solo nei manuali e tra i banchi di scuola: servono gesti ed esempi di comportamento concreti per sensibilizzare al rispetto e alla solidarietà.

Non bisogna dimenticare che il termine omofobia venne coniato dallo psicologo George Weinberg, per definire l’intolleranza e l’odio nei confronti delle persone omosessuali da parte della società eterosessista. Analizzando il termine, notiamo che è di etimologia greca ed è formato da ὁμός [homos] (stesso, medesimo) e φόβος [fobos] (paura). Importante sottolineare che il termine ‘fobia’ è di solito usato in contesti medici per indicare una paura, un’incapacità che il singolo individuo deve cercare di superare per condurre un’esistenza più completa.

Citando Weinberg, nel caso dell’omofobia ci troviamo davanti ad una “fobia operante come pregiudizio”; quindi gli effetti non sono solo per chi prova omofobia ma anche e soprattutto per coloro che sono l’oggetto della paura e del pregiudizio. Da non dimenticare, quando si parla di omofobia, che nessuno nasce omofobo. Sono i messaggi, l’educazione, la famiglia, la politica, i media e le istituzioni religiose a trasmetterci certi valori. Accade spesso che molto prima di avere una reale comprensione di cosa significhi effettivamente omofobia, ereditiamo la convinzione che essere gay sia qualcosa di sbagliato e innaturale. 
Ecco perché sono fondamentali interventi come quelli del preside Dradi: anche se siamo già nel terzo millennio, purtroppo sono ancora molti quelli che percepiscono dei nei rapporti tra persone dello stesso sesso. È importante non tralasciare l’argomento e premiare chi, come lui, si fa paladino dell’equità e della parità in una società ancora troppo eterosessista.

Margherita Maroni
Amo la poesia, la matematica è solo un diletto. Leggo giornali, scrivo articoli e amo imparare. Lilli Gruber wanna be.

Commenta